Superbonus parte I

Alcune rozze considerazioni sul Superbonus 110%. L’idea del Superbonus ha funzionato economicamente, è diventata un problema gravissimo del punto di vista politico, sia interno sia esterno (nel senso del rapporto Italia-Europa). A livello contabile è stata invece una Caporetto. A livello economico, prima del Superbonus l'Italia segnava un pil decisamente negativo, mentre durante la sua esistenza il pil ha segnato alti livelli di crescita, come non se ne vedevano da tempo. Ok, non sottovalutiamo la crisi pandemica e la teoria del cosiddetto rimbalzo del gatto morto che di sicuro ha permesso al pil di crescere indipendentemente dal bonus edilizio, ma è impossibile negare il ruolo di quest'ultimo nella ripresa italiana del periodo 2021-24. Economicamente l'effetto di stimolo c'è stato. A livello politico interno il quadro non è altrettanto roseo. L'incentivo tanto elevato, per tutte le fasce di reddito e zone del paese, la possibilità di cessione illimitata del credito e la difficoltà di effettuare controlli sulle concessioni sono alcuni dei fattori che hanno portato distorsioni del mercato, effetto spiazzamento, detassazione regressiva (a favore di chi disponeva già di capitali e immobili), facilitazioni alle truffe, costruzione sregolata di edifici dove non servivano o dagli scopi inutili (un quartiere popolare in una zona terremotata è più opportuno di un hotel di lusso a Milano) e a molti altri inconvenienti non desiderabili. È stato drogato un settore fatto di piccole aziende (espulse dal mercato senza agevolazioni statali), che impiega figure professionali poco qualificate, in condizioni di sicurezza rivedibili e con paghe relativamente basse. Zone già ultra-cementificate sono state ulteriormente abusate, quando altre località spopolate o in rovina non hanno visto alcun intervento. Il tutto in un paese che sconta da sempre problemi di corruzione e mentre altri puntavano su microchip, rinnovabili e datacenter. A livello politico esterno la catastrofe assume la forma definitiva. Non c’è stata coordinazione tra il governo e le autorità comunitarie. Si è chiesta alla Commissione la fattibilità del progetto? Si è chiesto a Eurostat come sarebbero stati classificati gli ammanchi per la fiscalità italiana? Se ne è discusso abbastanza al Consiglio degli Stati membri in modo da creare un clima politico favorevole all’Italia e addirittura la cooperazione tra paesi riguardo settori comuni da incentivare? Non abbastanza, a mio parere. Soprattutto, un incentivo del 110%, valido per tutti i cittadini, della durata di 10 anni e cedibile illimitatamente assomiglia troppo ad una vera e propria moneta parallela all’euro. Ne ha le stesse caratteristiche: è d’interesse per tutti, spendibile in tutto il territorio nazionale, per un periodo esteso e senza limiti di circolazione. Possiamo chiamarlo euro o certificato di credito fiscale (cct), ma la sostanza è la stessa. Si è provato ad ammorbidire i sospetti comunitari riguardo i cct? No, perché Eurostat ha sentenziato che il Superbonus è da considerare a tutti gli effetti una moneta. Una moneta che, appena emessa, è già debito. Non dopo 10 anni. Questo è il vero disastro: 150 miliardi di debiti che si pensava di poter spalmare su 10 anni sono stati immediatamente contabilizzati, facendo saltare il deficit. Si è tentato di fare prima degli altri una mossa furba, ci si è messi sul filo tra incentivo e cct, esasperando la sfiducia europea verso l’Italia e la sua volontà di aggirare i regolamenti sull’emissione monetaria sfruttandone le zone grigie. Si è data troppa retta a potenti associazioni di categoria legate all’edilizia, senza contare l’enorme pressione mediatica e popolare cui era sottoposto quotidianamente un governo già sfibrato qual era il Conte II ad inizio 2021. Almeno, l’affaire-Superbonus ha permesso di inquadrare bene le mancanze europee (regole di rigore finanziario obsolete, banca centrale troppo indipendente, debolezze di strumenti fiscali comuni e del bilancio comunitario, eccesso di sfiducia tra Stati, eccessivo ricorso al mercato nella creazione di credito, scarsità di alternative alla feroce concorrenza per la creazione di sviluppo tecnologico e di ricchezza e benessere in generale…). Due domande interessanti. Perché l’Europa sconta tante mancanze? Perché in Europa la contabilità e preminente su economia e politica? Proverò a rispondere, senza pretese risolutive.