1850
Serenella, lo senti, questo giorno?
Lo senti, com’è?
È triste,
se ne va, il passato,
sono morte,
anche le ultime feste.
È incerto,
spaventa, il futuro,
non si vede,
fra le nebbie del campo aperto.
Serenella, lo senti, questo giorno?
Lo senti, com’è?
È della tecnica, il presente,
della connessione,
è il bisogno impellente.
Serenella, dove sei, oggi?
Oggi, che fai?
Mi manchi, lo sai?
Il mio calore,
lo vuoi?
Come faccio, senza Wi-Fi?
Senza rete, sono guai.
Il mio nome?
Lo ricorderai?
Il tempo si è fermato,
amore,
dove siamo, io e te?
Nel ‘950?
La radio no, non canterà.
Il citofono non suonerà.
La Smart tv non partirà.
Figurarsi l’università.
L’ebook chi lo aprirà?
A scacchi, chi mi sfiderà?
Alexa no, non obbedirà.
I messaggi WhatsApp?
Martina, a chi risponderà?
Avvenire, chi lo leggerà?
Ci sarebbe pure l’Unità…
Su rai3, le baruffe di Agorà!
È ‘850!
Ottocentocinquanta!
Al Corriere chi accederà?
La guerra come andrà?
Saremo peggio noi,
di Hamas?
Putin,
ci bombarderà?
E arriveranno gli americani?
Con le loro illusioni?
Proteggeranno
i nostri confini?
Sono, loro,
i veri buoni?
Torneranno, la pace,
le speranze,
le belle canzoni?
Serenella, lo senti, questo cuore?
Batte per te!
Tuo,
è il canto mio!
Tuo,
il mio amore!
Serenella, tra noi,
è immortale,
la connessione!