La moneta da tre euro
Raccontava a Del Debbio, il generale Vannacci, che Mussolini arrivò alla presidenza del consiglio per la via democratica. È falso come una moneta da tre euro, non ci fu alcuna acclamazione popolare verso il partito fascista, mai, il fascismo fu la lucida scommessa di un blocco di potere. Lo stesso si può dire del nazismo. Il carisma dell’uomo solo è una balla. Fa sembrare ingenue e legittime le macchinazioni di Vittorio Emanuele III, Hindenburg, Giolitti e Von Papen, discolpa banditi politici ed offre appiglio a chi farebbe carte false pur di seppellire il parlamento.
La realtà è molto più semplice e spietata e divide gli uomini tra chi comanda e chi viene comandato. I sofismi politici sono le tecniche con le quali i padroni convincono gli altri di averli voluti tali o addirittura di essere i liberatori! I capi sono sempre in minoranza e necessitano del monopolio della forza e di aggiornare i loro metodi di dominio prima che possano venire incrinati. È la loro pena, perché tutti ne hanno una.
Quando si passò dal modello di produzione artigianale a quello industriale, non fu perché la popolazione ebbe improvvisamente il bisogno ed il denaro per acquistare automobili, frigoriferi e frullatori, né perché la catena di montaggio fosse molto più efficiente. La produzione industriale rese più controllabili masse di artigiani costrette a “uscire dal mercato” dalla fabbricazione in enormi quantità a prezzi inarrivabili: di questo si accorsero i grandi capitalisti che poi investirono nella creazione dei bisogni.
Dopo la prima guerra mondiale, i lavoratori si resero conto invece del potere dello Stato nel garantire piena occupazione, prezzi stabili e servizi accessibili. La politica, per vincere il conflitto, mise da parte la tutela dell’ordine gerarchico per il benessere comune. Qui nacque il fascismo ed assolse al suo dovere. Il ministro De Stefani impose le sue riforme: restituì i settori nazionalizzati durante la guerra alla regolazione del mercato, tagliò la spesa pubblica, aumentò le tasse sui consumi e puntò sulla competitività a scapito della tutela salariale. Il risultato furono il rientro del deficit e l’aumento delle esportazioni.
Se sembra di rivedere De Stefani nel Giorgetti di oggi, non è perché il governo Meloni sia fascista. È perché il governo Meloni, nei fatti, tutela ciò che tutelava il governo Mussolini: l’ordine. La gerarchia tra comandanti e comandati. Gli stessi principi di Vannacci, ordine e gerarchia.