Ma che storia potrà mai essere, se nasce virtualmente, sui canali social, se a colpire l’altro/a è la nostra immagine per come preferiamo renderla visibile e se la differenza dalla realtà è del tutto evidente, dopo qualche frequentazione?
Il nuovo “mostro” ha 52 anni e tu 29, potrebbe essere tuo padre, lavora in una società di suo padre di cui “non ricorda il nome”, è stato un trafficante di auto di lusso, arrestato per evasione di 6 milioni di euro, non ha un lavoro stabile, ma vive da nababbo ed è appassionato di coltelli e pistole: come hai fatto, dopo un paio di incontri, a non salutarlo per sempre?
Che ci si possa realmente innamorare di un tizio simile, lo escludo.
Ci si può innamorare della vita mondana cui un tizio simile potrebbe fare accedere e questo è veramente drammatico.
Si parla di patriarchi, ma qui non ce n’è alcuno.
A lui sono mancate del tutto le discussioni, le salutari legnate e gli insegnamenti autorevoli sul “giusto” e lo “sbagliato”.
Io sono tuo padre, so cosa è giusto per te e posso mostrarti come ottenerlo, tramite la disciplina, il sacrificio del piacere immediato, l’impegno nel lavoro per il benessere della famiglia; questo mi ha permesso di crescerti e se mi imiterai potrai crescere i tuoi figli in modo adeguato: se lo sarà sentito fare un discorso simile Soncin? Gli avrà fornito un buon esempio suo padre pagando per i suoi lussi, senza badare alle iniziative fallite ed ai guai giudiziari?
Il padre di lei è invece stato assente nel momento cruciale della crescita della figlia. I giornali ne parlano come di un muratore onesto, che si è ristrutturato un vecchio mulino per crescere le figlie con la moglie, caduto da un’impalcatura nel 2008 e rimasto incosciente da allora.
Sarà un ragionamento patriarcale il mio, ma se la famiglia non fosse stata toccata da una tragedia e privata di un riferimento umano e materiale, affidabile ed esemplare, credo proprio Pamela non sarebbe stata trascinata nel gorgo di Soncin. Non avrebbe nemmeno preso parte ad un demenziale reality in stile Temptation Island nel quale ha dovuto “tentare (nuda) un bel ragazzo (nudo)”.
Sarebbe forse stata meno suscettibile alla forma, alle auto di lusso ed alle serate chic, ciò che ha consentito al mostro di insinuarsi nella sua vita.
Poi, rimane per me un mistero inaccessibile il fatto che per sgomberare da una cascina senza corrente tre persone le forze dell’ordine si siano mosse con oltre 30 agenti alle tre del mattino, mentre per Soncin nessuno abbia potuto intervenire prima dell’irreparabile.
Forse l’ultimo non sarà il caso, ma quando si parla al telegiornale di un atto inconsulto di un figlio nei confronti dei genitori, spesso il giornalista trova lo spazio per inserire la frase “era una famiglia normale, felice e priva di tensioni, dunque il gesto è incomprensibile”: io credo sia proprio la mancanza di tensione a rendere comprensibile il gesto, perché non può bastare relegare un’azione nel campo dell’inspiegabile quando spaventa.
Tra genitori e figli deve esserci la tensione generata dalla mediazione fra la realtà e la fantasia, la tensione della verità. La verità è qualcosa che ci si può risparmiare tra parenti alla lontana, per non guastare i rapporti formali, tra amici, per evitare lo scontro, o anche tra fratelli accomunati solo dalla linea genetica o coppie fondate sulla reciproca onestà menzognera. Tra genitore e figlio non ci si può risparmiare nulla.
Un buon insegnante deve portare lo studente a possedere determinate conoscenze e non può risparmiargli una realtà di disciplina, applicazione e sacrificio momentaneo per un beneficio futuro; un buon medico deve garantire al paziente un determinato benessere e non può risparmiargli una realtà di rischi inevitabili, soluzioni probabili e sacrificio momentaneo per un beneficio futuro.
Non basta impegnarsi se non consegui un risultato alla tua portata, non basta sperare se non rispetti il tuo corpo; non serve ad imparare sentirsi dire bravo, non serve a guarire evitare di soffrire.
La realtà è un tavolino di vetro: ha delle regole, ti resiste e non lo puoi modificare. Se ci metti sopra un masso, perché ci starebbe proprio bene, andrà in pezzi; se ci cammini attorno a piedi nudi, perché sei proprio comodo, il tuo piede andrà in pezzi; se i tuoi genitori lo avvolgono di pongo, perché è proprio sicuro, tu non vedrai mai quant’era bello e rovinerai il salotto di qualcun altro. O, peggio, darai ad altri la seccatura di portarti all’ospedale, aspetterai delle ore, tu chiamerai l’assicuratore, l’altro l’avvocato, finirete in tribunale e tu ci arriverai claudicante perché, parlando al telefono, non hai capito che avresti dovuto tenere la fasciatura tre settimane e non tre giorni.
Un buon genitore non nasconde gli spigoli della realtà, non risparmia sulle regole della realtà e non abbellisce le realtà che potrebbero urtare i canoni del figlio.
Se in una famiglia non c’è tensione, allora non c’è spirito di resistenza al sacrificio dei desideri fantastici, non c’è allenamento al rispetto di regole individuali per il bene comune, non c’è verità e non c’è amore per la ricerca di verità tramite dolore, impegno nel mondo.
Dunque per Meloni Al Sisi era “amico di Renzi”, Erdogan un “sultano islamico” finanziatore “dell’estremismo integrale”, come il Qatar “Stato fondamentalista” e l’Arabia Saudita da “escludere dai mondiali di calcio”, perché lì “c’è la pena di morte per adulterio ed omosessualità”. Durante i massacri israeliani, per due anni, è stato tutto un susseguirsi di “mi spiace per i palestinesi, ma con Hamas non si tratta”. Non si tratta nemmeno con gli ayatollah.
Adesso che Trump ha costretto Israele a scendere a patti esattamente con tutti i soprannominati, allora bisogna ringraziarlo e correre in Egitto per partecipare alla festa imbandita dalla peggior risma di tirannosauri, farsi una bella foto. Ma non sarebbe stato meglio rimangiarsi tutto autonomamente invece che farlo evidentemente dopo il cambiamento di umore di Washington?
Che ci vuoi fare, è la realpolitik.
No, casomai è l’americanpolitik.
La realpolitik dovrebbe almeno garantire la soddisfazione degli interessi italiani, ma questo vorrebbe dire prendere immediatamente un aereo per Mosca, ignorare l’Ucraina e l’ambiente per tornare a sfruttare il gas di Putin, certo non diverso da Erdogan o Al Sisi, e dare respiro all’industria. Realpolitik avrebbe voluto dire non rinunciare del tutto alla Via della Seta, tanto beccare la pena di morte in Cina è facile come beccarla in Arabia Saudita, per avere un’arma in più contro il ricatto trumpiano dei dazi, avrebbe voluto dire ignorare le stragi di Hamas e colpire i cittadini israeliani con sanzioni severissime, essendo molto più pericolosa per l’Italia una rivolta di stampo islamico rispetto ad una ebrea, visti i numeri.
La realpolitik è una cosa seria, per cui serve pelo sullo stomaco; la nostra è semplice sudditanza e per questa è sufficiente lisciare il pelo altrui.
Sappiamo tutti che gli Stati Uniti hanno un problema di debito verso l’estero, simile a quello della Francia: importano troppi beni che non producono più e sono ormai andati i bei tempi in cui i dollari potevano essere stampati senza problemi ed i titoli del debito americano erano più ricercati dell’oro.
Ora, se io non avessi modo di rafforzarmi, dovrei, in un mondo competitivo, provare ad indebolire i miei avversari. Le armi potrebbero essere due: imporre dazi ai paesi da cui importo troppo o creare dei guai agli stessi paesi, magari sfruttando delle tensioni latenti tra quelli ed altri paesi miei rivali. La differenza tra Trump e Biden è formalità: mentre Trump è un buzzurro, offende gli alleati platealmente e ne provoca su twitter i nemici, Biden era più sagace, scatenava guerre tra rivali simulando empatia per gli alleati che, distratti, non si accorgevano dei dazi.
L’unica situazione in grado di mandare in crisi i rapporti tra Europa (non Ue) e Russia era quella ucraina. Guarda caso Putin è uscito di senno decidendo di tuffarsi nella trappola del Donbass al momento giusto, che colpo di fortuna! Su questo ho già espresso fino alla nausea la mia opinione: la vera guerra per procura innescata dagli Usa riguarda Europa e Russia. A pagarne le conseguenze sono ucraini, russi ed europei, assoggettati da regimi differenti fra loro come Trump e Biden.
Se attuassi tale strategia dovrei, in un mondo competitivo, aspettarmi lo stesso atteggiamento da parte dei miei rivali. Prima del 7 ottobre, era bell’e fatto il corridoio IMEC: un canale commerciale, alternativo alla via della seta cinese, a connettere India, Emirati Arabi, Arabia Saudita, Giordania, Israele ed Europa. I paesi scontenti furono in primis Iran (circumnavigato) e Qatar (in disaccordo con l’Arabia ed Israele), ma anche Turchia (punta molto sulla Cina) ed Egitto (temeva di perdere introiti del canale di Suez).
L’unica situazione in grado di mandare in crisi l’IMEC era quella palestinese, guarda caso riaperta dalle stragi di Hamas prima ed Israele poi. Se dopo due anni la pace viene firmata da Trump in Egitto, mediata da Turchia e Qatar ed accettata dall’Iran, la mia opinione è la seguente.
Netanyahu e Trump (e Biden) hanno in questi mesi “sistemato” la questione palestinese (devastando Gaza ed impoverendo al massimo i civili), azzoppato seriamente le capacità militari iraniane e ricompensato adeguatamente Qatar (alleato agli Usa come un membro NATO o quasi), Turchia (presente in Siria e a Gaza, vicino a Tel Aviv) ed Egitto (padrone di casa delle trattative). Hamas è stato trattato da interlocutore alla pari ed Israele potrà rigenerarsi dopo una guerra estenuante. Questa è la pace degli interessi.
Gli interessi americani sono concausa della fine della guerra in Medioriente e della continuazione della guerra in Ucraina. Non c’è nessun miracolo, si tratta di rapporti economici.
L’Unione europea, fa male scriverlo, conferma la sua natura sorpassata di apparato di assoggettamento delle economie nazionali del vecchio continente alle esigenze americane, ritenute le più importanti. Peccato siano finiti gli anni ‘90. Contro la Russia sono state emanate sanzioni tali da spazzare in qualche mese trent’anni di relazioni commerciali, mentre ad Israele è stato lasciato campo libero nella distruzione di un popolo ed i bombardamenti sull’Iran sono stati salutati come benefico “lavoro sporco al posto nostro”.
Italia e Germania, i due sconfitti, hanno lavorato alacremente per proteggere la macelleria israeliana, denunciando Putin come pericolo esistenziale e bloccando ogni progetto di apertura alla Cina. La Francia sta venendo costretta ad ingoiare il boccone amaro della sovranità limitata dai mercati e la Grecia fu a suo tempo colpita dalla Troika per educare i possibili emuli. Quattro paesi gloriosi sono stati sottoposti alla tutela dei Baltici e subiscono rimproveri morali da Polonia ed Ucraina, che non vedono l’ora di trascinarci in una marcia della morte nella steppa.
È un incubo e purtroppo non sto dormendo.