Meglio perdere come Russell che vincere come Antonelli

L’ha detto lui, Kimi Antonelli, che quest’anno Pouhon si percorre in pieno “per via del deployment”: perché l’auto di formula uno approccia la curva con la velocità dell’auto di formula due, in percorrenza, la centralina decelera ulteriormente per caricare la batteria. Una curva tecnicamente difficile e fisicamente impegnativa, è stata resa semplicissima e rilassante: da 6.5 a 4.5 G. La fine del Kemmel sembra non arrivare mai, a Blanchimont occorre scalare per non far morire il motore e, pochi metri prima del traguardo (vista la vicinanza della Bus Stop) bisogna ovviamente alzare il piede! La stessa cosa per curve 1 e 130R di Suzuka, per Coopse, Maggots, Becketts e Stowe di Silverstone e lo stesso accadrà per i rettilinei prima di curva 1 di Monza e Città del Messico e di curva 12 di Austin. Vista la rilevanza dei rettilinei di Messico e Texas, figuriamoci cosa ne sarà dei relativi Snake. Non parliamo nemmeno di ciò è accaduto tra Melbourne e Shanghai, di ciò che ricapiterà tra Baku e Las Vegas e ringraziamo Trump per averci risparmiato Gedda. Generalmente, in questi circuiti storici o caratteristici del mondiale, si premeva l’acceleratore a fondo sulla parte dritta e ci si sfidava a chi premeva più tardi il freno nella parte guidata. Decisioni del pilota. Oggi ci si sfida a chi rallenta di più in curva, per riuscire a trascinarsi sul rettifilo, e a chi alzerà il piede al momento più giusto. Decisioni degli ingegneri. Ripeto: Melbourne, Shanghai, Suzuka, Silverstone, Spa, Monza, Città del Messico, Austin, Baku, Las Vegas e Gedda: 11 circuiti (forse 13 con Miami e Spielberg) nei quali l’ascolto degli ingegneri e la cautela da tassinari pagano più di capacità di guida e spirito d’iniziativa. La ripartizione della potenza al 50% tra motore e batteria è solo formale, perché nella sostanza la parte elettrica conta al 100% per riuscire a non perdere 30 km/h sul dritto rispetto agli avversari che hanno guidato in curva come pensionati e questo significa favorire la mediocrità. Ipotizziamo questa particolare configurazione sia la più efficiente. Facciamo un esercizio assurdo e diciamo che le vetture attuali sono 20 secondi al giro più veloci di quelle dello scorso anno. Fingiamo che la velocità persa in curva venga poi recuperata nei rettifili, consumando la metà del carburante. Ciò non cambierebbe il fatto che la formula uno attuale sia “molto più facile dell’anno scorso” e le curve impegnative siano divenute “stazioni di ricarica”. Parole dell’ingegner Mazzola. La formula uno è una competizione sportiva. La competizione sportiva è una rappresentazione drammatica della vita umana. Il dramma prevede eroi e sconfitti che si cimentano in attività inaccessibili agli uomini comuni. Il pubblico ha pietà degli sconfitti e rispetto degli eroi. Se la formula uno coltiva in chi la pratica doti comuni (frenare in curva), allora il dramma diventa una farsa. L’eroe diventa caricatura, lo sconfitto pupazzo, il pubblico starnazzante e la competizione spettacolo. Allora la formula uno non ha più senso d’essere seguita. Antonelli e Hamilton hanno compiuto un balzo prestazionale insensato, Lawson sembra un vero pilota, Lindblad va facilmente a punti, Colapinto sta davanti a Gasly e Hadjar tiene il passo di Verstappen. Leclerc ha dovuto cambiare stile di guida e Russell cede all’istinto di grande pilota, facendo le curve più velocemente di Antonelli. Lo scorso anno ciò gli ha consentito di batterlo sempre e la scusa dell’esordiente non tiene: Verstappen ha dato filo da torcere a Ricciardo dal giorno 1 e Leclerc nel 2019 mandò in crisi Vettel, mentre Russell, in quella mezza gara di Bahrain 2020, diede un’umiliazione a Bottas. Dire che questa formula uno è degna della sua fama, soltanto perché Antonelli è italiano, è disonesto. Dire “bravo” a chi eccelle nella mediocrità è irrispettoso. Chiedere a veri piloti di adattarsi a guidare un autobus è antisportivo.

Spa '26

ANTONELLI 8 Passeggiata di salute resa lievemente più gravosa da un (vero) pilota rosso (di rabbia). RUSSELL 5 Non ha ancora accettato la necessità di dover cambiare stile di guida. Parere personale. LECLERC 10 Dinamite nel piede, certamente è più lui ad avvicinare il limite della Ferrari che Antonelli quello della Mercedes. HAMILTON 7 La sua peggior versione di quest’anno è il doppio della migliore dello scorso, ma se si distrae troppo Leclerc lo mangia. VERSTAPPEN 9 Il più virtuoso non chiude secondo per questioni virtuali. HADJAR 9 Aiuta Max, parte ultimo e arriva davanti a Norris (veloce) senza cambiare le gomme. PIASTRI 5 Stinto, più stinto dell’orribile tinta McLaren. NORRIS 7,5 Regolarmente più ficcante, lesto e pimpante di Piastri, credo sia il vero punto di forza della squadra. BORTOLETO 10 Uno dei più grandi rimpianti di Carlo Ancelotti è non avergli potuto affidare le chiavi del pullman verdeoro. HULKENBERG 0 Resiste, irriducibile, a quota zero punti! LINDBLAD 8,5 Un liceale spatentato arriva in Formula 1 e sembra Harry Kane. LAWSON 5,5 Prima vera flessione del fin qui buonissimo campionato per il neozelandese. COLAPINTO 7,5 Enzo Fernandez! GASLY 5 Didier Deschamps. BEARMAN 6,5 Risolve con una fucilata la situazione tesa con Ocon. OCON 4,5 Sparring partner più che partner in crime. ALBON 6 Nessun miracolo tra le Ardenne. SAINZ 6 È lo spagnolo più triste del mondo in questo lunedì. BOTTAS 6 A Raidillon toglie quattro marce. PEREZ 6 Non supera la fase a gironi. ALONSO 7 Xavi, Puyol e Sergio Ramos si accontentano di guardare dalla tribuna d’onore. Lui sopporta l’onere di guidare l’Aston. STROLL 6 Dimentica di scalare a Blanchimont e grippa tutto.

La formula della mediocrità?

Sarà un po’ troppo forte da dire, ma secondo me la Formula Uno attuale esalta la mediocrità dei piloti. Antonelli ha definito del tutto innaturale il modo di guidare imposto dalla ripartizione 50%/50% tra motore termico e batteria, percentuale che rende preponderante la gestione delle risorse rispetto alle capacità del pilota di portare la macchina al limite. La caterva di sorpassi venduta come grande bellezza è dovuta alla disponibilità energetica, non all’intuizione di chi azzarda la manovra disperata. Sono sorpassi determinati dal calcolo ingegneristico, chi li compie non potrebbe non farli e chi li subisce non potrebbe evitarli, avvengono in accelerazione e non in staccata e, in definitiva, rendono un circo uno sport nato per essere drammatico. I tifosi dovrebbero avere il tempo di commuoversi apprezzando l’eroismo di una traiettoria nuova, non inferocirsi per non aver visto il 174esimo scambio di posizioni in 5 giri. Fino alla scorsa stagione, non c’erano molti dubbi riguardo i piloti più forti. Verstappen, Leclerc, Russell. I migliori. Riuscivano a frenare più tardi, controllare il posteriore e ottimizzare le traiettorie per generare ritmo, senza bruciare subito gli pneumatici. Se finivano nel traffico, superavano dove gli avversari l’avrebbero ritenuto meno probabile. Oggi esattamente questi sono i piloti più in difficoltà. Lawson è risorto, Lindblad sembra veterano, Colapinto ha avvicinato Gasly, Antonelli ha fatto un salto di prestazione enorme (Verstappen e Leclerc hanno impiegato molto più tempo per maturare), Norris va meglio di Piastri regolarmente, Hamilton ringiovanisce che neanche Jane Fonda e Hadjar regge l’urto olandese con dignità. Possibile che tre fenomeni non sappiano più guidare un’auto? Possibile che, nello stesso tempo, sei normali/esordienti/pensionati siano stati rivitalizzati e un altro fili come Schumacher? Al di là di chi vince o perde, il nuovo regolamento favorisce la massima disponibilità ad applicare strategie definite dagli ingegneri, senza lamentazioni o iniziative non pianificate e giustificate dall’onnisciente simulatore. Le abilità di guida sono puntualmente punite sui rettilinei e rese superflue dalla denunciata preponderanza della parte elettrica e della sua gestione sulle capacità del singolo. Mancanza d’iniziativa, di propensione al rischio e disponibilità a farsi trattare come variabile di un’equazione, chiedendo all’ingegnere quando fare cosa. Badando a evitare la domanda sacrilega: perché? Che cosa sarebbe tutto ciò se non la mediocrità al potere? Altra domanda: a che cosa serve seguire uno sport se non coltiva e premia in chi lo pratica il coraggio, l’amore per il rischio, la volontà di scoprire i propri limiti e le doti eccellenti?

Silverstone '26

Pagelle inglesi. LECLERC 9 Da zero a cento grazie ad un, usando le sue parole, “cambiamento filosofico” tra sabato e domenica. HAMILTON 6 o 5 Nel momento in cui scrivo potrebbe addirittura uscire dalla zona punti per non aver rispettato le bandiere gialle. Dopo falsa partenza. RUSSELL 6,5 Niente più di un risultato platealmente immeritato potrebbe addolcirgli il momento amaro. Il mondiale resta aperto e lui potrà solo migliorare. ANTONELLI 9,5 Non sbaglia nulla eccetto la qualifica del venerdì, avrebbe vinto la gara a mani basse. NORRIS 7,5 Per quanto mi riguarda (e mi ripeto) quest’anno sta guidando come si deve. PIASTRI 5,5 È regolarmente battuto in qualifica e spesso pure in gara dal collega aranciato. HADJAR 7,5 Scommettiamo che per lui la Red Bull va benissimo così com’è? VERSTAPPEN 6 Alla fine getta il volante in tribuna, ma si difende da leonissimo su Russell e Hamilton. LAWSON 8 Capitano silenzioso dell’aggancio inaspettato all’Alpine. LINDBLAD 266 I giri consecutivi piantonato dietro al compagno di marca. Forse crede sia ciclismo… BORTOLETO 8,5 Grande piazzamento a punti con un’Audi che pare una familiare piena di valigie e con le bici da cross sul tetto, in coda sull’Autosole. HULKENBERG 6 Non ne vuole sapere di sciogliere il mitico quartetto dei senza punti. COLAPINTO 6 Soddisfazione personale. GASLY 6 Luna di miele calante con la sua Mercedes rosa e blu. BEARMAN 6,5 La Hass non ha niente da dargli. OCON 5,5 Alla Haas non ha più niente da dare. SAINZ 7 Provi Antonelli ad issare dodicesima questa carriola della Williams! ALBON 4,5 Nelle due qualifiche prende distacchi incredibili dal torero. PEREZ 5 Batte Bottas. E capirai. BOTTAS 3 Di nuovo dietro Perez. E capirai. ALONSO – STROLL 5 Catastrofe.
TORNA SU