Pasqua

Il senso di queste due giornate di festa. Direi di partire dalla necessità per l'uomo del "metafisico", di fini ultimi, valori universali che rimangano tali anche oltre le contingenze. Alternative a questa necessità mi sembrano viziate dal pericolo di appiattimento sull'individuo e dal rischio di scivolare in un relativismo che si contraddice, perché se nulla ha valore allora anche tale affermazione non ne ha e non ne ha chi la pone, cioè l'uomo. Saremmo impossibilitati alla definizione di pronunciamenti morali, scientifici e politici almeno condivisi. Appurata tale necessità, tra le alternative quella cristiana cattolica mi pare la preferibile. Ebraismo, cristianesimo, islamismo, induismo e buddismo contano quasi 6 miliardi di fedeli, il 77% della popolazione mondiale. L’ebraismo mantiene una differenza abbastanza rilevante tra umano e divino, il termine Jaweh è tecnicamente impronunciabile ed Israele significa “colui che lotta con Dio”. Il passaggio da un Dio "distante e impronunciabile" ad uno "prossimo e incarnato" trasforma il rapporto uomo/divinità. Mentre l'ebraismo si focalizza sulla conservazione di una Legge per un popolo, il cattolicesimo cerca di mediare quella "vicinanza" divina rendendola accessibile a tutti, mantenendo un ordine dottrinale. Dell'islam si possono apprezzare alcuni principi che a causa della stessa natura poco gerarchizzata dell'islam potrebbero assumere un ribaltamento (jihad che da lotta per il miglioramento spirituale si fa lotta contro l'infedele da eliminare). Senza una gerarchia simile alla cattolica che stabilisce in modo univoco come un concetto va applicato, l'interpretazione può essere sequestrata da leader carismatici o radicali. Soprattutto per il più diffuso sunnismo. Induismo e buddismo mantengono un sottofondo di distacco dalla materia diverso dalla stessa tensione verso l’”oltre” che anima il cristianesimo. Nel buddismo il distacco è lo strumento per spegnere il desiderio, la causa primaria della sofferenza. L’obiettivo è il nirvana, non l’incontro con Dio. Il monaco buddista non persegue lo scopo del cristiano. In molte correnti induiste, il mondo materiale è illusione. Il distacco serve a vedere oltre il velo delle apparenze. Nel cristianesimo il mondo è reale e buono perché creato da Dio. La santità cristiana non è una "pace dei sensi". All'interno della stessa tradizione cristiana il protestantesimo ha sicuramente rappresentato istanze legittime come la partecipazione popolare, la lotta contro la corruzione, il recupero della fede; tuttavia è bene ricordare che nel ‘400/’500 il protestantesimo fu favorito dai principi locali tedeschi in ottica di resistenza alle politiche di Carlo V: dunque era naturalmente portato alla compromissione temporale. La pretesa poi di libera interpretazione, indipendenza dalla gerarchia e salvezza per sola fede, ha portato allo sviluppo di deviazioni estremiste o troppo orientate al successo mondano. Anche la Chiesa cristiana ortodossa (russa in particolare) e anglicana scontano una sottomissione temporale che il cattolicesimo ha cercato di ostacolare storicamente parlando. Vivere la Pasqua dalla prospettiva cristiana cattolica lo ritengo un privilegio. Tengo a specificare di non voler passare per razzista religioso, qui si parla di analisi di un fenomeno. Nemmeno vorrei si pensasse la mia posizione come conquista razionale o risultato di un calcolo costi/benefici tra ateismo e fede e tra le diverse fedi. Non è così, non si tratta di un percorso privo di tensioni o del tutto compiuto, anzi. Non vedo la fede come l'ultimo gradino di un ragionamento logico, piuttosto mi sembra dote che possiedi (anche per fortuna) oppure no. Dostoevskij diceva che per i realisti non è il miracolo ad ispirare la fede, ma la fede a dare valore al miracolo. Il realista crede e, proprio perché crede, è l'unico capace di scorgere il miracolo nel quotidiano, nel fatto stesso che esista qualcosa anziché il nulla. Io purtroppo non credo di aver ricevuto in dote nel mio codice genetico la capacità di vedere l'ordine dietro al caos, diciamo che non escludo che anche il caos potrebbe avere un suo ordine. Vorrei però anche aggiungere che la prospettiva cattolica mi pare più disponibile ad integrarsi con teorie scientifiche promettenti. Due in particolare. A differenza di certe filosofie del dualismo mente/materia il cattolicesimo insiste sull'unità della persona. Le neuroscienze moderne confermano che la mente non "abita" il corpo, ma è incarnata. Senza percezione e manipolazione della realtà, il cervello non svilupperebbe le funzioni superiori. Il linguaggio, la coscienza e il libero arbitrio non sono installati, ma potenzialità che "fioriscono" solo attraverso l'interazione con l'altro. Il cattolicesimo vede nella relazione (l'amore per il prossimo) non solo un precetto morale, ma la condizione stessa della realizzazione umana. Chi è arrivato sin qui accolga le mie scuse per il tedio, gli strafalcioni teologici e i miei auguri: buona Pasqua!