Tre cose

Ci sono ancora tre cose che non (mi) tornano. 1) Come fa Papa Leone a ritenere il piano di pace “realista”? È realista pensare che gli investitori esteri che si occuperanno della ricostruzione, grandi fondi tra cui quello del genero di Trump e monarchie e principati ereditari del Golfo (paesi al loro interno tra i più diseguali al mondo), supervisionati da un campione di etica quale Trump (uno capace di estorcere risorse agli ucraini ed accusare di furto vietnamiti e cambogiani), lo faranno “per il benessere della popolazione di Gaza, che ha già sofferto abbastanza” e non per il loro tornaconto? È realista pensare che per sconfiggere Hamas o il terrorismo bastino degli “investimenti ponderati”? È realista pensare di disarmare Hamas aumentando il risentimento dei palestinesi posti sotto tutela americana e messi a lavorare per le fortune altrui? 2) Come fa Papa Leone a ritenere sperabile l’accettazione di Hamas? Hamas dovrebbe cedere tutte le armi, liberare gli ostaggi, accettare di non avere alcun ruolo politico futuro e la permanenza delle truppe israeliane a Gaza. In cambio Netanyahu si riserva di continuare la guerra anche se Hamas accettasse, ma ostacolasse in qualche modo l’accordo e, se non riconosce nemmeno la prospettiva di uno Stato palestinese, figuriamoci se pensa di rinunciare all’occupazione illegale di territori tra Gaza e Cisgiordania. Alternative per Hamas? La continuazione del massacro. E meno male era Putin a voler trattare solo alle sue condizioni. 3) Quale credibilità avrebbe un accordo proposto dalla coppia Trump-Netanyahu? Mettiamo il caso che Netanyahu s’impegni ad applicare pedissequamente i 20 punti, dalla cessazione della guerra al futuro Stato di Palestina, passando per il ritiro da Gaza del Idf e la liberazione dei prigionieri: ci sarebbe da fidarsi? Ricordiamo cos’hanno combinato questi due con l’Iran, bombardato per aver condiviso le proprie informazioni con l’agenzia internazionale atomica e dopo essere sceso con gli Usa a dei patti da cui gli stessi Usa si erano unilateralmente ritirati? Hamas farà finta di aver dimenticato tutto? Questo piano potrebbe salvare vite nell’immediato, ma non è realista e, se Hamas lo recepisse, non sarebbe certo per le concessioni degli avversari, ma per le minacce di questi ultimi e le costrizioni imposte dagli alleati.

44 furgoni

Se un gruppo di 44 furgoni si dirigesse verso i territori ucraini annessi dalla Russia illegalmente per portare beni di prima necessità alla popolazione, cosa direbbero Mattarella, Crosetto e Meloni? Di fermarsi per salvaguardare il valore dell’iniziativa assunta? Di augurarsi che i conducenti vengano solo spediti in una prigione dell’Artico settentrionale? Di trovare l’iniziativa irresponsabile, proprio ora che Trump e Putin hanno riallacciato i rapporti e che forse le sofferenze del popolo ucraino non erano la priorità? Se Putin proponesse di incontrarsi insieme in Crimea e da lì proseguire secondo un percorso predisposto, come reagirebbero gli MCM? Pensando che, in fondo, Putin sia favorevole al dialogo e rispettoso della sofferenza dei civili o stabilendo a priori che voglia evitare di mostrare al mondo il marcio frutto della sua guerra di conquista per quello che è? Se un presidio della chiesa ortodossa moscovita si offrisse di portare oltrefrontiera quanto raccolto, cosa direbbe Bruno Vespa? Che agli autisti non interessa nulla consegnare i beni, sapevano benissimo che la Russia non avrebbe permesso loro di entrare e sbagliano a diffidare del patriarca Kirill o che la corrotta cerchia clericale è appiattita sul potere putiniano? Se l’ambasciatore russo dicesse che, dato il rifiuto dell’invito del presidente e delle proposte del governo e della chiesa russi, l’obiettivo della missione non è umanitario, come dovrebbe rispondere un paese serio? Che la Russia ha torto o che l’obiettivo è effettivamente quello di mostrare l’ingiustizia a causa della tribolazione di persone innocenti vittime della propaganda nazionalista di due forze eguali e contrarie?
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