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Merita delle scuse, almeno da parte mia.
Per un’italianità un poco svilita, se considerata esclusiva formalità estetica e riconoscibilità d’accento, perché ti chiedi se un paese di 60 milioni di allenatori nel pallone abbia davvero la necessità di scavare negli archivi del secolo scorso alla ricerca del nonno di un cugino di secondo grado acquisito nella speranza di segnare qualche gol, perché in fondo con Gasperini pure il cappone si pavoneggia, perché avrà fatto 28 gol, ma prima chi diavolo era e poi ha ceduto immediatamente al richiamo del vitalizio arabo, figurati quanto può essere attaccato al paese di cui mastica la lingua…
E invece alternative non ce ne sono, il mondiale è ipotetico domani e, mentre Lucca è l’ultima scelta del conte vesuviano, Esposito ancora troppo Pio, Scammacca chissà se tornerà, Camarda chissà cosa sarà, Piccoli, Pinamonti, Colombo e Maldini mah, Immobile moschetto bagnato e per Cutrone e Berardi ogni futuro è passato, l’oriundo è spietato, dal dischetto ritrovato, ti rincorre a perdifiato e il colpo a giro ha in canna fatato.
Soprattutto dribbla secco le teorie dei Pistocchi sugli italiani accontentati e non bada ai rimproveri cosmici dei vecchi attrezzi da talk show, i sempiterni critici di talenti ingrigiti e più che altro invidiati; se c’infila dei tiracci per dar fiato ai verbosi Vannacci, io glielo perdono perché non cerca gli albi dei Gravina e gli altri italianissimi campioni di figura barbina, pronti a incendiar la panchina pur di non cedere scranni e salamelecchi da prima pagina.