Il ministro israeliano Katz afferma tronfio che la provocazione della Hamas-Sumud è terminata senza che nemmeno una barca sia riuscita a toccare terra, grazie all’operazione delle forze armate.
Ma pensa un po’ cosa sono state in grado di fare le efficientissime armate della marina israeliana! Con la portentosa attrezzatura tecno-militare-subacqueo-anfibia in dotazione e la sofisticata pianificazione nel dettaglio di ogni mossa hanno abbordato i temibili pescherecci della Flotilla. Tutti! Sono saliti mitra sottobraccio e stretti nei giubbotti antiproiettile perché, nelle stive, gli attivisti avevano raccolto delle pericolosissime lische di acciughe, persici, lucci, scorfani, sogliole e merluzzi, da scagliare alternativamente a chele di granchio blu e sacche di nero di seppia per creare il panico!
Ci sarebbe anche da precisare il ruolo del reparto del genio, fondamentale in certi contesti: pensate che, soltanto guardando il collegamento tv dei giorni scorsi del deputato Scotto e notando la barba rigogliosa, hanno dedotto l’assenza a bordo di lamette o rasoi, strumenti da taglio che avrebbero potuto mandare a monte il piano originario.
Le notazioni riguardo l’Italia dopo la nottata di ieri mi pare possano essere due.
Intanto il patriottismo del governo non si applica proprio a tutti i cittadini in maniera uniforme, chi ha votato bene tre anni fa gode di maggior tutela di chi ha sbagliato o non è rimasto a casa. Chi è d’accordo con la linea del governo, o ne rappresenta un utile strumento propagandistico, viene difeso a spada tratta addirittura dalla premier, pronta a volare da Trump e sorbirsi accuse di servilismo pur di salvare Cecilia Sala dalla polizia iraniana. Chi non ha la scaltrezza di scegliersi un nemico che sia anche ostile al centrodestra, tipo Israele, viene scaricato nell’irresponsabilità delle sue azioni. Chi fa ciò che vogliamo lo perdoniamo, ma chi sbaglia no. A meno che costui sbagli a nostro vantaggio: allora, anche se straniero, lo trattiamo meglio di un italiano, come Almasri.
Inoltre, il governo è molto intimorito dalle manifestazioni di piazza, soprattutto se spontanee, contrarie alla sua condotta. Colonnelli meloniani ed emuli salviniani vanno da ieri invadendo poco pacificamente studi televisivi rai e mediaset, parlando di pochi scalmanati contro le forze dell’ordine, menefreghisti della sofferenza palestinese e desiderosi di impedire alla maggioranza degli italiani di fare ciò che vuole: lavorare. “E scusate se gli italiani ci hanno votato! A Gaza non serve il vostro sciopero! Scioperare per Gaza non serve ai lavoratori italiani!”.
In realtà serve eccome, spiega bene Emiliano Brancaccio: “Quando Meloni scalpita per ottenere da Trump un posto nel consiglio di pace per la Palestina, è perché rappresenta gli interessi dei proprietari che intendono partecipare al grande affare annunciato. E quando Salvini dichiara che il paese non verrà fermato dagli agitatori, vuole comunicare: voi non disturbate mentre noi sfruttiamo e accumuliamo. Sono le stesse parole d'ordine di sempre, per il genocidio dei palestinesi, per la distruzione dei diritti dei lavoratori nel mondo occidentale”.
Il governo teme che i manifestanti potrebbero iniziare a protestare contro l’asservimento agli interessi americani, la crisi industriale, i tagli al welfare ed il riarmo (dei listini di borsa) spacciati per terribile quanto assurda minaccia russa. E fa bene!
Ci sono ancora tre cose che non (mi) tornano.
1) Come fa Papa Leone a ritenere il piano di pace “realista”?
È realista pensare che gli investitori esteri che si occuperanno della ricostruzione, grandi fondi tra cui quello del genero di Trump e monarchie e principati ereditari del Golfo (paesi al loro interno tra i più diseguali al mondo), supervisionati da un campione di etica quale Trump (uno capace di estorcere risorse agli ucraini ed accusare di furto vietnamiti e cambogiani), lo faranno “per il benessere della popolazione di Gaza, che ha già sofferto abbastanza” e non per il loro tornaconto? È realista pensare che per sconfiggere Hamas o il terrorismo bastino degli “investimenti ponderati”? È realista pensare di disarmare Hamas aumentando il risentimento dei palestinesi posti sotto tutela americana e messi a lavorare per le fortune altrui?
2) Come fa Papa Leone a ritenere sperabile l’accettazione di Hamas?
Hamas dovrebbe cedere tutte le armi, liberare gli ostaggi, accettare di non avere alcun ruolo politico futuro e la permanenza delle truppe israeliane a Gaza. In cambio Netanyahu si riserva di continuare la guerra anche se Hamas accettasse, ma ostacolasse in qualche modo l’accordo e, se non riconosce nemmeno la prospettiva di uno Stato palestinese, figuriamoci se pensa di rinunciare all’occupazione illegale di territori tra Gaza e Cisgiordania. Alternative per Hamas? La continuazione del massacro. E meno male era Putin a voler trattare solo alle sue condizioni.
3) Quale credibilità avrebbe un accordo proposto dalla coppia Trump-Netanyahu?
Mettiamo il caso che Netanyahu s’impegni ad applicare pedissequamente i 20 punti, dalla cessazione della guerra al futuro Stato di Palestina, passando per il ritiro da Gaza del Idf e la liberazione dei prigionieri: ci sarebbe da fidarsi? Ricordiamo cos’hanno combinato questi due con l’Iran, bombardato per aver condiviso le proprie informazioni con l’agenzia internazionale atomica e dopo essere sceso con gli Usa a dei patti da cui gli stessi Usa si erano unilateralmente ritirati? Hamas farà finta di aver dimenticato tutto?
Questo piano potrebbe salvare vite nell’immediato, ma non è realista e, se Hamas lo recepisse, non sarebbe certo per le concessioni degli avversari, ma per le minacce di questi ultimi e le costrizioni imposte dagli alleati.
Se un gruppo di 44 furgoni si dirigesse verso i territori ucraini annessi dalla Russia illegalmente per portare beni di prima necessità alla popolazione, cosa direbbero Mattarella, Crosetto e Meloni? Di fermarsi per salvaguardare il valore dell’iniziativa assunta? Di augurarsi che i conducenti vengano solo spediti in una prigione dell’Artico settentrionale? Di trovare l’iniziativa irresponsabile, proprio ora che Trump e Putin hanno riallacciato i rapporti e che forse le sofferenze del popolo ucraino non erano la priorità?
Se Putin proponesse di incontrarsi insieme in Crimea e da lì proseguire secondo un percorso predisposto, come reagirebbero gli MCM? Pensando che, in fondo, Putin sia favorevole al dialogo e rispettoso della sofferenza dei civili o stabilendo a priori che voglia evitare di mostrare al mondo il marcio frutto della sua guerra di conquista per quello che è?
Se un presidio della chiesa ortodossa moscovita si offrisse di portare oltrefrontiera quanto raccolto, cosa direbbe Bruno Vespa? Che agli autisti non interessa nulla consegnare i beni, sapevano benissimo che la Russia non avrebbe permesso loro di entrare e sbagliano a diffidare del patriarca Kirill o che la corrotta cerchia clericale è appiattita sul potere putiniano?
Se l’ambasciatore russo dicesse che, dato il rifiuto dell’invito del presidente e delle proposte del governo e della chiesa russi, l’obiettivo della missione non è umanitario, come dovrebbe rispondere un paese serio? Che la Russia ha torto o che l’obiettivo è effettivamente quello di mostrare l’ingiustizia a causa della tribolazione di persone innocenti vittime della propaganda nazionalista di due forze eguali e contrarie?