Un bicchiere di Merlau Ponty

Cari amici, pubblico una riflessione personale sul pensiero di Maurice Merlau-Ponty (MP) forse un po' lunga, ma vera nel senso che la sceglierei come testamento spirituale. Per ora è soltanto l'introduzione di un programma filosofico ed etico che vorrei fosse il mio. MP è esistenzialista in quanto interessato al rapporto dell’uomo singolo con il mondo, che non è semplicemente la “realtà”: la realtà è insensata, il mondo è sensato. Un quadro è nella realtà un oggetto come tanti, ma nel mondo è La Gioconda. Il mondo è il senso che le esperienze dei singoli uomini conferiscono alla realtà. L’esperienza umana è l’esistenza e l’esistenza è caratterizzata dalla percezione: l’uomo percepisce oggetti e sensazioni e gli conferisce un senso. Quel senso è il mondo. Ecco la verità secondo cui “lo spirito si fa attraverso il corpo”: il corpo, per sua configurazione, percepisce ed origina la coscienza in grado di dare senso alla percezione. Le mie esperienze intersecate con quelle altrui “creano” il mondo. Da tale impostazione emerge la prospettiva di MP riguardo il rapporto soggetto/oggetto, coscienza/corpo ed individuo/società. L’uomo è allo stesso tempo soggetto e oggetto: un uomo può essere considerato puro oggetto (sistema di muscoli, ossa, tendini…) o puro soggetto (posso scrivere una lettera d’amore). Nella realtà il corpo non è puro, è oggetto “sporcato” di soggettività, spiritualità e soggetto “sporcato” di oggettività, materialità. Questo è il modo nel quale l’uomo “si dà” a se stesso nell’esperienza e quindi nell’esistenza. Anche coscienza e corpo hanno questo rapporto inscindibile e, forzando un po’, lo stesso rapporto hanno individuo e società: l’individuo può essere considerato singolarmente o socialmente, ma nell’esperienza l’individuo è “quello” soltanto grazie alla sua interazione con il gruppo sociale. MP la chiama opposizione funzionale: considerare l’uomo come oggetto o la realtà del tutto indipendente dall’uomo è utile a fini scientifici, ma l’opposizione non è anche sostanziale. Ne consegue la differenza tra scienza e filosofia: la scienza è certa ed indifferente all’esperienza, la legge di gravitazione è valida allo stesso modo per tutti, mentre la filosofia studia proprio l’esperienza, la percezione del singolo. E, appunto perché “singola”, l’esperienza è ambigua. L’uomo crea il mondo tramite percezioni ambigue intersecate a percezioni ambigue di altri uomini, di cui c’è assoluto bisogno per ottenere un mondo più ricco, soddisfacente, bello. L’uomo dà senso alla società ed ha senso solo in relazione alla società. Nel pensiero di MP ritrovano unità soggetto/oggetto, coscienza/corpo e individuo/società. Quindi l’opposizione che sorge istintiva con le altre persone non è causata dalla natura guerriera dell’uomo, ma è l’effetto di una opposizione solamente funzionale. Ogni volta che rinunciamo ad accogliere l’altro essere umano, ad avere un rapporto con qualcuno, rinunciamo ad una parte del mondo e, quando una persona muore, perdiamo una parte di noi stessi. Qualunque persona, anche un criminale che sceglie liberamente il male, perché la libertà è per MP limitata dalla condizione materiale: se un individuo agisce in modo deplorevole lo fa per responsabilità sua, ma anche per le condizioni materiali che la società gli offre. E, se individuo e società hanno senso solo se relazionati, la responsabilità è un po’ di tutti. Agire nella realtà per creare il mondo e migliorarlo per gli altri è un imperativo morale, perché significa migliorare noi stessi. Cercare il modo di estraniarsi dalla realtà e rinunciare al corpo ed ai suoi desideri, sensazioni e sofferenze è rinunciare a noi stessi, togliere agli altri il nostro punto di vista e fare di un’opposizione funzionale una realtà sostanziale.