Né Franza né Spagna
Dunque anche gli spagnoli ci capiscono poco o nulla, di politica e, quando si tratta di votare, ne combinano di cotte e di crude. I dati economici direbbero che le cose vanno a gonfie vele, la disoccupazione, il Pil, la crescita, l’energia: ognuna delle spine italiane è una piacevole rosa nel bouquet alla madrilena. Eppure, dopo aver consegnato Estremadura, Aragona e Castiglia-Leon ai popolari, gli elettori hanno sottratto ai socialisti l’Andalusia. Considerando Catalogna e Baschi, le regioni più benestanti, feudi degli indipendentisti, cosa rimane alla sinistra? Finché la sinistra perde in Inghilterra ed è strapazzata in Germania, ignorata in Italia e placcata in Francia, va bene. Ma se cede pure laddove per Elly Schlein sorge il sol dell’avvenire, forse qualcosa non va. Al di là del prezzo della corrente, della generosità dei sussidi e della severità della tassazione sui patrimoni, dev’esserci un’altra questione. La sinistra progressista è pronta a promuovere l’interesse della solidarietà in Europa? Perché la destra, da quella federale a quella post-fascista passando per la popolare e liberale, è assolutamente granitica nella difesa dell’Europa così com’è: austera, contro la redistribuzione, a protezione dei capitali a scapito d’inflazione ed occupazione, a favore di concorrenza e libertà di mercato interne.
Su questi punti la destra è coordinata a livello nazionale e continentale, ha chiari referenti locali, bacini elettorali e settori economici cui rivolgersi con messaggi precisi. La sinistra è concentrata sulle primarie.