La democrazia nella sua applicazione pratica è una "perdita di tempo".
Considerare tutti gli uomini uguali significa dare alle opinioni di tutti la stessa stima. Non può bastare per decidere se adottare la proposta di legge x o y contare voti favorevoli e contrari. Servirà ascoltare perché qualcuno è favorevole o contrario, chiedersi se tutti hanno potuto esprimere un voto consapevole, scevro da limitazioni materiali e nel caso impegnarsi per porvi rimedio. Emergono necessità di garantire a tutti buone opportunità di istruzione, di garantire a tutti il tempo di maturare opinioni consapevoli. E poi, visto che tutti sono uguali, sarà moralmente obbligatorio dare modo di recuperare lo svantaggio a chi sta indietro e addirittura offrire nuove opportunità di mettersi in pari anche a chi le rifiuta di proposito.
Se principi del genere entrassero in una fabbrica fordista sarebbe un bel casino! In una fabbrica fordista l’obiettivo è massimizzare output, ridurre tempi morti, standardizzare procedure. La fabbrica funziona perché non è democratica: è gerarchica, funzionale, orientata allo scopo. La democrazia invece è un sistema pensato per governare esseri umani liberi, non ingranaggi. E gli esseri umani hanno opinioni, interessi, ignoranza, passioni, disuguaglianze, dignità.
Negli ultimi 35-40 anni si è diffusa la tendenza "riformista" secondo cui le procedure andrebbero "velocizzate" in nome dell'efficienza.
In Italia, si parte dal periodo berlusconiano: basta bicameralismo, legge elettorale maggioritaria, alternanza tra due gruppi politici, elezione del presidente della repubblica, riforma della giustizia e poi una serie di misure con lo scopo di sciogliere il cittadino dal vincolo di aiutare gli altri. Liberazione necessaria per permettere ai più bravi di generare tanta crescita da trascinare i deboli. Democrazia come limite alla libertà e libertà come condizione per il benessere. Idee riprese dalla sinistra di D'Alema, Prodi, Renzi, dai governi tecnici Dini e Monti, di unità nazionale Draghi e di falsa destra sociale Meloni.
All'estero Reagan e Clinton, Obama e Bush; Thatcher e Blair; Schauble, Merkel e Schröder: Sarkozy, Hollande e Macron; le presunte opposizioni? Marine Le Pen, Orban, Vannacci e i tedeschi di Afd amano forse il parlamento e il proporzionale o la tassazione progressiva?
Non è necessario, per tale visione, che tutti siano considerati perché il popolo nel suo complesso non potrebbe mai prendere decisioni responsabili. Sarebbe come far decidere il programma di studi agli alunni, gli obiettivi aziendali agli operai, le cure ai malati, le pene ai criminali: ci vuole una persona distaccata, una sorta di giardiniere che non si preoccupi di tagliare rami secchi pur di non far morire la pianta. In questo modo è stata applicata la metodologia aziendale anche alla politica che si sente autorizzata ad evitare la perdita di tempo della legittimazione.
Dunque veniamo al cosiddetto "affaire Epstein". Proprio i politici descritti sopra erano invischiati nel suo giro. Americani, inglesi, norvegesi, francesi e soprattutto israeliani. Altri politici allacciati ad Epstein (tramite Steve Bannon) sono stati gli "euroscettici", da Marine Le Pen a Farage, passando pure per Salvini. Da non dimenticare qualche allaccio con l'Arabia Saudita e altre petromonarchie del Golfo. I legami con la Russia ci furono, ma non erano affatto amichevoli, anzi.
Dove voglio arrivare? Questa stessa classe dirigente ha guidato le grandi scelte geopolitiche degli ultimi decenni: guerre in Libia e Siria, rottura euro-russa, reazione israeliana su Gaza e perfino tensioni interne all’alleanza occidentale. Sono state scelte responsabili? Compiute in cambio di che cosa? Quale crescita è stata garantita da questo modello “efficiente”?
Mentre l’Occidente inseguiva efficienza, deregolazione e dominio globale, altre aree del mondo come Cina, India, Sud-est asiatico hanno compiuto progressi enormi, conquistando leadership manifatturiera, tecnologica, militare e strategica sulle materie prime. L’idea di libertà come scioglimento dei vincoli democratici ha prodotto benessere duraturo o ha soltanto divorato le proprie condizioni di possibilità?
Ci credevamo Einstein, ci siamo riscoperti Epstein.
Rivedendo l’azione al Var, si fa tutto più semplice. Uomo a terra senza casco, disarmato, colpito da uomo in piedi con martello: fermo immagine, fallo “per fare male”, cartellino rosso, squalificato per sempre. Ma questa è la realtà fisica di un dannato fermo immagine, non è la vita e non può esserne ricavato un provvedimento valido per la vita di un uomo.
Io ho la distrofia muscolare duchenne, ma ciò non significa nulla della mia vita, è un’informazione troppo specifica e generale allo stesso tempo. È un’informazione utile a definire la mia realtà fisica, nient’altro. Facciamo una fotografia? Benissimo, ne sapremo qualcosa di più e sarà utile, ma non avremmo ancora stabilito nulla della mia vita. E cioè: perché ho raggiunto i trent’anni? Perché ho un determinato aspetto?
Fossi nato nel 1895, in Burundi, in una famiglia indigente e/o problematica, le cose sarebbero cambiate. Non sarei arrivato a trent’anni, in queste condizioni, perché non avrei avuto accesso a certi medici, certe cure e non sarei stato seguito, sostenuto da una certa famiglia. Tempi, luoghi, relazioni, società, economia: questa è la mia vita, questo rappresenta la mia situazione. Una foto non stabilisce la mia situazione; la mia situazione stabilisce la foto. La realtà è fisica, la vita è fenomeno.
Non voglio dire che va bene prendere a martellate la gente o che il martellatore, poverino, è innocente, è colpa della società. “Pietà quanta se ne vuole, ma non lodate le cattive azioni: date loro il nome di male”. La penso come Dostoevskij. Però, però…
Se si vuole il benessere del singolo uomo (e tutti lo vogliamo) è necessario guardare le cose dal punto di vista generale. Il bene per la singola ape dipende dal bene dell’intero alveare. Si faccia pure la condanna alla violenza del martello ed a chi l’ha messa in pratica. Condanna morale e legale, entrambe meritate. Ma si abbia rispetto per chi l’ha subita oggi. Si abbia rispetto per chi ha usato violenza nel 1848 (esempio) e ne pagò le conseguenze, migliorando la nostra vita di oggi.
Se s’intende usare una violenza disorganizzata, praticata senz’altro scopo della stessa violenza, per impedire la violenza organizzata e finalizzata, io allora mi chiamo fuori. I metalmeccanici che bloccano la tangenziale, gli agricoltori col trattore in autostrada, i carcerati in sciopero della fame e gli ambientalisti con la zuppa di pomodoro usano violenza. Si organizzano e si danno il fine della tutela del lavoro, dei diritti umani, della natura. Non fanno male a nessuno e difendono tutti da libero mercato, arbitrio, inquinamento.
Non si può utilizzare la prima violenza per impedire la seconda.
La violenza di un operaio contro la circolazione del traffico non è la violenza gratuita di un uomo contro un altro uomo.
Guardando ieri sera Rete4 ho avuto l’impressione di essere in Russia nel gennaio 2022, quando alla tv si diceva l’Ucraina fosse minaccia impellente per il Cremlino, quasi ammassate in quantità ai confini russi fossero le truppe di Kiev e non il contrario. Ieri si diceva che l’Iran sarebbe pericolosissimo per l’ordine internazionale, la democrazia occidentale e la convivenza mediorientale; che gli Usa in fin dei conti hanno il diritto di sentire il dovere di difendere noi del mondo libero dagli ayatollah. Quasi siano le sanzioni iraniane a paralizzare l’economia euroamericana e le navi da guerra di Teheran a puntare i cannoni su Washington e non il contrario.
Mentre non credo l’Ucraina avrebbe attaccato la Russia, sono certo che l’Iran non rappresenti alcuna minaccia per noi. Negli ultimi 40 anni hanno scatenato più guerre ed invaso più paesi gli Usa o l’Iran? Del Debbio ha avvisato che è molto pericoloso un governo che utilizza la polizia morale. Invece il presidente del paese dotato del più forte esercito al mondo che dichiara di non avvertire altri limiti oltre la sua morale sarebbe rassicurante? Per Del Debbio anche la teocrazia è pericolosa perché non è pragmatica e realista, quindi allergica al compromesso. Fu invece pragmatico da parte occidentale sostenere la “fine della storia”? Fu realista spingere la NATO alle porte di Mosca? Furono cercati compromessi con Afghanistan, Iraq o Libia? Sarebbe realista tentare di nuovo quanto fatto in Afghanistan, Iraq o Libia credendo che in Iran andrebbe molto meglio?
La teocrazia farà pure schifo, ma devo dire che a me piace poco anche la nostra “nullacrazia”, che ha sostituito qualsiasi criterio etico con la redditività, qualsiasi criterio di valutazione morale del comportamento con l’autoreferenzialità ed è arrivata a sostenere la giusta razionalità della guerra alla Russia affittando il corpo dei soldati ucraini e l’esercito israeliano mentre bombardava scuole ed ospedali causando la morte di almeno 70mila palestinesi. Quando il pericoloso Iran avrebbe ucciso 70mila occidentali?
Non mi sognerei di scambiarla con la teocrazia, ma nemmeno la democrazia che impone sacrifici per riarmarsi senza chiedere niente mi è tanto simpatica. Una democrazia di aspiranti influencer, animalisti e vegani favorevoli ad aborto, divorzio e fine vita facili come ordinare una pizza da asporto non mi galvanizza. Sentire al tg che in futuro anziani e disabili saranno seguiti da robot e bambini che chiedono agli stessi robot se possono sostituire gli esseri umani (perché loro dovranno fare una diretta su Twich o portare il gatto a scegliere il vestito, non avranno più tempo per il nonno) non mi lascia proprio soddisfatto delle conquiste democratiche.
Gli ayatollah subiscono da decenni le sanzioni più dure sostenute da tutto il mondo, si trovano puntate contro le armi più micidiali gestite da un megalomane sempre più legittimato da noi democratici ad usarle. Eppure resistono con una violenza interna (purtroppo) mai vista ed una spregiudicatezza esterna notevole (minacciano senza chiudere al dialogo con gli Usa, cercano l’appoggio della Turchia). Dimostrerebbe lo stesso coraggio, a parti inverse, Trump? Nel frattempo il sistema scolastico sforna quasi 300mila laureati l’anno ed il tasso di alfabetizzazione tra i quindicenni è passato dal 40% al 80% tra il ’75 ed il 2015. Nonostante l’embargo economico occidentale, i ministri degli esteri hanno saputo rendersi rilevanti esportatori di petrolio, permettendo al governo di investire in istruzione il 5% del pil. Vorrei vederli, Tajani e Meloni, a parti inverse.
L’istruzione è orientata alla guerra, alla conquista dell’atomica e non va bene, certo. Ma la nostra istruzione non è forse orientata alla guerra commerciale? Ed è tanto irrazionale cercare la bomba nel mondo di oggi? Gli Usa in crisi tentano di preservare i loro privilegi per mezzo di forza e minaccia militare. L’Ucraina è stata ricattata, il Venezuela attaccato ed ora l’Iran è soggetto alla massima pressione. Perché non la Corea del Nord? C’è più democrazia in Corea del Nord che in Iran?
Del modo di trattare la giornata della memoria a livello televisivo contemporaneo delle reti che raggiungono il grande pubblico (Rai, Mediaset, La7) c’è un aspetto che proprio non riesco a digerire. In pratica sembra che l’idea, prima fascista, poi nazista, sia piombata sul mondo che avrà pur scontato qualche magagna, ma non era così messo male.
Io vorrei invece vedere descritto il mondo di allora per come realmente era messo e cioè tanto male da far emergere le più mortali ideologie della storia. Lo vorrei vedere, quel mondo, scavato nel suo sottosuolo, nel suo stato dei rapporti di produzione e dei rapporti tra chi deteneva capitali e mezzi di produzione e chi deteneva la forza lavoro. Lo vorrei vedere scandagliato nelle sue teorie economiche dominanti.
Sono quelle teorie, a loro volta basate su specifici rapporti economici, a spiegare l’origine di fascismo e nazismo. Queste dittature sono momenti specifici nella dialettica tra chi ha provato a rivoluzionare la distribuzione del potere e chi ha reagito al tentativo. È importante capire “quale momento” per due ragioni.
Intanto serve a tenere viva la dialettica stessa, che è la vita nella sua verità profonda. La società umana è fatta di uomini e respira l’aria degli uomini vivi, l’aria che entra ed esce dai polmoni consumandoli, ma ricambiando il sangue. L’aria non deve mai smettere di muoversi, la stasi è nociva per gli uomini e la società. Se qualcuno tenta di bloccare la corrente accadrà l’irreparabile ed un modo abbastanza efficace per ottenere il risultato da parte delle classi dominanti è annacquare le tensioni della storia entro una narrazione ideale.
Narrazione secondo cui sarebbe sufficiente essere tutti di larghe vedute, amanti di libertà e pacifismo non-violento per evitare derive pericolose. In realtà anche queste sono ideologie originate da precise condizioni materiali; sono delle dinamiche prodotte da uomini vivi e dunque non devono restare immutabili. Nelle contraddizioni occorre tuffarsi, portarle allo stremo.
Il secondo motivo è che anche le vicende storiche possono aspirare ad una loro scientificità. Ossia, come nella scienza naturale, a determinate cause possono essere ricondotti altrettanti effetti. Visto che il meccanismo dialettico è ricorrente, capire il momento precedente al nazifascismo diventa cruciale.
Negli anni 1919-20 le masse capirono che lo Stato, mobilitando risorse e pianificando la produzione, era in grado di garantire occupazione, salari, benessere. Il fascismo nasce come rivoluzione preventiva, movimento che riporta le masse alla disciplina del lavoro e alla fede nella gerarchia. I primi governi fascisti applicarono una politica economica liberista, tagliando la spesa pubblica, riducendo i salari, privatizzando.
Dopo il 1918, la Germania vive l’umiliazione di Versailles, poi il crollo del 1929 distrugge ogni fiducia nella Repubblica di Weimar. Il nazismo promette lavoro, ordine e rinascita nazionale. L’economia nazista fu subordinata agli obiettivi militari e organizzata in simbiosi con i grandi gruppi industriali (Krupp, IG Farben, Siemens). Per questi lo Stato divenne il grande committente e la guerra il grande affare.
Mussolini viene chiamato al governo dal re nel 1922 dopo la Marcia su Roma, una messa in scena violenta che sfrutta la paura del bolscevismo. Hitler nel 1933 è nominato cancelliere da Hindenburg: anche qui, le istituzioni stesse consegnano il potere a chi vuole distruggerle. In entrambi i casi, le classi dirigenti credono di poter “usare” il dittatore e legalizzano la violenza della sua parte politica contro le altre.
Liberismo, riarmo, violenza sistematica contro democrazia parlamentare ed istanze popolari: nel giorno della memoria occorre ricordare di avere la memoria. Ed usarla.