Austria '26

IL SIGNORE DELL’ANELLO RUSSELL 9 L’astuzia di ieri gli agevola un ritorno al futuro nel quale s’immagina campione del mondo. ANTONELLI 7 Dieci punti che potevano tranquillamente non andare concessi al rivale/compagno. VERSTAPPEN 10 Brillante più della sua Red Bull, accorto nella gestione delle McLaren, lesto nel risolvere la bega Antonelli-Leclerc e implacabile nel punire Hamilton. Il signore dell’anello austriaco. Se la macchina resta questa, sarà della partita per il titolo. HADJAR 6 Parte eccessivamente lontano stavolta. PIASTRI 8 La migliore versione di sé da Olanda 2025. NORRIS 5 I sorpassi patiti in partenza gli tolgono l’iniziativa strategica. HAMILTON 7,5 Guida bene, ma la strategia multicolore lo manda ai pazzi. LECLERC 5 Al di là del fuoco paglierino della qualifica subisce umiliazioni in serie, all’esterno. Crisi del settimo anno. LAWSON 8,5 Afflitto da rogne tecniche di ogni tipo, alla fine resta al tavolo d’onore. Purtroppo mette sotto i denti giusto un paio di grissini. LINDBLAD 007 Da tre gran premi segue il compagno come un agente sotto copertura. È la sua ombra da 214 giri a questa parte! BORTOLETO 7 Una sudata del genere per sfiorare la zona punti è quasi tortura psicologica. HULKENBERG 5 A fargli compagnia a quota zero punti ci sono Perez, Bottas e Stroll. Eravamo quattro amici al bar… GASLY 6 La magia di Barcellona non potrà riuscire molte altre volte. COLAPINTO 5 Prende una terrificante scoppola in qualifica e in gara non si nota mai. BEARMAN 5,5 I termini della sua presunzione d’innocenza a sfavore dell’inadeguatezza della Haas si vanno assottigliando. OCON 4,5 Per lui ormai è subentrata la prescrizione. ALBON 4 Una cosa la centra: il paletto. SAINZ 6 Ma dov’è capitato il povero torero? PEREZ – BOTTAS 9 Danno vita a una bellissima sfida a chi si ritira prima! ALONSO 5 Ignora le bandiere blu, vandalizza la corsia box… un giorno di ordinaria follia. STROLL 4 Istigatore a delinquere.

Un calcio al caldo

In questo periodo fa caldo e non si vede un gran bel calcio. Ieri sera la Francia ha mostrato delle terrificanti limitazioni difensive contro una Norvegia che, da quel punto di vista, non è stata molto migliore. Nelle squadre africane riponevo grandi speranze. Congo, Ghana e Capo Verde hanno compiuto tre imprese bloccando Portogallo, Inghilterra e Spagna, ma le più attrezzate di talento mostrano la solita tendenza di imitare il gioco all’europea. Senegal e Costa d’Avorio hanno raccolto, contro Francia e Germania, cinque gol e gli applausi di Lele Adani. “Giocano AL calcio!”. Perché c’è UN calcio e lui ne è sacro custode. Se pensate esistano il calcio che vince e il calcio che perde e il primo sia l’unico fatto bene, ricredetevi! Sopravvissute ai gironi insieme all’Egitto, più che altro grazie alla modestia di Iraq, Curacao e Nuova Zelanda. Bene il Marocco. Qatar e Arabia Saudita pensavano fosse il mondiale di Padel. Sempre secondo Adani, Marcelo Bielsa è un genio della panchina e infatti l’Uruguay è riuscito a farsi buttare fuori da arabi e capoverdiani. Spero comunque il titolo possa andare ad una sudamericana, magari il Brasile: ho provato a tradurre in portoghese/brasiliano alcune mie poesie e prendono tutto un altro suono, sembrano addirittura vere poesie! Non male le asiatiche, la Corea del Sud sembra avere margine di miglioramento. Riguardo le europee nutro una repulsione verso il nord. Germania, Austria, Svizzera, Austria, Olanda, Belgio, Svezia e soprattutto per la Norvegia: europeisti con la Corona, progressisti con la monarchia, ambientalisti col petrolio, anti-putiniani con gli ucraini, socialisti col fondo sovrano. La Spagna mi fa purtroppo pensare all’arroganza di Fabregas. Tra gli ex imperi francese e portoghese preferirei il secondo, anche se temo il damerino 41enne possa mandare tutto allo scatafascio. Detto ciò, “caldo” e “calcio” sono termini che si somigliano molto e mi sembra patiscano problemi comuni. Il caldo è innescato da un sistema commerciale fondato sulla produzione ai fini del consumo. Le diverse aree del pianeta sono caratterizzate da diverse disponibilità di risorse, popolazioni, capacità fiscali, valute, tutele sociali. Senza una volontà regolatrice comune, si è instaurato un sistema per cui chi “produce più di quanto consuma” e chi “consuma più di quanto produce” non ha reali incentivi a cambiare le cose. Chi esporta cerca quote di mercato per prodotti in eccesso, chi importa scatena la gara a chi produce ancora di più o estrae risorse ambientali. Paesi pieni di debiti e con valute forti sono in grado di concentrare risorse (umane e materiali) che aumentano ulteriormente le differenze di cui sopra. Altri paesi si sono adattati al meccanismo e si arricchiscono sulle dipendenze del resto del mondo. Da questo processo scaturiscono inquinamento e costi sociali della circolazione frenetica delle persone. Concentrazione e circolazione affliggono anche il mondo del pallone (tondo proprio come il mondo). Ci sono squadre piene di debiti e con proprietà ricchissime in grado di concentrare il talento tramite campagne acquisti stellari e squadre che si sono adattate ad un modello nel quale si finanziano vendendo giocatori ipervalutati al miglior offerente. Troppo import da una parte ed export dall’altra. Nella palude di mezzo sguazza una pletora di procuratori, intermediari, manager, capi federazione e commentatori. Sempre nella palude prosperano le zuffe tra giochisti/difensivisti e ambientalisti/consumisti o frugali/cicale e cosmopoliti/zoticoni. In definitiva, la disputa tra virtuosismo e debolezza offusca il dibattito sulle possibili soluzioni per limitare la concentrazione del talento e la circolazione delle risorse. Occorre un insieme di regole condivise che renda sconveniente perseguire il massimo livello tanto del consumo quanto della produzione.

Barcellona '26

GOAT La Ferrari ha osato, per una volta, la strategia dell’aggressività, ha fatto ciò che avrebbe dovuto fare a Monaco. Con una macchina contro due, ha osato ciò che di solito si osa con due macchine contro una. La sosta anticipata di Hamilton ha tolto l’iniziativa alla Mercedes, l’ha costretta a richiamare Russell e mettergli alle spalle un Antonelli sempre in vantaggio di gomma. Mentre i tedeschi cercavano di evitare il crollo nervoso di Russell e placcare l’irruenza di Antonelli, senza far implodere la squadra, Hamilton ha costruito impeccabilmente la vittoria numero 106. Poi, il colpo di fortuna della safety car, perché la fortuna si concede, a patto di farle capire che la vuoi, che tu sei quello giusto! HAMILTON 10 Viva il Re (Nero), morte ai cattivi consiglieri (pardon, ingegneri!). LECLERC 6 Gli manca, più del guizzo per prendere il quarto posto, la fiducia nella macchina: non era mai successo. RUSSELL 6,5 Lento, lentissimo. La strategia aggressiva della Ferrari manda a rotoli la sua. ANTONELLI 7 Grazie alla sosta di Hamilton è sempre in vantaggio di gomma su Russell. NORRIS 8 Certo, si lascia guidare dal muretto, ma sta capitalizzando tutto il poco della McLaren. PIASRI 4,5 Piastri : Norris = Russell : Antonelli. Solo da molto più tempo! VERSTAPPEN 7,5 Sto perdendo sto perdendo sto perdendo tempo, in questo amore disperato. HADJAR 6 Alla fine della fiera è uno dei più resilienti compagni di Max. GASLY 8,5 Ha raggiunto un’ottima dimensione di solidità: fossi stato un po’ più giovane. COLAPINTO 8 Incassa il più amaro degli ordini di scuderia, peraltro non del tutto giustificato. LAWSON 8,5 Ci sono tutti i presupposti per una grande battaglia con Gasly. LINDBLAD 7,5 Se continuerà con tanta concretezza, la ex Toro Rosso se la giocherà con la ex Renault. BORTOLETO 5,5 Tra un ritiro e l’altro. HULKENBERG 6,5 Peccato, aveva il giusto piglio stavolta. SAINZ 6 Nelle retrovie. ALBON 6 Primatista di presenze in Williams. Ai nipoti racconterà: “ragazzi, ho guidato per una squadra che era fortissima. Poi sono arrivato io…”. OCON 6,5 Durissimo col collega d’ufficio Bearman. BEARMAN 6 La Haas non gli concede granché e certo questo Hamilton non gli concederà facilmente il posto in rosso. PEREZ 6 Per me il suo lo fa. BOTTAS 4 Riesce a prenderle da Perez. STROLL 5 L’immagine dello scatafascio. ALONSO 5 Costretto a partire dalla corsia box pur di evitare l’onta della partenza dall’ultima casella.

Provare paura o paura di provare?

La Ferrari ha perso un’occasione. Non dico di vincere la gara, per carità, ma almeno di creare qualche grattacapo in più ad Antonelli che ha compiuto una grande impresa, ovvio, ma solo perché gliel’hanno permesso. Al giro 20, la classifica era: Antonelli a +5.3 secondi da Hamilton, a +11.7 da Leclerc, a +26.4 da Russell. Considerando che la sosta costava 19 secondi, Hamilton avrebbe potuto fermarsi e rientrare davanti a Russell. Antonelli invece avrebbe dovuto guadagnare altri 8 secondi su Leclerc per potergli stare di fronte. È riuscito a farlo comunque, ma al giro 34. Se la Ferrari avesse richiamato Lewis anziché aspettare il giro 28, Antonelli avrebbe avuto tre scelte: fermarsi subito e rientrare magari davanti a Hamilton e sicuramente dietro a Leclerc; costruire il gap su Leclerc e probabilmente perdere la posizione su Hamilton; aumentare il passo tanto da staccare Leclerc e annullare la sosta anticipata di Hamilton. Avrebbe potuto prendere la terza strada, al prezzo di assumersi dei rischi e con il tarlo nel casco “avrò preso la decisione corretta? E se, e se…”. Una monoposto lanciata a 300 all’ora tra i muretti sull’asfalto a 50 gradi non è il posto migliore per certi rimuginii. Le gomme di Hamilton non sarebbero durate. È la classica obiezione cui si potrebbe rispondere che Stroll e Alonso hanno percorso oltre 50 giri con gomma rossa, Sainz e Perez oltre 50 con la gialla, addirittura 68 Lindblad e Hulkenberg oltre 50 con la bianca. Hamilton avrebbe dovuto compierne 58 con la bianca, gli stessi che è riuscito a sostenere Ocon, risalito al traguardo di 8 posizioni. Cadillac e Aston Martin non sono paragonabili a Ferrari? Alpine e McLaren si e Norris ha tenuto la gialla per 43 giri, Piastri 49 e Gasly 45. E se anche le gomme di Hamilton fossero crollate prima dei 58 giri, questo avrebbe potuto impedire ad un Lewis ipoteticamente davanti di mantenere la posizione su Antonelli? Ai giri 34 e 36 Norris e Russell hanno registrato tempi relativamente di 1’17’’67 e di 1’’16’24, quasi un secondo e mezzo di differenza di passo. A quel punto hanno ordinato a Norris di bloccare Russell e al giro 41 Lando ha rallentato fino al clamoroso 1’20’’88, 4 secondi e mezzo più piano del ritmo di Russell il quale non ha potuto far altro che rimanere dietro. Se Norris a bordo di una McLaren non proprio brillante è riuscito a tenere dietro una Mercedes più veloce di 4 secondi, perché non avrebbe potuto farlo con un’ottima Ferrari un pilota da 104 vittorie sul groppone? Forse Hamilton avrebbe avuto un ritmo troppo alto per rubare la posizione ad Antonelli e la sosta anticipata avrebbe magari peggiorato le cose, ma, ripeto, un grandissimo Kimi ha impiegato 34 giri per staccare il non miglior Leclerc. Il punto è che ti chiami Ferrari, non vinci da 589 giorni, sei a Monaco, la fortuna ti mette nelle condizioni di avere due piloti contro uno e tu cosa fai? Nulla. Strategia regolare, lasci un pilota in uno stato psicofisico eccezionale con una macchina meravigliosa libero di fare il bello e cattivo tempo, di gestire il suo ritmo indipendentemente da tutto e non crei alcuna pressione alla sua squadra. Santo cielo, prova a prendertela, la dannata vittoria! Bravo Antonelli, ma se gli srotoli il tappeto rosso…
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