Volevo esser più dura
Apparire sicura
Abbandonar la natura
Pagare senza fattura
Che bella figura!
Volevo battere un duro
Un russo senza futuro
Un orso col pelo scuro
Il gas metano è il suo oro
Lo lascerò senza un euro!
Su, venite bambini
Al fronte solo ucraini
Io sparo sanzioni
Chiusi i termosifoni!
Vincere la guerra
È un gioco da ragazzi
Me lo diceva Draghi ed io
Credevo fossero pazzi
Pacifisti senza terra!
Quanto è duro il mondo
Per chi non ha le armi
E restare inermi
Me lo diceva Biden ed io
Mi spellavo le mani!
Volevo esser più dura
Toccare i 300 all'ora
Invece sono in questura
Soldato senz’armatura
I russi avanzano ancora!
Colpa degl’americani
Delle loro elezioni
Io li pensavo amiconi
Ci danno degli scrocconi
Sono solo cialtroni!
Pareva carnevale
Era lo studio ovale
Ma vi sembra normale
Lasciarsi così male
Che facce da funerale!
Vincere la guerra
È un gioco da ragazzi
Me lo diceva Draghi ed io
Credevo fossero pazzi
Pacifisti senza terra!
Quanto è duro il mondo
Per chi non ha le armi
E restare inermi
Me lo diceva Biden ed io
Mi spellavo le mani!
Volevo esser più dura
Ma non sono nessuno
Non spavento nessuno
Sono solo Ursula
Parlo da sola
Non spavento nessuno
Con certi discorsi
Dei secoli scorsi
Ridesto la paura.
Ecco dunque una nuova poesia
Con scopo di tacitare l’ansia
Dell’ennesima stagione calcistica
A dir nulla poco fantastica.
La curva non si riempie di soli beoti
C’è tutto un popolo di santi e poeti
Pronti a plaudire i navigatori
Altresì oggi detti calciatori.
Sembrava proprio dolce pomeriggio
Caldo come quelli di maggio
Gioia preziosa l’istantaneo vantaggio
Del prossimo turno un primo assaggio.
Come tuono dopo il baleno
Seguì al primo fischio gol messicano
Innescato dal filtrante americano
Esplode San Siro in feroce baccano.
Poi occasioni sopra occasioni
Noi rossoneri del campo i padroni
Nel cuore mio mille emozioni
Prodromi d’aspre tribolazioni.
Disperati loro chiusi in difesa
Godevo io in trepida attesa
Del segnale di resa
E invece niente sorpresa!
L’orda del Diavolo a ognora respinta
E la sfortuna si scopre infinita
Frustrata l’impavida grinta
Di squadra via via meno convinta.
Finché terzino dal crine rosa
Stallone indomito d’aria focosa
Quadricipite che mai ha posa
Cade preda di simulazion rovinosa.
Freddo si fece di colpo meriggio
Fredda si fece sera di febbraio
Quando venne fatal pareggio
Sopra la sorte d’intero equipaggio.
Persi gli attoniti casalinghi sguardi
Tra avversari sorrisi beffardi
A festeggiare i pochi olandesi
Da buttare gli assi portoghesi.
Chi tal ti ridusse, anemico Diavolo?
Basterà invocare l’ingrato palo?
Dove siete, ignavi padroni?
A quando le opportune vostre dimissioni?
Serenella, lo senti, questo giorno?
Lo senti, com’è?
È triste,
se ne va, il passato,
sono morte,
anche le ultime feste.
È incerto,
spaventa, il futuro,
non si vede,
fra le nebbie del campo aperto.
Serenella, lo senti, questo giorno?
Lo senti, com’è?
È della tecnica, il presente,
della connessione,
è il bisogno impellente.
Serenella, dove sei, oggi?
Oggi, che fai?
Mi manchi, lo sai?
Il mio calore,
lo vuoi?
Come faccio, senza Wi-Fi?
Senza rete, sono guai.
Il mio nome?
Lo ricorderai?
Il tempo si è fermato,
amore,
dove siamo, io e te?
Nel ‘950?
La radio no, non canterà.
Il citofono non suonerà.
La Smart tv non partirà.
Figurarsi l’università.
L’ebook chi lo aprirà?
A scacchi, chi mi sfiderà?
Alexa no, non obbedirà.
I messaggi WhatsApp?
Martina, a chi risponderà?
Avvenire, chi lo leggerà?
Ci sarebbe pure l’Unità…
Su rai3, le baruffe di Agorà!
È ‘850!
Ottocentocinquanta!
Al Corriere chi accederà?
La guerra come andrà?
Saremo peggio noi,
di Hamas?
Putin,
ci bombarderà?
E arriveranno gli americani?
Con le loro illusioni?
Proteggeranno
i nostri confini?
Sono, loro,
i veri buoni?
Torneranno, la pace,
le speranze,
le belle canzoni?
Serenella, lo senti, questo cuore?
Batte per te!
Tuo,
è il canto mio!
Tuo,
il mio amore!
Serenella, tra noi,
è immortale,
la connessione!
Sera dell’ultimo giorno, quarta rete.
Del Presidente son ormai piene le tasche.
Tocca sorbirselo a frequenze unificate.
Speriamo le ridondanze siano poche.
Ingoiata l’indigesta lasagna di frasi fatte,
è giunta l’ora delle informate opinioni.
Le nobili redazioni, nient’altro che case matte,
appaiono svuotate da lauti brindisi e cenoni.
Tra abiti a sbuffo e labbra arrossate,
mocassini scamosciati e cravatte macchiate,
giornalisti satolli a festeggiare affaccendati
vengono tradotti in set improvvisati.
La prima penna importunata è di Verderami:
“Siamo in guerra, sappiatelo, voi lì seduti!”.
Rincuoranti, questi solenni proclami.
Rasserenate, spettatori sopraggiunti!
Ascolta silente, Claudia Fusani.
Parla di rispetto, libertà e diritti umani.
Rimembranza dispersa gli “stranieri da importare,
sanare e mettere a lavorare”.
Poi, un altro ospite, di fianco all’acquaio:
è il vicedirettore, Cappellini.
“La pace ad ogni costo sarebbe proprio un guaio!”.
Anche per gli ucraini?
Nel mentre di tanta inconsistenza
là fuori è una mattanza.
Fischiano le gomme sulla folla in festa
Urlano le bombe sulle macerie fumanti.
È l’anno nuovo, esplodono petardi
su chi non ha neanche il tetto in testa.
Ma è l’annuncio, per chi ha gli ultimi soldi:
“Evviva i saldi, scatti dei consumi la tempesta!”.