I limiti ed oltre
L’epoca dei diritti può davvero essere intesa come quella che si dà lo scopo esclusivo di rimuovere i limiti dalla strada di ogni individuo?
Dice il Corriere che in Germania il suicidio assistito è permesso a patto di fare da soli (l’iniezione letale), senza alcuna pressione e nel pieno della consapevolezza.
Fornire il consenso ad una qualsiasi azione, senza alcuna pressione, lo trovo impossibile.
Il consenso è atto plurale, chiama in causa decenni di storia; contestuale al mio vissuto; generale, perché io sono inserito in un percorso plasmato dalle scelte di tutti: ogni volta che dico “sì”/”no”, sto plasmando il mondo di tutti.
Il consenso espresso oggi è la pressione di ieri e la pressione di domani.
Tante scelte espresse ieri, hanno creato la pressione di un mondo senza limiti tra me e gli altri e tra me e gli altri.
Genitore, insegnante, allenatore e compagno oggi sono visti come facilitatori, non rappresentano più il limite della disciplina, dell’educazione e delle effettive capacità.
Il fidanzato deve far sentire bene me e, mostrasse gelosia, deve essere allontanato. Non può sentirsi essenziale per me o in diritto di chiedermi spiegazioni.
Ce lo ripete lo psicologo e, non fosse convincente, deve essere sostituito da uno più bravo (costoso).
La tecnologia peggiora tutto, si può studiare con le lezioni registrate, lo psicologico si vede online e gli amici, parenti, colleghi, capi e clienti si raggiungono su whatsapp e affini, che ti comunicano quando l’altro è in linea, da quanto non lo è più, se ha ricevuto, aperto o aperto e letto il tuo messaggio e, se non lasciano queste informazioni, ci rode discretamente.
Il matrimonio? Buono per Pil e programmi tv come “Matrimonio a prima vista”.
“A prima vista” si può scegliere di tutto in realtà, anche la casa, ma i reality nei quali si sceglie il partner come la mela più rossa del banco frutta sono infiniti: “Naked Attraction”, “Love Machine”, “Love is Blind”… morbosi sono quelli che mettono in difficoltà le coppie: “Temptation Island”, “Deepfake Love”, “Alta Infedeltà”.
La pubblicità del “Grande Fratello” ne mette in risalto l’autenticità, l’autenticità di chi sa di essere filmato h24!
L’ansia del limite, di qualcosa di irraggiungibile, tiene incollati i telespettatori ai programmi di cronaca nera, alla ricerca di una verità assoluta.
La stessa ansia ha creato meccanismi di credito che ti permettono di avere anche qualcosa di troppo costoso: cellulari, elettrodomestici, automobili ormai non sono più posseduti, ma prestati a tempo, programmati alla rottura e subito sostituibili in caso di incidente.
Possiamo utilizzare anche ciò che non possiamo permetterci e non dobbiamo nemmeno averne troppa cura, perché tutelare è un’azione autolimitante.
Niente è più autolimitante del proprio fisico.
Infatti, la disabilità è negli occhi di chi guarda, non riguarda me; la malattia è curabile, se ci credi abbastanza; la vecchiaia si può aggirare con gli integratori.
L’imperfezione fisica si può sanare, il corpo è limite da superare anche tramite una liposuzione in un sottoscala mortale, praticata da un medico che non ti pone limitazioni fisiche oggettive.
Nello sport, agli atleti viene richiesto di andare oltre il limite e li si valuta in base al superamento del limite: il limite della macchina nell’automobilismo, delle gambe umane nei 100m… devono crederci, come i malati.
Ed ora la morte, benché inevitabile, è programmabile fin nel minimo dettaglio. Basta far finta che la pressione della società di cui sopra possa venire accantonata giusto nel momento della decisione, di dire “sì”/”no”. Basta far finta che quel “sì” e “no” riguardi solo noi.
Il limite definisce e dà scopo, propone di guardare oltre un presente infinito e fa avvertire la necessità dell’altro, non necessario alla nostra vita, ma sufficiente a renderla degna, piena.
Il limite è qualcosa da ricercare costantemente, per avvicinarvisi sempre più, ma consapevoli di non poterlo raggiungere mai. Cosa c’è di più romantico di questo, di un pilota che si avvicina al limite della vettura?
Il limite è salvifico, perché se io avverto la presenza dell’altro come confine delle mie possibilità, posso pensare valga la stessa cosa per lui.
Il limite è umano.
Garantire i diritti del singolo risolvendo ogni limite tra sé e gli altri è garanzia di sopprimere i diritti del singolo.