Cara, cosa mi succede stasera?
Ti guardo ed è come la prima volta
Che cosa sei? Che cosa sei? Che cosa sei?
Non vorrei parlare
Che cosa sei?
Ma tu sei il mio deficit, non pagato
Non cambi mai, non cambi mai, non cambi mai
Tu sei il mio dollaro, indebolito
Proprio mai
Tu sei il mio debito, screditato
Adesso, ormai, ci puoi provare
Chiamami "tormento", dai, già che ci sei
Tu sei la fresca sera scozzese
Inizi, di nuovo, con altre pretese?
Ascolta, una parola nuova!
Parole, parole, parole
Ascolta, un’ultima parola!
Parole, parole, parole
È l’ultima, ti prego!
Parole, parole, parole
Davvero, ti giuro!
Parole, parole, parole
Col gas io riscaldo il tuo teutonico cuore…
Parole, parole, parole
Con la Nato ti voglio rassicurare…
Parole, parole, parole
Davvero, ti giuro il mio amore…
Parole, parole, parole
Ecco il mio destino, parlarti, parlarti come la prima volta
Tu sei il mio sogno proibito
Se tu non ci fossi bisognerebbe inventarti
Mentre io voglio dormire e sognare
Tu vuoi solo farmi pagare!
Una parola, ancora…
Pagare, pagare, pagare… ecco l’amore fra noi!
La situazione è già Gravina
e nessun vuole ‘sta panchina!
La rifugge il console Ranieri:
la sua Roma è ancora in fieri.
Non parliamone a Pioli:
sa far bene i propri calcoli.
È vergogna eccezionale
l’angusta nazionale.
E mi duole il solingo Spalletti,
sputato fuori a denti stretti.
E lo ripetono anche i muri
Quanto rape sian gli azzurri:
la qualità non è règia,
vuoi metter la Norvegia?
Mi rifletto nello specchio
e rivorrei il fu Tavecchio!
Poco avvezzo alle banane,
ma con meno idee malsane.
Per fortuna chiamò Conte,
l’arcigno salentino Caronte,
trascinatore senza infamia
contro l’orda di Germania.
Darmian, Eder, Zaza e Balotelli:
gran campioni, dei gioielli!
Poi l’errore e la sciagura,
l’ingaggio di Piero Ventura
e la commedia svedese.
Il vecchio, solo, si dimise!
Ci tocca ora un vero signore,
bravo assai con le parole
ed a scovar un neo colpevole:
trovasse mai un fil d’onore!
Avanti col film d’orrore,
se i vichinghi fan terrore,
la Moldavia non ha pudore,
tira forte e senza remore!
Non può esser Raspadori
a sollevar funesti umori,
non potrà Donnarumma
salvar la malferma ciurma!
Imploriamo allora santo V.a.r.
di non veder mondiale al bar!
La mia malinconia è tanta e tale
Che non credo possa esister milanista,
Per quanto al cor lo ripugni il Cardinale,
Più triste d’umor di volgo interista.
Chiedo ancora, signore, o mio destino
Domando a te, che illudesti tanto me
Perché, mostrare il trionfo sommo sì vicino
E poi far piroettar Dimarco su spada di Doué?
Girammi un po’ la testa, cinque gol e due di picche
Il Toro incatenato, Bissek subitaneo strappa,
Acerbi i momenti di festa, gode Gigi Enrique!
Vita infida sei, ed or ora ti prendi la coppa.
Amor mio proprio: non aprir le grandi orecchie!
La risposta è dolceamara: prendi il soldo, scappa!
L’osannato nazional-pragmatismo inzaghiano,
Tuffo nell’arrangiarsi metodico istinto italiano
È finito rivoluzionato dal social-virtuosismo
Collettivo mondato dal vizio di protagonismo.
Lucho, decostruita ogni dialettica oppositiva
Tra solidità difesa e puntuta qualità offensiva,
Ha ottenuto il suadente “tutto abbracciante”,
Sintesi di “brillante” quanto e più che “vincente”.
Sembrerebbe un facile gioco da ragazzi,
Equilibrio di santi, poeti e navigatori,
Rifiuto di cedere al richiamo da pazzi,
Di chi propone tragicomici psico-tattici orrori,
Affolla di bomber aggiunti i tempistici avanzi
Fuggendo liberi e mediani, neo pestiferi untori.