Apertosi il cielo a spiraglio,
Fra mille nuvole di maggio,
Fai scintille, sole caldo,
Tanto che mi risento baldo.
Caldo, sì che pare luglio,
Estate al profumo di tiglio
E, sarà il bene che ti voglio,
Nella mente io, te, spoglio!
Appari a mo’ di miraggio;
Io, risvegliato Caravaggio,
Ti carezzo il corpo asciutto:
Tanto è un sogno e posso tutto.
Disegno come sopra un foglio,
Parto dal centro del bersaglio.
Nelle tue gote mi rifugio,
Schivo i particolari, per pudore.
Punto dritto agli occhi, neri,
Più di loro è fondo il mio amore.
Assopito nei tuoi dolci pensieri,
Il capolavoro si fa orrore!
Il solito sordo rumore
Mi ha indotto all’errore,
Mi disgusti, sferragliare,
Mi tormenti, decespugliatore!
Aspetta solo un altro sonno,
Aspetta il prossimo sogno,
La futura visione verace
Sarà il tuo incubo feroce!
Con quel filo che un giorno ti taglio
Lego il tuo padrone arrosto,
Poi berrò d’un fiato il serbatoio
Lasciandoti, fermo a terra, guasto!
Capelli.
L’aria nuova lo impone.
Rito procedurale.
Odissea temporale.
Risuona, del rasoio, il clangore.
Sibilare, più che rumore,
chiudo le palpebre e,
dal fondo delle ombre,
sale fumo insapore, anzi,
sono avanzi di colore.
Bianco.
Marea bianca di panna,
neve da montare
si mangia le sfumature,
altre forme di colore,
sbiadite nel candore,
gli anni più freschi sepolti,
nel mare senza colore.
Lame.
Apro lo sguardo sul ferro.
Lo temo, taglia tutto uguale,
sempreverdi tempie e
nudo corpo frontale,
non gl’importano bene e male.
Mi vedo nel bagliore dei rimpianti
e chi li ha tagliati?
Come ha fatto a rubarli?
Chi ha gettato, sopra gli anni più belli,
il bianco dei miei radi capelli?
Trapianto.
Mi richiudo nel nero, istanti, pochi:
ancora bianco, dentro gli occhi.
Qualcuno si muove…
Ballano uomini ricchi,
ricchi e poveracci,
quei disperati ricorrenti
(prede d’incubi nostalgici),
contro i principi logici,
a trucchetti tricologici.
Inizia a piacermi…
Inizio a ballare…
Gli anni sembrano fermi…
Ritorno.
Mi ritrovo nello specchio:
Dileguate, pazzi incoscienti!
Lasciate i miei sogni,
come i capelli la fronte,
voi, se credete di evitare la fine
poggiando stoppa
e chiamandola crine!
Ora qui ci sono io,
Comandante in capo solo io,
Puoi chiamarmi grande Zio!
Ho deciso insieme al tizio,
Quello che va nello spazio:
Questo è l’attimo propizio!
Senza linguaggio corinzio,
Prenditi un po’ d’assenzio
Perché non è artifizio:
Io ti stendo con il dazio!
Lo so, sei al mio servizio
E mi spiace, ma ti cazzio!
Sono in affanno creditizio,
Non è un gioco redditizio,
Ballo in riva al precipizio
Ed io come mi finanzio?
Minaccia pure il contro dazio,
Sono re del campo marzio:
Non ti lascio più un sesterzio
E non bado al tuo ronzio!
È ufficiale il mio giudizio,
Di colpo ti giustizio,
Di certo non ti grazio!
Bacia l’anello di topazio,
È forse un buon inizio,
Chiedi anche l’armistizio,
Tanto non negozio!
Non sarà uno sposalizio
E se il dollaro è da ospizio
Ai privilegi non rinunzio!
Stai ancora in silenzio?
Dai, è tutto fittizio!
Scherzo, abuso edilizio
Come se l’equinozio
Si facesse solstizio!
Era per ingannare l’ozio,
Vederti preda di supplizio,
Godere del tuo strazio,
Propaganda da comizio,
Ma non sarà l’ultimo screzio:
Ho perso il pelo, non il vizio!
Ottantotto, due otto
Due infinito in verticale
Il nostro amore fa male
Il gioco che si è rotto
Tutto pareva incanto
Invece ora sono stanco.
Vero, ti ho tradito
Uno sputo in faccia
Tu come hai reagito?
Sicura poi ti spiaccia?
L’hai presa per fortuna
Sei volata sulla luna!
La buona sorte adesso è mia
Centro alla lotteria!
Ho fatto proprio di nascosto
Dannazione, l’hai scoperto
Vuoi la tua giusta metà
Sarebbe salva l’onestà.
Ma perché fare una parte
Se possiamo andare oltre?
Vuoi un angolo di cielo
E puoi avere il paradiso?
Perché uno spicchio a testa?
Sei sadomasochista?
Mostriamoci fuori felici
Dentro ancora tristi
Che neanche in scatola le alici!
Non siamo disfattisi
Restiamo sempre assieme
Capisci, ci conviene!
Scambi il nostro infinito
Con il tuo solo tanto?
Non salvare il falso pudore
Non badare all’apparire!
Meglio poco e l’onore
O tutto senza amore?