Il Milan non ha 21 punti in classifica perché gioca bene.
Il Milan ha 21 punti in classifica, quindi gioca bene.
Il Milan non ha vinto perché ha giocato bene.
Il Milan ha vinto, quindi ha giocato bene.
Allegri non vince perché è un grande allenatore.
Allegri vince, quindi è un grande allenatore.
Maignan non para il rigore perché è un grande portiere.
Maignan para il rigore, quindi è un grande portiere.
Pavlovic non sbaglia non perché è un grande difensore.
Pavlovic non sbaglia, quindi è un grande difensore.
La Roma non ha giocato male e quindi ha perso.
La Roma ha giocato male perché ha perso.
Dybala non ha giocato male e quindi sbagliato il rigore.
Dybala ha giocato male perché ha sbagliato il rigore.
Il Milan non andrà in Champions se sarà una buona squadra.
Se andrà in Champions, il Milan sarà stato una buona squadra.
Il Milan non vincerà lo Scudetto se sarà una grande squadra.
Se vincerà lo Scudetto, il Milan sarà stato una grande squadra.
Si può perdere contro il Pisa, contro i pisani, gente che inizia a costruire una torre e, nonostante stia venendo su storta, continua imperterrita, così, tanto per violare la fisica? Gente che si mette in testa idee pazzesche, tipo la terra che ruota intorno al sole, così, tanto per creare scompiglio? Gente che chiama una scuola per geniacci “Normale”, così, tanto per far sentire inadeguato chi non ci arriva, per stravincere? Gente che s’inventa una sequenza che ricorre ovunque, così, tanto per essere come il prezzemolo? Gente che sovverte con un tratto di penna il rapporto tra Tesoro e Banca Centrale, così, tanto per dirsi austeri con i sacrifici degli altri?
No e infatti abbiamo pareggiato, non saranno tre punti, ma per il Milan concludere la quadriglia Napoli-Juve-Fiorentina-Pisa con otto punti è più che sufficiente.
Specialmente ora che si palesa il grosso problema di aver costruito una squadra da export, infarcita di stranieri che fanno il giro del mondo in ottanta paesi per frantumarsi in un’amichevole contro Samoa Orientale del Nordovest australe.
Specialmente ora che la Juve ha mostrato di aver acquistato un paio di bidoni mica da ridere, l’Inter confermato una difesa geriatrica, il Napoli confessato di non saper cosa diavolo farne di otto acquisti più il soprammobile De Bruyne, la Roma dimenticato come si faccia a buttarla dentro, l’Atalanta e la Lazio accantonato gli svolazzi e la Fiorentina si è ricoperta di Viola vergogna.
Ci avrà pur suonato, l’antico Violino: comunque niente più d’un inciampo nel cammino, arduo nello sforzo quanto obiettivo, dei conti da fare a marzo.
NORRIS 10
Lider Maximo di una rivoluzione silenziosa, coglie la tanto agognata “decima”.
PIASTRI 5
Lider da Minimo sindacale.
LECLERC 7,5
Esegue alla perfezione una strategia sbagliata.
HAMILTON 5
Lider ridotto al Minimo.
VERSTAPPEN 5
Il duello stellare per la seconda piazza rimane solo Virtual: non avesse innescato la carambola con Hamilton…
TSUNODA 5
Tra le mani avrebbe una grande auto.
BEARMAN 10
Prende tutto della sua Haas!
OCON 6
Lascia fare tutto alla sua Haas!
ANTONELLI 7
Ne esce fuori senza troppi proclami e d’altronde la Mercedes non concede troppe aspirazione.
RUSSELL 6,5
Sarebbe da cinque, ma riuscire quasi a rimediare alla realtà con l’arte sottile della pressione psicologica me lo rende simpatico!
BORTOLETO 8
Tira un grosso sospiro e festeggia adeguatamente il compleanno.
HULKENBERG 6
Ingeneroso ko tecnico.
ALBON 4
Dopo le lodi di Monza ha staccato.
SAINZ 6
Se si rompe pure il cruise control…
HADJAR 6
Non si possono chiedergli miracoli.
LAWSON 5
Fatto secco immediatamente.
STROLL 5,5
Ramarro invisibile.
ALONSO 5
Finirà anche la notte più buia.
GASLY – COLAPINTO 6
Le ultime posizioni le hanno congelate.
Il “gran rifiuto” di Sinner è il fotogramma dello stato dell’arte dello sport al giorno d’oggi. L’emblema di un’arte ridotta a spettacolo, di un momento quasi sacro ceduto sotto il peso del nazionalismo e dell’obiettivo economico, del mancato rispetto e del diniego di ogni limite da parte di/tra atleti e tifosi ed è la caduta di questa separazione ad avere per effetto certe tragedie.
La Coppa Davis è nata 125 anni fa, i tornei del grande slam videro le loro prime edizioni tra gli anni ’70 e ’90 del ‘800 e gli internazionali d’Italia hanno compiuto 95 anni. Per oltre un secolo hanno resistito tenacemente alla centrifuga della modernità, ai campi coperti, alle superfici veloci, alle sessioni serali, alle due settimane: si tratta(va) di tornei dove i giocatori devono accettare le pause metereologiche e gli spettatori collegati di non poter vedere ciò che vogliono quando lo vogliono, perché ad essere agevolati sono atleti e pubblico locale, con le sue abitudini.
Un tennista italiano non vorrebbe giocare altri tornei che questi, invece una deriva consumista ha infarcito la stagione tennistica di tornei in estenuante successione e disputati in luoghi remoti, digiuni della specialità, ad orari pericolosi per i partecipanti, pur di garantire agli stessi gli abnormi montepremi frutto di accordi sui diritti televisivi. I giocatori aderiscono, in quanto “ceo delle aziende che portano il loro nome”, come “militari in missione” ed i tifosi sono famelici, ne bramano sempre di più, idolatrano i beniamini finché non manifestano segni di esaurimento ai quali rispondono “tu sei pagato per giocare e se io ho speso un capitale di biglietto, tu devi giocare”, anche alle due di pomeriggio sul cemento nel deserto, anche alle tre del mattino nelle risaie!
Non c’è più rispetto, separazione e limite, solo un rapporto tra consumatore pagante e distributore di servizio ed il consumatore insoddisfatto si sente in diritto di prendere a sassate il pullman della squadra quando perde.
Sinner non centra nulla con dei criminali veri, ma, rifiutando la Davis per riposare dopo aver vinto il torneo degli sceicchi nato due anni fa e famoso soltanto per il premio della racchetta d’oro, sposa in pieno il processo di rovina moderna dello sport.
P.s.
I virgolettati sono di Adriano Panatta.