Narco-Nazi
I narcos di Trump sono gli stessi neonazisti di Putin ed entrambi rappresentano il tentativo estremo, per due imperialismi, di salvare il salvabile. Almeno questa è la mia idea.
La Russia negli anni del puntinismo ha costruito un’economia basata sull’export di materie prime che avrà arricchito l’oligarchia vicina al potere, ma non la popolazione; ha perso ogni attrattiva verso l’est europeo tra il Baltico e il mar Nero, dove ora si è accampata la Nato; le zone del Caucaso ed il confine con gli “-stan” sono permeabili alla minaccia islamica e quello cinese è complesso da presidiare; la demografia è un tasto dolente già da prima del 2022.
L’unico modo per dirsi ancora “potenza” sarebbe stato provare a tenersi l’Ucraina, l’accesso al Mediterraneo e agli stretti, una sfera di influenza almeno sulla Bielorussia e Kiev e impedire alla Nato di piazzarsi anche lì. È successo, Putin ha giocato tutto nella sanguinosa partita del Donbass e chi l’ha spinto a farlo è in parte responsabile di quanto accade da quasi quattro anni.
Gli Usa negli anni del putinismo, dal 2000 ad oggi, hanno esportato il caos ovunque dimenticando il Giardino di casa, nel quale è cresciuta a dismisura l’erba cinese. Il commercio Usa-Sudamerica è aumentato di circa cinque volte, quello Cina-Sudamerica di cinquanta ed oggi sono entrambi a quota 500 miliardi. La Cina acquista materie prime che utilizza per realizzare prodotti poi venduti agli Stati Uniti: una situazione pericolosa per Trump quanto per Putin lo è l’assorbimento dell’Ucraina nella Nato.
Così, poiché né per Mosca né per Washington è possibile tornare ad avere margini di “soft power” verso Europa dell’est ed America del sud, ecco le aggressioni militari. Se entrambi la smettessero sarebbe meglio per tutti, ma chi è disposto a fare il primo passo verso il ridimensionamento? Quale impero ha pacificamente accolto il declino, nella storia?
Senza lottare, senza sconquasso interno? Nessuno.