Sanzioni!

Le sanzioni petrolifere di Trump alla Russia sono roba grossa, qualcosa che persino Biden ha sempre risparmiato all’odiato Putin. Il prezzo del petrolio WTI e Brent deve mantenersi superiore a 60 dollari al barile per rendere profittevole il sistema estrattivo americano e, negli ultimi cinque anni, è stato più alto. Il 13 ottobre scorso il WTI valeva 61, mentre il Brent 57. Ora, o Trump ha deciso improvvisamente di schierarsi dalla parte della democrazia ucraina per amor di giustizia, o è stato ribadito un concetto semplice: agli Stati Uniti la guerra va bene fintantoché non danneggia i loro interessi. Allora non c’è alleanza politica o simpatia tra leader che tenga: ti colpiscono subito, forte, dove fa male. Con Israele è accaduto lo stesso, appena il parlamento ha paventato misure contro la Cisgiordania, Vance si è precipitato a minacciare Netanyahu. Sono un paese colonialista, imperialista ed aggressivo in grado di imporre loro tirapiedi dove fa più comodo in giro per il mondo ed in capo alle più disparate organizzazioni. Riporta il Corriere come Trump, Rutte, alcuni membri Ue e Zelensky stiano pressando il governo italiano affinché acquisti armi americane per conto della Nato da spedire in Ucraina: significa che gli Usa hanno imposto alle alte cariche di Ue e Nato personaggi condiscendenti ed al popolo ucraino Zelensky, il più insistente nel mandare a forza i suoi cittadini a morire, disponibile, mentre ignora la realtà della sconfitta sul campo, a farsi umiliare in ogni modo da Trump. Il quale si comporta allo stesso modo con Milei (aiutato a svendere l’Argentina), Lula (daziato per i rapporti con i Brics), la premio Nobel Machado (quinta colonna americana in Venezuela), Macron e Sanchez (offesi e beffeggiati), Meloni (bella e brava), Netanyahu (punito per aver toccato il Qatar) e così via. Si potrebbe tornare indietro fino settant’anni fa, perché sarebbe veramente ingenuo pensare gli americani agiscano in questo modo soltanto dopo il ritorno in sella del trumpismo.

Socialismo moderato

Dunque, il capitalismo poggia su due colonne portanti: la sottodimensione e l’anticipo. Se la domanda per il prodotto X fosse di 100 pezzi l’anno, l’impresa si darebbe una dimensione tale da produrne 99: mai 100, per mantenere viva la richiesta. Così nasce la disoccupazione. Se il signor Y volesse portare il suo capitale da Z a Z+1, lo userebbe per comprare strutture e assumere personale, dicendo: “Io metto il valore, voi lavorate per restituirlo, con un piccolo interesse”. Così nasce il debito. Nell’ambiente borghese (piccola impresa, banche, fondi di investimento e risparmio, politica liberale e di destra) due idee sono ritenute eretiche: 1) che lo Stato possa garantire la massima occupazione e 2) che lo Stato possa creare del capitale da investire. Chi lo sostiene è pazzo o comunista o entrambi, e ci credo: se tutti hanno un lavoro, nessuno ha bisogno dell’anticipo di capitale. Quando però il meccanismo di disoccupazione e debito si inceppa, allora il capitalista diviene il primo comunista e chiede allo Stato di sistemare le cose. Creando capitale e lavoro, salvando banche, assumendo tramvieri, costruendo strade: sanate le eresie con un giubileo contabile. Quando il motore riparte e sarebbe ora di cambiare marcia, allora arriva puntuale il politico che “dobbiamo sistemare i conti”. Troppo debito, troppa inflazione, troppe spesa sociale e poi perché lo Stato si dovrebbe impegnare per gli scansafatiche? E chi paga? Noi, con il troppo debito e… e riparte il disco! Le uniche cose ad essere “troppo” sono: 1) alte, le pretese dei lavoratori (perché devo lavorare così tanto, per produrre ciò che non serve? Perché vuoi guadagnare 10, se basta 5? Con la differenza rifai i nostri bagni, o la tua seconda casa?) e 2) basse, le possibilità di ricatto (mi licenzi? Ed il tuo capitale investito?). Quindi non c’è alcun conto in disordine, è solo l’ordine secondo cui il qualcuno “presta il capitale” a chi “deve farlo rendere” a dover essere ripristinato. Occorre ristabilire la distanza sociale tra chi ha molto e chi nulla. In realtà andrebbe instaurato un ordine diverso, socialista moderato, che mitighi, riorienti e distribuisca le rendite e permetta ai lavoratori di partecipare alla definizione di obiettivi di vendita, prezzi, regole di produzione ed ai guadagni aziendali; senza negare proprietà privata di mezzi di produzione, iniziativa economica e concorrenza. Direi che è quasi impossibile, ma sarebbe bello iniziare a non accettare la pressione morale innestata sulle fondamenta del capitalismo: Briatore sbaglia, è lui ad aver bisogno dei poveri o il suo capitale non frutterebbe; il lavoro non è una concessione, ma un diritto; le tasse non sono un furto, ma una restituzione; l’austerità non sistema i conti, ma ribadisce chi comanda… …e vedere cosa succede. Tutte le posizioni politiche altre dal socialismo moderato possono ambire al massimo al ruolo di inconsapevole giustificazionismo dei rapporti di subordinazione vigenti.

Per i liberali

Per i liberali, ovviamente, gli estremismi sono tutti pericolosi: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di allearsi con i peggiori nazionalismi di destra. Per i liberali, ovviamente, l’economia non funziona in termini di bene/male, ma di giusto/sbagliato: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di approvare manovre giuste per tutti, ma buone per alcuni (fatalità, chi li vota!). Per i liberali, ovviamente, la spesa pubblica è dannosa: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di plaudire a detassazioni, condoni ed innalzamento dell’età pensionabile. Per i liberali, ovviamente, la concorrenza è garanzia di equità: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di inveire contro la tassazione sulle banche, richiedere sussidi per Confindustria ed auspicare la nascita dei “campioni europei”. Per i liberali, ovviamente, il commercio deve essere aperto: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di chiudere la via della seta e sanzionare la Russia. Per i liberali, ovviamente, l’autodeterminazione dei popoli è inviolabile: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di ringraziare Israele per il lavoro sporco e sostenere Zelensky per mandare gli ucraini a combattere i russi. Per i liberali, ovviamente, la pace è fondamentale: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di predicare la necessità di una guerra per tutelarla, di nuovi eserciti e di riarmarsi contro potenze nucleari. Per i liberali, ovviamente, la realizzazione del singolo è determinante: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di accettare la privatizzazione di sanità ed istruzione e la “ristrutturazione” di aziende di pubblica utilità. Per i liberali, ovviamente, i diritti sono importanti: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di riformare il mercato del lavoro con l’armamentario della flessibilità. Per i liberali, ovviamente, le regole sono basilari: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di semplificare le leggi per gli investitori e le grandi aziende e congratularsi per l’attentato al North Stream 2 o provare a sequestrare i conti correnti russi. Per i liberali, ovviamente, la democrazia è irrinunciabile: lo dicono sempre, giusto un attimo prima di imporre un governo tecnocratico (Gaza), di negare referendum sgraditi alla Troika (Grecia) o impedire in ogni modo la maggioranza vada al partito sbagliato (Francia). Per i liberali tutti siamo uguali, alcuni sono liberi e loro sono entrambi.

Lo sfratto

Ieri a Fuori dal Coro si parlava dei tre che tutti conoscono e Giordano li ha definiti “criminali, pianificatori di una strage, vittime di nessun sistema, indebitati per aver fatto dei pasticci e che meritano di pagare”. Poi sono stati equiparati a degli extracomunitari spacciatori, violenti e refrattari a qualsiasi regola comunitaria ed ad un rapinatore di gioiellerie che, agli avvertimenti di un ex agente in borghese disarmato, ha risposto con una sventagliata di kalashnikov altezza uomo. Innanzitutto mi meraviglia molto come possa dolersi di quanto accaduto chi fino a ieri affermava “se entri in casa mia in verticale, puoi uscirne in orizzontale”, ma il problema è che i tre fratelli non centrano nulla con i rapinatori armati e gli spacciatori esagitati, non avrebbero architettato alcuna strage se non si fossero trovati fuori casa 30 agenti muniti di droni: quegli agenti sarebbero dovuti essere impiegati per arrestare chi infesta i giardini pubblici, rapina in pieno giorno centri commerciali oppure occupa case altrui, non per sgomberare tre disadattati da casa loro altre tre del mattino. “Tutti sapevano, conoscevano le loro intenzioni, le loro ossessioni, le loro difficoltà”. E magari aiutarli no, vero? “Si sono indebitati per rimediare ad un incidente causato!”. Appunto, per rimediare ad un errore sono finiti nei guai, è una colpa tanto grave? “Non hanno accettato la proposta del comune!”. Certo, perché volevano concludere la loro vita stentata nella loro casa, tanto strano? “Lo sgombero era legale e se la legge bada ai sentimenti il diritto perde valore!”. Benissimo, ma era quello il modo di garantire il rispetto della legge? Se si sapeva volessero far saltare in aria tutto, perché assediarli di notte, circondandoli come latitanti e favorendone la reazione estrema? Si chiamano forze dell’ordine e per una catapecchia da 140mila euro hanno agevolato un disastro. “Non erano obbligati ad agire come hanno fatto, la loro è stata una scelta autonoma!”. Ma di quale autonomia decisionale parliamo? Può avere una reale capacità di decidere chi vive isolato, emarginato, senza luce e riscaldamento, con l’incombenza di banche ed assicurazioni sul collo e con le istituzioni pronte a tutto pur di ottenere il benedetto sgombero? Io credo il bene ed il male siano, nella concretezza quotidiana, molto più in continuità di quanto pensabile.
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