Rassegna stampa filo-governativa che più anti-governativa non si può parte II

Il Corriere non nutre troppi dubbi nemmeno sulla necessità del riarmo in funzione antirussa, l’allineamento alla politica del governo è totale sotto questo punto di vista. Eppure è proprio il Corriere a rendere chiari i reali motivi del riarmo e sembra proprio non contare granché la Russia, anzi, forse alcuni articoli aiutano a capire il perché l’apparato mediatico insista tanto sulle minacce putiniane ultimamente. La causa del riarmo non è la minaccia russa, rischia al contrario di esserne l’effetto; la causa del riarmo è il collasso del sistema industriale europeo dovuto all’interruzione dei rapporti con la Russia ed al ricatto degli Usa su dazi, energia ed investimenti; il riarmo è viziato dalla competizione tra Stati europei (Germania, Francia e Italia) e tra Stati europei e della Nato (Gran Bretagna e Turchia); la competizione tra Stati europei (Germania ed Italia, Polonia e Baltici) ed Usa e Russia per l’Ucraina hanno prodotto la guerra russo-Ucraina: l’effetto è divenuto causa di sé stesso. Parigi e Roma, scrive Verderami, hanno approcci opposti e coerenti con le rispettive storie ed aspirazioni. L’Eliseo vorrebbe mantenere il suo primato militare all’interno dell’Unione, condividendo il proprio know how “purché i centri di comando rispondano ai loro standard”: strategia del “sistema comune”, in onore della proverbiale grandeur. Palazzo Chigi, per non tradire il vassallaggio americano, punterebbe sul “modello transatlantico”: strategia del “pilastro europeo della NATO”. L’obiettivo, oltre a difendere l’Europa dai russi, sarebbe quello di pareggiare la potenza della Turchia (definita “fronte ambiguo della NATO”), con l’aiuto degli inglesi: dunque l’esercito europeo dovrebbe nascere dalle tensioni franco-italiane e coinvolgendo un membro NATO, ma non Ue, per difendere l’Ue dalla potenza di un altro membro della NATO! L’articolo chiude citando fonti anonime secondo cui aziende italiane e francesi sgomiterebbero per accedere alle ricche commesse statali ed i servizi segreti francesi avrebbero tenuto sotto controllo il ministro Crosetto: il giusto clima di solidarietà… E la Germania? Non resta ferma, scrive Mara Gergolet, non può, Bosch, Volskwagen, Thyssen e Lufthansa minacciano 70mila licenziamenti e l’abbandono di diversi stabilimenti. Così il governo vorrebbe acquistare quote di Knds, ditta franco-tedesca produttrice del Leopard pronta al debutto in borsa con le azioni galvanizzate dalla capacità di spesa dello Stato tedesco. Ciò mette in difficoltà il progetto italiano per un carrarmato prodotto da Leonardo-Rheinmetall, creando malumori tra Italia e Germania ed i presupposti per una guerra finanziaria tra le rispettive borse. Aziende che non comunicano e si ostacolano, listini di borsa che si sfidano in una competizione drogata dagli Stati con risorse pubbliche a beneficio di pochi manager ed investitori, ministri che si spiano, pressati da crisi economiche e calcoli di politica interna, propongo alleanze per proteggersi da altri alleati ed ingigantiscono minacce inesistenti innervosendo la Russia: possono essere queste le basi per l’integrazione delle difese europee? https://roma.corriere.it/notizie/politica/25_ottobre_03/difesa-comune-ue-derby-tra-roma-parigi-c9b6ad2b-606a-4fe9-8033-4764e3eddxlk.shtml?_gl=1*1qdlok1*_ga*MTM5ODI0NzQ2Ny4xNzU5MjE2NTg4*_ga_RQW4D1KZF0*czE3NjAwMzA1OTkkbzckZzEkdDE3NjAwMzA4MTAkajYwJGwwJGgxNzY3ODc0OTA1 ; https://www.corriere.it/.../tank-leopard-italia-sola...

Rassegna stampa filo-governativa che più anti-governativa non si può parte I

Potrebbe il buon senso, o almeno il senso comune, portare a dubitare della moderazione, se non proprio della partigianeria verso chi rappresenta l’istituzione governativa, del Corriere della Sera? Evidentemente, no. Vediamo allora un paio di articoli. Stefano Passigli ha offerto un’analisi coraggiosa: l’Italia non ha bisogno di austerità, checché ne dicano Giorgetti, la Troika ed altri soloni vari, ma di equità. Serve più spesa pubblica, in istruzione e sanità, e un sistema fiscale progressivo per finanziarla. Oggi convivono due regimi: uno progressivo per dipendenti e pensionati, l’altro forfetario per autonomi e redditi finanziari. Risultato: il 25% dei contribuenti (tra 30 e 100mila euro) sostiene oltre il 50% del gettito Irpef. È una stortura che andrebbe capovolta, non accentuata. “Vi sono margini per una riforma che aumenti il gettito grazie ad una più equa redistribuzione del carico fiscale. Una simile riforma potrebbe essere attuata solo da governi di larghe intese, nessuna coalizione potendosi permettere di correre il rischio”. Questa riforma avrebbe dovuto essere varata dal governo Draghi, che ha preferito ridurre gli scaglioni Irpef e mantenere il diverso regime, per non alienarsi il consenso del mondo confindustriale, del capitale bancario e dell’investimento, andare incontro al Pd di Letta, ai moderati, ai notabili di Lega ed FI, all’opposizione di FdI e spaccare il M5S: pensava di portarsi al Quirinale e invece ci ha portati in guerra con la Russia. Eppure il governo persegue l’opposto: taglia il secondo scaglione Irpef di due punti e alza la soglia della flat tax al 15% per autonomi fino a 100mila euro. Un piccolo vantaggio per il ceto medio, massimo di 400 euro l’anno, pagato con scuole e ospedali allo stremo. Lo stesso Corriere indica dove potrebbero trovarsi le risorse: banche e partecipate pubbliche. Le prime hanno triplicato la loro capitalizzazione in tre anni, le seconde (Enel, Eni, Poste, Terna) macinano utili miliardari. Nonostante entrambi i settori diano adito a sospetti di oligopolio, Antitrust e governo sorvolano. Ma chi ne beneficia? Non certo i lavoratori. “Un’idea su dove siano andati parte dei frutti della crescita che i lavoratori non hanno visto: dividendi al Tesoro, stipendi o stock option ai grandi manager, rendite da capitale per chi può investire nei titoli dei grandi gruppi partecipati dallo Stato”. Il problema non è solo quello di richiedere contributi straordinari a Unicredit o Enel, ma quello di riuscire a redistribuire le risorse generate da queste. Mentre il governo predica stabilità e riduzione fiscale, gli stessi giornali di sistema mettono nero su bianco che il vero problema è la redistribuzione, non la spesa. Il vero problema riguarda ciò che il governo Draghi non ha osato fare. https://www.corriere.it/.../serve-una-riforma-fiscale-ma... ; https://www.corriere.it/.../discesa-record-salari-reali...

Katz!

Il ministro israeliano Katz afferma tronfio che la provocazione della Hamas-Sumud è terminata senza che nemmeno una barca sia riuscita a toccare terra, grazie all’operazione delle forze armate. Ma pensa un po’ cosa sono state in grado di fare le efficientissime armate della marina israeliana! Con la portentosa attrezzatura tecno-militare-subacqueo-anfibia in dotazione e la sofisticata pianificazione nel dettaglio di ogni mossa hanno abbordato i temibili pescherecci della Flotilla. Tutti! Sono saliti mitra sottobraccio e stretti nei giubbotti antiproiettile perché, nelle stive, gli attivisti avevano raccolto delle pericolosissime lische di acciughe, persici, lucci, scorfani, sogliole e merluzzi, da scagliare alternativamente a chele di granchio blu e sacche di nero di seppia per creare il panico! Ci sarebbe anche da precisare il ruolo del reparto del genio, fondamentale in certi contesti: pensate che, soltanto guardando il collegamento tv dei giorni scorsi del deputato Scotto e notando la barba rigogliosa, hanno dedotto l’assenza a bordo di lamette o rasoi, strumenti da taglio che avrebbero potuto mandare a monte il piano originario. Le notazioni riguardo l’Italia dopo la nottata di ieri mi pare possano essere due. Intanto il patriottismo del governo non si applica proprio a tutti i cittadini in maniera uniforme, chi ha votato bene tre anni fa gode di maggior tutela di chi ha sbagliato o non è rimasto a casa. Chi è d’accordo con la linea del governo, o ne rappresenta un utile strumento propagandistico, viene difeso a spada tratta addirittura dalla premier, pronta a volare da Trump e sorbirsi accuse di servilismo pur di salvare Cecilia Sala dalla polizia iraniana. Chi non ha la scaltrezza di scegliersi un nemico che sia anche ostile al centrodestra, tipo Israele, viene scaricato nell’irresponsabilità delle sue azioni. Chi fa ciò che vogliamo lo perdoniamo, ma chi sbaglia no. A meno che costui sbagli a nostro vantaggio: allora, anche se straniero, lo trattiamo meglio di un italiano, come Almasri. Inoltre, il governo è molto intimorito dalle manifestazioni di piazza, soprattutto se spontanee, contrarie alla sua condotta. Colonnelli meloniani ed emuli salviniani vanno da ieri invadendo poco pacificamente studi televisivi rai e mediaset, parlando di pochi scalmanati contro le forze dell’ordine, menefreghisti della sofferenza palestinese e desiderosi di impedire alla maggioranza degli italiani di fare ciò che vuole: lavorare. “E scusate se gli italiani ci hanno votato! A Gaza non serve il vostro sciopero! Scioperare per Gaza non serve ai lavoratori italiani!”. In realtà serve eccome, spiega bene Emiliano Brancaccio: “Quando Meloni scalpita per ottenere da Trump un posto nel consiglio di pace per la Palestina, è perché rappresenta gli interessi dei proprietari che intendono partecipare al grande affare annunciato. E quando Salvini dichiara che il paese non verrà fermato dagli agitatori, vuole comunicare: voi non disturbate mentre noi sfruttiamo e accumuliamo. Sono le stesse parole d'ordine di sempre, per il genocidio dei palestinesi, per la distruzione dei diritti dei lavoratori nel mondo occidentale”. Il governo teme che i manifestanti potrebbero iniziare a protestare contro l’asservimento agli interessi americani, la crisi industriale, i tagli al welfare ed il riarmo (dei listini di borsa) spacciati per terribile quanto assurda minaccia russa. E fa bene!

Tre cose

Ci sono ancora tre cose che non (mi) tornano. 1) Come fa Papa Leone a ritenere il piano di pace “realista”? È realista pensare che gli investitori esteri che si occuperanno della ricostruzione, grandi fondi tra cui quello del genero di Trump e monarchie e principati ereditari del Golfo (paesi al loro interno tra i più diseguali al mondo), supervisionati da un campione di etica quale Trump (uno capace di estorcere risorse agli ucraini ed accusare di furto vietnamiti e cambogiani), lo faranno “per il benessere della popolazione di Gaza, che ha già sofferto abbastanza” e non per il loro tornaconto? È realista pensare che per sconfiggere Hamas o il terrorismo bastino degli “investimenti ponderati”? È realista pensare di disarmare Hamas aumentando il risentimento dei palestinesi posti sotto tutela americana e messi a lavorare per le fortune altrui? 2) Come fa Papa Leone a ritenere sperabile l’accettazione di Hamas? Hamas dovrebbe cedere tutte le armi, liberare gli ostaggi, accettare di non avere alcun ruolo politico futuro e la permanenza delle truppe israeliane a Gaza. In cambio Netanyahu si riserva di continuare la guerra anche se Hamas accettasse, ma ostacolasse in qualche modo l’accordo e, se non riconosce nemmeno la prospettiva di uno Stato palestinese, figuriamoci se pensa di rinunciare all’occupazione illegale di territori tra Gaza e Cisgiordania. Alternative per Hamas? La continuazione del massacro. E meno male era Putin a voler trattare solo alle sue condizioni. 3) Quale credibilità avrebbe un accordo proposto dalla coppia Trump-Netanyahu? Mettiamo il caso che Netanyahu s’impegni ad applicare pedissequamente i 20 punti, dalla cessazione della guerra al futuro Stato di Palestina, passando per il ritiro da Gaza del Idf e la liberazione dei prigionieri: ci sarebbe da fidarsi? Ricordiamo cos’hanno combinato questi due con l’Iran, bombardato per aver condiviso le proprie informazioni con l’agenzia internazionale atomica e dopo essere sceso con gli Usa a dei patti da cui gli stessi Usa si erano unilateralmente ritirati? Hamas farà finta di aver dimenticato tutto? Questo piano potrebbe salvare vite nell’immediato, ma non è realista e, se Hamas lo recepisse, non sarebbe certo per le concessioni degli avversari, ma per le minacce di questi ultimi e le costrizioni imposte dagli alleati.
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