Frutta secca
Sul discorso di Trump non c’è nemmeno da soffermarsi troppo. Se il presidente degli Stati Uniti è costretto ad usare un linguaggio da gangster con Groenlandia, Danimarca, Venezuela e Cuba; se il presidente degli Stati Uniti è costretto a mostrare ai cittadini una montagna di fogli riguardo i successi della sua politica, significa una cosa sola: gli Stati Uniti sono alla frutta secca.
La nazione più potente del mondo non ha bisogno di ricattare con i dazi né di bombardare dei nani per farsi obbedire. È più forte il genitore cui basta un’alzata di sopracciglia di quello costretto ad agitare la cintura. E più la agita, più invita suo figlio a iscriversi alla scuola dei parricidi.
I risultati di politica economica non vanno “fatti vedere”, non sono da “dimostrare”. La somma degli angoli interni ad un triangolo è 180 gradi. Punto, dannazione, non devi farmi un disegnino, me ne rendo conto da me! Se mi fai il disegnino sei tu ad avere qualche difficoltà!
E qualche difficoltà deve averla pure chi, vedendo in Trump la causa e non l’effetto dei problemi del mondo attuale, plaude le risposte piccate della Lagarde, stizzite di Macron e studiate di Carney.
La signora Lagarde lo sa che la sua Banca, quella che dovrebbe sostenere il debito buono e la crescita degli Stati europei, ne è in realtà il più grande ostacolo, tra chiusure mentali ed assurde pretese d’indipendenza totale della politica? Si ricorda che, per tutelare i cittadini europei dai dazi di Trump, ha proposto loro di comprare americano?
Macron, che da due anni tiene sotto sequestro la democrazia francese, difende la Groenlandia perché la vorrebbe nell’orbita europea e teme un colpo di mano di Trump in Guyana, residuo coloniale a due passi dal Venezuela. Dovrebbe però spiegare come mai, visto che gli Stati Uniti sarebbero così pericolosi, ha insistito per trascinare l’Europa nella guerra a Putin e oggi minaccia Xi di nuovi dazi. Se l’Europa è ora incapace di sottrarsi ai ricatti di Trump, è in larga parte merito suo.
Carney, il Draghi del Québec ed ex Goldman Sachs, ha paragonato il sistema trumpiano al comunismo (pensa un po’…) e suggerito, per abbatterlo, una raffica di accordi di libero scambio tra “medie potenze” tipo Canada, Sudamerica, Sudest asiatico e pure Cina. Nel frattempo ha confessato che il suo paese ha usato il diritto internazionale come un taxi.
Ma è proprio il libero scambio la base degli squilibri che hanno permesso a Trump di prosperare politicamente. Il libero scambio ha prodotto Trump, molto prima di esserne minacciato.
A Lagarde, Macron e Carney preferisco la frutta secca.