È stato bello sognare
La Meloni ha dimostrato quale potrebbe essere l’unica postura possibile per la destra “di governo”. Non intendo solamente la destra italiana, ma, forse, il massimo cui può e riesce ad ambire una formazione di destra dei paesi europei più avanzati per mantenere il potere. Perché chi lo ottiene, il potere, deve innanzitutto capire cosa fare per tenerselo. Chiaramente, il “cosa fare” sarà limitato dalla prospettiva: le soluzioni che io sono in grado di ipotizzare per un problema, saranno diverse da quelle ipotizzate da Mario Rossi per lo stesso problema.
Secondo me, in questo momento storico, una destra “di governo” (di governo tanto spagnolo, quanto francese, tedesco o inglese) non potrebbe né riuscirebbe ad immaginare soluzioni diverse da quelle ipotizzate dal governo Meloni in Italia. Al di là delle differenze economiche tra vari paesi, non sarebbe immaginabile per Vox quanto Le Pen qualcosa di diverso da austerità fiscale (soprattutto interna, “perché è ora di finirla di dare soldi ai fannulloni, meglio darli agli imprenditori”), rispetto della disciplina europea (“perché non siamo irresponsabili come diceva la sinistra, perché Putin è comunista, Israele è l’unica democrazia e l’Occidente è unito contro la Cina”) e libero scambio (“perché dobbiamo portare nel mondo le nostre eccellenze”).
La Meloni ha bloccato il Rdc e il 110%, firmato il Patto di stabilità, accettato la resistenza alla Russia e difeso Israele nel nome dell’unità occidentale e spinto al massimo per il Mercosur. Inoltre ha da sempre attaccato Xi e, rispondendo ieri a Trump, gli ha praticamente dato del debole verso Putin, gli ayatollah e Xi stesso. Aggiungiamoci la storia della mancata concessione delle basi italiane in appoggio alla guerra all’Iran (per inseguire Sanchez) e magari la rabbia del Tycoon risulterà meno incomprensibile.
Trump ha bisogno di andare d’accordo con la Cina, di blandire Putin per separarlo da Pechino e dai Brics, di gestire l’instabilità del Medioriente, di espellere dal Sudamerica rivali commerciali e di disimpegnarsi dalla Nato: tutto ciò è contrario alla “libertà degli ucraini”, all’”Occidente unito”, alla “diffusione delle eccellenze italiane in Sudamerica” o alla “difesa di Taiwan”. Ciò che potrebbe garantire il potere alla Meloni è contrario a Trump.
Il presidente ha a mio avviso tirato una bordata alla premier per vedere come avrebbe reagito e lei lo ha fatto schierandosi con i suoi nemici. In America, l’isolazionismo multipolare (e bellicoso) di Trump ha fatto la fine dell’approccio muscolare di Biden verso Russia, Cina ed Europa (bombardata di tariffe anche da Sleepy Joe) perché ne ricalca la premessa: la fine della globalizzazione a trazione Usa, basata su dollaro, Nato e democrazia d’asporto. Questa premessa ha stufato tanto la destra dei Rubio quanto la sinistra obamiana-clintoniana. La prima vorrebbe ridimensionare l’impero di Washington senza incendiare le relazioni con gli “amici”, la seconda vorrebbe ribadire il ruolo egemone americano con metodi di soft power.
Non è un caso il fatto che Trump sia trattato oggi come lui trattò il Biden di fine mandato: un vecchio bacucco. Non può essere un caso che Mattarella abbia sostenuto in pieno la Meloni, come dopotutto ha fatto anche la Schlein esprimendo una tiepida condanna alla politica estera del governo. Per il Pd è in discussione l’atteggiamento “remissivo verso Trump e questa amministrazione americana”. E con un’amministrazione democratica, invece?