Può essere tanto sciocco?

Zelensky non può essere tanto sciocco da non capire. Gli Usa gli negano i Tomahawk per attaccare meglio e gli concedono dopo mesi di richieste i sistemi Patriot per difendere meno peggio, cioè quando non servono più a proteggere alcunché. Allo stesso tempo cercano di far innervosire Putin in ogni modo, dal guidare da remoto le sortite ucraine in Russia all’imporre nuovi ostacoli all’export petrolifero moscovita. L’Ue non può più fare molto: suicidio economico? Fatto; miliardi di prestiti? Fatto; rubare i soldi russi? Troppo rischioso; Armi per l’Ucraina? Finite; soldati europei? Figuriamoci! La Nato non può prescindere dal volere americano, non regge la produzione da economia bellica e di certo nessun membro sarebbe disponibile alla guerra per proteggere Kiev. Gli Usa non vogliono spingersi oltre nella tutela dell’Ucraina ed Ue e Nato non possono, eppure tutti e tre, nella sostanza e nelle parole, spingono il più possibile affinché Putin diventi realmente il pazzo sanguinario che descrivono e si decida alla mossa atomica. Non succederà, perché Putin non è matto e la Russia ingabbiata in rapporti di forza che le impediscono avventatezze. Succederà solo che gli ucraini pagheranno carissima la scelta di aver eletto un presidente che ha prestato il proprio paese al cinismo più ripugnante.

Sanzioni!

Le sanzioni petrolifere di Trump alla Russia sono roba grossa, qualcosa che persino Biden ha sempre risparmiato all’odiato Putin. Il prezzo del petrolio WTI e Brent deve mantenersi superiore a 60 dollari al barile per rendere profittevole il sistema estrattivo americano e, negli ultimi cinque anni, è stato più alto. Il 13 ottobre scorso il WTI valeva 61, mentre il Brent 57. Ora, o Trump ha deciso improvvisamente di schierarsi dalla parte della democrazia ucraina per amor di giustizia, o è stato ribadito un concetto semplice: agli Stati Uniti la guerra va bene fintantoché non danneggia i loro interessi. Allora non c’è alleanza politica o simpatia tra leader che tenga: ti colpiscono subito, forte, dove fa male. Con Israele è accaduto lo stesso, appena il parlamento ha paventato misure contro la Cisgiordania, Vance si è precipitato a minacciare Netanyahu. Sono un paese colonialista, imperialista ed aggressivo in grado di imporre loro tirapiedi dove fa più comodo in giro per il mondo ed in capo alle più disparate organizzazioni. Riporta il Corriere come Trump, Rutte, alcuni membri Ue e Zelensky stiano pressando il governo italiano affinché acquisti armi americane per conto della Nato da spedire in Ucraina: significa che gli Usa hanno imposto alle alte cariche di Ue e Nato personaggi condiscendenti ed al popolo ucraino Zelensky, il più insistente nel mandare a forza i suoi cittadini a morire, disponibile, mentre ignora la realtà della sconfitta sul campo, a farsi umiliare in ogni modo da Trump. Il quale si comporta allo stesso modo con Milei (aiutato a svendere l’Argentina), Lula (daziato per i rapporti con i Brics), la premio Nobel Machado (quinta colonna americana in Venezuela), Macron e Sanchez (offesi e beffeggiati), Meloni (bella e brava), Netanyahu (punito per aver toccato il Qatar) e così via. Si potrebbe tornare indietro fino settant’anni fa, perché sarebbe veramente ingenuo pensare gli americani agiscano in questo modo soltanto dopo il ritorno in sella del trumpismo.

Socialismo moderato

Dunque, il capitalismo poggia su due colonne portanti: la sottodimensione e l’anticipo. Se la domanda per il prodotto X fosse di 100 pezzi l’anno, l’impresa si darebbe una dimensione tale da produrne 99: mai 100, per mantenere viva la richiesta. Così nasce la disoccupazione. Se il signor Y volesse portare il suo capitale da Z a Z+1, lo userebbe per comprare strutture e assumere personale, dicendo: “Io metto il valore, voi lavorate per restituirlo, con un piccolo interesse”. Così nasce il debito. Nell’ambiente borghese (piccola impresa, banche, fondi di investimento e risparmio, politica liberale e di destra) due idee sono ritenute eretiche: 1) che lo Stato possa garantire la massima occupazione e 2) che lo Stato possa creare del capitale da investire. Chi lo sostiene è pazzo o comunista o entrambi, e ci credo: se tutti hanno un lavoro, nessuno ha bisogno dell’anticipo di capitale. Quando però il meccanismo di disoccupazione e debito si inceppa, allora il capitalista diviene il primo comunista e chiede allo Stato di sistemare le cose. Creando capitale e lavoro, salvando banche, assumendo tramvieri, costruendo strade: sanate le eresie con un giubileo contabile. Quando il motore riparte e sarebbe ora di cambiare marcia, allora arriva puntuale il politico che “dobbiamo sistemare i conti”. Troppo debito, troppa inflazione, troppe spesa sociale e poi perché lo Stato si dovrebbe impegnare per gli scansafatiche? E chi paga? Noi, con il troppo debito e… e riparte il disco! Le uniche cose ad essere “troppo” sono: 1) alte, le pretese dei lavoratori (perché devo lavorare così tanto, per produrre ciò che non serve? Perché vuoi guadagnare 10, se basta 5? Con la differenza rifai i nostri bagni, o la tua seconda casa?) e 2) basse, le possibilità di ricatto (mi licenzi? Ed il tuo capitale investito?). Quindi non c’è alcun conto in disordine, è solo l’ordine secondo cui il qualcuno “presta il capitale” a chi “deve farlo rendere” a dover essere ripristinato. Occorre ristabilire la distanza sociale tra chi ha molto e chi nulla. In realtà andrebbe instaurato un ordine diverso, socialista moderato, che mitighi, riorienti e distribuisca le rendite e permetta ai lavoratori di partecipare alla definizione di obiettivi di vendita, prezzi, regole di produzione ed ai guadagni aziendali; senza negare proprietà privata di mezzi di produzione, iniziativa economica e concorrenza. Direi che è quasi impossibile, ma sarebbe bello iniziare a non accettare la pressione morale innestata sulle fondamenta del capitalismo: Briatore sbaglia, è lui ad aver bisogno dei poveri o il suo capitale non frutterebbe; il lavoro non è una concessione, ma un diritto; le tasse non sono un furto, ma una restituzione; l’austerità non sistema i conti, ma ribadisce chi comanda… …e vedere cosa succede. Tutte le posizioni politiche altre dal socialismo moderato possono ambire al massimo al ruolo di inconsapevole giustificazionismo dei rapporti di subordinazione vigenti.

Per i liberali

Per i liberali, ovviamente, gli estremismi sono tutti pericolosi: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di allearsi con i peggiori nazionalismi di destra. Per i liberali, ovviamente, l’economia non funziona in termini di bene/male, ma di giusto/sbagliato: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di approvare manovre giuste per tutti, ma buone per alcuni (fatalità, chi li vota!). Per i liberali, ovviamente, la spesa pubblica è dannosa: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di plaudire a detassazioni, condoni ed innalzamento dell’età pensionabile. Per i liberali, ovviamente, la concorrenza è garanzia di equità: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di inveire contro la tassazione sulle banche, richiedere sussidi per Confindustria ed auspicare la nascita dei “campioni europei”. Per i liberali, ovviamente, il commercio deve essere aperto: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di chiudere la via della seta e sanzionare la Russia. Per i liberali, ovviamente, l’autodeterminazione dei popoli è inviolabile: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di ringraziare Israele per il lavoro sporco e sostenere Zelensky per mandare gli ucraini a combattere i russi. Per i liberali, ovviamente, la pace è fondamentale: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di predicare la necessità di una guerra per tutelarla, di nuovi eserciti e di riarmarsi contro potenze nucleari. Per i liberali, ovviamente, la realizzazione del singolo è determinante: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di accettare la privatizzazione di sanità ed istruzione e la “ristrutturazione” di aziende di pubblica utilità. Per i liberali, ovviamente, i diritti sono importanti: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di riformare il mercato del lavoro con l’armamentario della flessibilità. Per i liberali, ovviamente, le regole sono basilari: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di semplificare le leggi per gli investitori e le grandi aziende e congratularsi per l’attentato al North Stream 2 o provare a sequestrare i conti correnti russi. Per i liberali, ovviamente, la democrazia è irrinunciabile: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di imporre un governo tecnocratico (Gaza), di negare referendum sgraditi alla Troika (Grecia) o impedire in ogni modo la maggioranza vada al partito sbagliato (Francia). Per i liberali tutti siamo uguali, alcuni sono liberi e loro sono entrambi.
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