Quando accadono certe tragedie è necessario farsi delle domande, chiedersi cosa le innesca e se possono esserne evitate di simili in futuro, perché nessuno mi convincerà che sia sufficiente o più rispettoso per chi perde la vita osservare qualche momento di lutto e poi continuare come niente fosse fino al momento successivo.
La visione della natura come un oggetto-per l’uomo non è del tutto negativa. Il vecchio West, dice Christopher Lasch, rappresentava agli occhi dei pionieri concretamente la selvatichezza del loro animo e, cercando di “domarlo”, riuscivano a dominare loro stessi. D’accordo, commisero delle atrocità, ma con il fine di un bene collettivo, di creare un posto sicuro per i discendenti. Un fine che richiedeva sacrificio immediato, disciplina del lavoro e repressione di sé.
Una montagna di 7mila metri non è il Texas e l’esigenza di conquistare la vetta è diversa da quella di conquistare il gran canyon. L’alpinismo nasce nel tardo ‘700, periodo che vedeva nella montagna una palestra per la razionalità ed evolve nel ‘800 in sfida ai propri limiti, trasformando la montagna in spazio per l’uomo dove misurare se stesso. L’alpinismo moderno è un prodotto europeo, esportato dal colonialismo britannico (George Everest) e non ha molto del Noi, riguarda l’Io.
Per le popolazioni locali la montagna rappresenta il limite tra uomo e divinità che non deve essere superato; per noi rappresenta il limite tra uomo e uomo-divinità che esiste per essere superato. O almeno sfidato. Secondo il Corriere della Sera uno degli scalatori morti in Nepal avrebbe inquadrato la sua tentata impresa nel senso di “sfida alla natura”: George Mallory, scomparso sull’Everest nel 1924 rispose, a chi gli chiese perché volesse scalarlo, “perché è lì”.
Ora, io amo il padre del figliol prodigo perciò figuriamoci se mi metto a fare il moralista o distribuire colpe a chi ha già pagato anche troppo: ma, se qualcosa “è lì”, a volte sarebbe il caso di lasciarla lì.
I narcos di Trump sono gli stessi neonazisti di Putin ed entrambi rappresentano il tentativo estremo, per due imperialismi, di salvare il salvabile. Almeno questa è la mia idea.
La Russia negli anni del puntinismo ha costruito un’economia basata sull’export di materie prime che avrà arricchito l’oligarchia vicina al potere, ma non la popolazione; ha perso ogni attrattiva verso l’est europeo tra il Baltico e il mar Nero, dove ora si è accampata la Nato; le zone del Caucaso ed il confine con gli “-stan” sono permeabili alla minaccia islamica e quello cinese è complesso da presidiare; la demografia è un tasto dolente già da prima del 2022.
L’unico modo per dirsi ancora “potenza” sarebbe stato provare a tenersi l’Ucraina, l’accesso al Mediterraneo e agli stretti, una sfera di influenza almeno sulla Bielorussia e Kiev e impedire alla Nato di piazzarsi anche lì. È successo, Putin ha giocato tutto nella sanguinosa partita del Donbass e chi l’ha spinto a farlo è in parte responsabile di quanto accade da quasi quattro anni.
Gli Usa negli anni del putinismo, dal 2000 ad oggi, hanno esportato il caos ovunque dimenticando il Giardino di casa, nel quale è cresciuta a dismisura l’erba cinese. Il commercio Usa-Sudamerica è aumentato di circa cinque volte, quello Cina-Sudamerica di cinquanta ed oggi sono entrambi a quota 500 miliardi. La Cina acquista materie prime che utilizza per realizzare prodotti poi venduti agli Stati Uniti: una situazione pericolosa per Trump quanto per Putin lo è l’assorbimento dell’Ucraina nella Nato.
Così, poiché né per Mosca né per Washington è possibile tornare ad avere margini di “soft power” verso Europa dell’est ed America del sud, ecco le aggressioni militari. Se entrambi la smettessero sarebbe meglio per tutti, ma chi è disposto a fare il primo passo verso il ridimensionamento? Quale impero ha pacificamente accolto il declino, nella storia?
Senza lottare, senza sconquasso interno? Nessuno.
A me la separazione netta delle carriere può anche andare bene, come il sorteggio per la parte di Csm eletta dalla magistratura e l’istituzione di una Corte disciplinare formata da magistrati. Non riesco però a comprendere la proposta di creare due distinti Csm per magistrati Pm e giudicanti, specie se definita misura di natura liberale.
Il Pm dispone di molti più mezzi per provare la colpevolezza dell’imputato rispetto alle possibilità di quest’ultimo di dimostrarsi innocente, ovvio. Attualmente il potere dell’accusa è limitato soprattutto dall’imposizione costituzionale del Csm unito: l’organo di disciplina per magistrati è formato da Pm e giudici. Di conseguenza non emanerà norme di sottomissione di una figura all’altra, né devianti dallo scopo di appurare la giustizia.
Oggi il giudice controlla chi muove le accuse, entrambi sono “formati” alla ricerca della verità e valutati dallo stesso Csm in base al successo di quella ricerca; domani l’accusatore sarà controllato, formato e valutato da altri accusatori. Questa è una divisione dei poteri che rimuove i controlli reciproci tra i poteri stessi: non è un principio liberale.
Se fossi indagato e difeso da un avvocato d’ufficio, vorrei almeno sapere il Pm (che può perquisirmi la casa, sequestrarmi il pc, intercettarmi il telefono…) limitato dal giudice e alla ricerca della verità. Il rischio della riforma Meloni non è quello paventato dalla Schlein di vedere il Pm controllato dal governo, non ancora: piuttosto il Pm diverrebbe dipendente solo da se stesso.
La Corte disciplinare comune potrebbe sanare delle irregolarità a babbo morto, ma il problema starebbe a monte, in quanto il Pm potrebbe essere mosso dalla sola spinta ad accertare la mia colpevolezza e non anche la giustizia per tutti.
Contrari al ddl Nordio sono tra gli altri Franco Coppi (ex difensore di Berlusconi, e membro di Forza Italia) ed Ernesto Carbone (avvocato e renziano). “Non ho mai avuto l’impressione che un giudice abbia pronunciato una sentenza perché intendeva rispettare il collega dell’accusa”; “Non è che separando le carriere si risolvono i processi lenti”; “Il doppio Csm è il passo per portare il Pm sotto controllo del governo”.
Qui uno potrebbe fare un ragionamento. La separazione tra poteri è un principio liberale spesso sfruttato dal capitale per infilare i propri interessi fra le beghe di magistrati, governanti, politici e banchieri centrali. Se io stesso mi lamento della totale indipendenza politica della Bce, perché non dovrebbe allettarmi l’idea di maggiore controllo politico della magistratura?
Ma questo controllo c’è già: il presidente della repubblica presiede il Csm ed è eletto dal parlamento, che elegge parte del Csm e crea le leggi fatte poi rispettare dalla magistratura. A me pare abbastanza.
Lo scopo del governo potrebbe essere quello di andare verso i modelli tedesco e francese, dove il Pm è influenzato dall’esecutivo, ma è un buon modello? In Germania un 85enne è stato arrestato per un post contro Netanyahu ed in Francia un partito discutibile, ma votato da milioni di persone, è stato squalificato.
Preferisco la giustizia all’italiana, pur nella sua imperfezione che la riforma del governo fa poco per risolvere.
Un’opera come il “Dizionario del diavolo”, paragonabile nella sua ironia cinica, nella sua immediata arroganza e nella sua volgarità dissacrante ai lavori di La Rochefoucauld, Nietzsche e De Sade, potrebbe generare un sentimento ostile al primo approccio, ma basta insistere un po’ per rendersi conto del valore del “realismo umano” di cui è impregnata.
Non è lo sguardo di un cuore arido gettato nel mondo, quello di Ambrose Bierce, quanto l’avvertimento riguardo alla profondità dell’animo umano ed ignorarla per l’abitudine (catena per l’uomo libero) a provare carità verso chi è partecipe dei nostri vizi e considerare egoista chi non pensa abbastanza a noi, nella ricerca dell’applauso (eco degli sciocchi) di cortesia (forma d’ipocrisia più accettabile), è molto più pericoloso che prenderne atto.
Rischia di farci inconsapevolmente vivere, prede dell’autostima (valutazione errata), l’assurdità, la felicità, la malinconia, la moralità, l’imparzialità, l’ingiustizia, la guerra, la gratitudine, la pace, la politica, la trattativa, il perdono e la misericordia esattamente nella forma descritta da Bierce, credendocene al riparo per il ribrezzo perbenista che produce.
La forma del vantaggio verso gli altri.
Nondimeno, proprio questo “realismo umano” ci permette di vedere noi e gli altri come mossi da interessi personali, di famiglia, di gruppo e di parte, determinati dalla società che costruiamo con i gesti di tutti i giorni, sui quali ricamiamo dichiarazioni di principio.
Gli esempi non mancano di certo.
Si parla di incrollabile amicizia e dunque alleanza politica tra Usa ed Ue, nel nome dell’occidente, a tutela della pace e dei commerci e pena l’accusa di mancato patriottismo?
Amicizia: barca abbastanza grande da portare due persone col tempo buono.
Alleanza: unione di due ladri ognuno dei quali ha tanto profondamente cacciate le mani nelle tasche dell’altro da non poter rapinare un terzo.
Politica: lotta di interessi mascherata da disputa di principi.
Occidente: parte di mondo le cui prime industrie sono l’omicidio e la truffa, cioè guerra e commercio.
Pace: periodo di truffe tra periodi di guerra.
Commercio: transazione in cui A deruba B dei beni di C e B, in compenso, ruba a D il denaro di E.
Patriottismo: prima risorsa dei furfanti.
Ad un’analisi storica, gli Usa sembrano comportarsi verso i loro alleati adottando l’estremo cinismo di Bierce o l’ingenuo buonismo di Meloni e VdL? E quale dei due è più pericoloso, tra l’assecondare le pretese di un impero debole, aggressivo verso tutti ed il rendersi conto dei mutevoli rapporti di forza, come degli interessi?
Infine, il rischio di crederci migliori di quanto in realtà siamo porta addirittura a corrompere la nobiltà di alcuni gesti tra i più nobili: in una società falsata dal moralismo, l’azione di “aiutare” potrebbe assumere i connotati del Dizionario: aumentare il numero degli ingrati.