Sembra una bega della Casa più popolare d’Italia, la bagarre della riforma della giustizia.
Un governo che si lamenta da sempre di lungaggini burocratiche e pastoie legislative che bloccano grandi opere e creatività imprenditoriale, prende il Csm e lo duplica.
Gli eredi di Berlusconi intestano le novità approvate al loro fu-condottiero, gliele dedicano, perché ne sarebbe orgoglioso e ne sono sicuri. Non li turba minimamente il piccolo accidente che vede tra i favorevoli alla riforma pure Di Pietro, uno che andava d’accordo con il Cavaliere come la Tata con Raimondo. Nemmeno un membro di Forza Italia, Franco Coppi, ex-legale del presidente è a favore della riforma, eppure i festeggiamenti proseguono benedetti dalla Fascina.
Ma perché Di Pietro è favorevole? Per la stessa ragione per cui tanti sono contrari: il governo più anti Pm della storia ha congegnato una modifica che darà ancora più legittimità proprio al Pm, che “non dovrà più contrattare con i giudici in un solo Csm e ne avrà uno suo che gli garantirà sostanzialmente tutti i privilegi”.
Di chi sarà questo virgolettato, Gaia Tortora? No, è del picchiatore da salotto (televisivo) Delmastro, un meloniano di ferro.
Gaia Tortora si dice invece pronta a votare “sì” al referendum perché “ho vissuto la prepotenza delle toghe”: cioè voterà “sì” esattamente per il motivo per cui voterà “sì” chi dovrebbe votare “no” (Di Pietro) e vorrebbe votare “no” chi dovrà votare “sì” (Delmastro)!
La Costituzione sarà manomessa da chi ora non vorrebbe più farlo (Delmastro), di comune intesa con chi non ha ben chiaro ciò che accadrà (Tortora) e chi ce l’ha anche troppo (Di Pietro) e contro il parere di chi dovrebbe essere concorde (Coppi).
Ciliegina sulla torta, Enzo De Luca, lo stesso che prese a male parole la Meloni, è tra i favorevoli: tipica situation comedy della politica nostrana
Ho fatto un sogno strano, stranissimo, credo.
Passeggiavo nel gran caos di una città frenetica, cosa fortunatamente impossibile, tenendo per mano un tipo sconosciuto, particolare, aveva lo sguardo basso e torvo, uno che dava l’idea di essere arrabbiato con tutti e con nessuno; potevo intuire, se non esattamente quali, i suoi molti pensieri inutili e distanti e per chissà quale motivo dovevo accompagnarlo non so dove.
Ad un certo punto arriviamo ad un incrocio gigantesco ed il semaforo si tinge di rosso, concedendoci una meritata pausa. Decido, data la situazione, di sgranchirmi le dita e lascio la presa sul mio “amico”, il quale, immerso nella sua insignificanza tanto da perdere di vista il suo contesto più prossimo, attraversa le strisce con noncuranza fino all’altro lato della strada.
Apriti cielo! Scooter imbizzarriti, tassisti imbuzzurriti, autisti di bus in piedi sui clacson mentre i passeggeri ululano complimenti in romanaccio di periferia ed una signora sul tram alla rincorsa delle mozzarelle di bufala uscite dalla borsa della spesa assieme alle uova, collassate sulla divisa bluette del controllore indignato. Un disastro creato dalla sbadataggine di un tizio salvo per miracolo.
Anzi, per la maggior attenzione verso di sé imposta agli altri, con le loro legittime preoccupazioni e costretti ad accantonarle.
Rimango incredulo, mi chiedo a cosa diavolo stesse pensando, il pirla, di tanto importante da rimettere la propria vita alla benevolenza altrui ed in quel momento il tizio decide di voltarsi per salutarmi e noto con sgomento la sua faccia che… è la mia: io sono lui, il matto a cui avevo appena dato dello scemo!
Mi sveglio, ma soltanto nel sogno, che dunque continua. Mi alzo, lamentando il tipo di sogno, accendo la tv e mi arrabbio per la manovra, per lo spread, per la VdL, per i baltici, per l’Ucraina, per Gaza: per tutto e con tutti. Arrivo al pc e scrivo contro Sinner e la Ferrari, alé! Lascio in pace solo il Milan, per ora.
Ovviamente, nel frullare di questi pensieri poco decisivi, dimentico qualcosa di determinante per il mio contesto più prossimo: le pastiglie per il cuore. Immediatamente mi arrabbio per non aver trovato qualcuno che agisse come gli automobilisti al semaforo, pensando prima a me che a loro e… tachicardia… oddio, oddio…!
Meno male mi sveglio di soprassalto, vivo!
Il sogno è svanito.
Ora può iniziare l’incubo di essere se stessi.
Io non sopporto quelli del buongiorno, quelli che, appena alzati dal letto e ben lungi dallo svegliarsi sul serio, fanno quello che tutti fanno e prendono quello che soltanto noi prendiamo. Si, perché loro, al posto del rasoio elettrico, hanno il caricabatteria del telefono: lo accendono, lo sbloccano con la faccia assonnata, il pin non lo ricordano, entrano su WhatsApp e fanno entrare noi all’inferno!
Un inferno di immagini di pupazzi, nani giocolieri, faccette, santini profanati, animaletti improbabili e tisane al rabarbaro, che scorrazzano per campi di fiori a gennaio e boschi innevati a luglio e ti augurano “una fresca nuova alba di vita pulsante ed una radiosa continuazione di giornata: buongiorno!”.
Ma buongiorno di che? Radioso che cosa? Quale fresca alba? La caldaia non va, internet è fuori servizio, sto aprendo una raccomandata, oggi viene mia suocera, mia moglie mi ha appena sgridato per aver dimenticato di lavarle l’auto, ci sono le tende da lavare, il freezer da sbrinare e stasera non potrò guardare il Milan senza Wi-Fi: buongiorno un corno!
Alcuni sono mattinieri, mandano il messaggio alle 4 e “disturbo”? Di domenica? No, figurati, non vedevo l’ora di scoprire che la caldaia non va eccetera eccetera, grazie per esserti ricordato di svegliarmi!
Altri sono più tranquilli, è mezzogiorno, stai facendo meditazione per prepararti al pranzo con nonna Aloisia ed eccoli! “Buongiorno carissimo, come mai in piedi da tanto (hanno visto l’orario del tuo primo accesso) di domenica? Cos’hai da fare?”. Niente, carissimo, e lo voglio iniziare presto.
Ci sono i post sbronza delle 4 di pomeriggio che, mentre imprechi arroccato nel vano caldaia, pensando ai tocchi di palla di Modric che non vedrai, ti salutano dalla festa del vialone nano di Voghera, bellissima esperienza!
Poi, la buonanotte. Sono le 6, stai salutando la nonna, ma loro vanno a letto e ci credo, stanno in giro dalle 4 del mattino! Quelli del turno del mezzogiorno sono puntualissimi a mezzanotte, appena hai preso sonno. Alle 4 del mattino arriva quello della sbronza e “disturbo?”.
Direi proprio di sì, ma ora ti giro il contatto di una persona con cui di sicuro andresti d’accordo riguardo gli orari…
Premio “Miglior imitazione”, Brunori Sas: io un De Gregori interpretato così bene non l’avevo ancora sentito.
Premio “Buona musica”, Tananai: Carlo Conti gli ha suggerito, sentita la sua canzone, di comporre buona musica. Perché finora…
Premio “Pnrr”, Lazza: l’orologio al polso del rapper vale quanto i fondi del Recovery Plan assegnati all’Italia.
Premio “Liscio come l’olio”, Laura Pausini: della sua doppia esibizione non mi sono nemmeno accorto.
Premio “Miglior nome di gruppo”: una volta ci si chiamava “Nomadi”, “Ricchi e poveri”… oggi “Pinguini tattici nucleari”.
Premio “Miglior nome singolo”: una volta ci si chiamava “Gianni Morandi”, “Umberto Tozzi”… oggi “Papa V”.
Premio “Aquila bicipite”: dopo un testa a testa ferocissimo Irama è riuscito a superare Olly di un soffio.
Premio "Sinner", Fiorella Mannoia: i riccioli amaranto della romana sembrano importati dall'alto Adige.
Premio “Elogio della stupidità”, Achille Lauro: è tutta l’estate che si sentono titoli tipo “Scelte stupide”, “Cose stupide”… si è aggiunto pure lui con “Senza una stupida storia”. Ecco, senza era meglio.
Premio “Cose turche”, Fedez: il suo “Battito” è simile a quelle serie d’amore che piacciono tanto a Piersilvio Berlusconi.
Premio “Femminilità”, Annalisa: per il suo “Maschio”.
Premio “Cioran”, Anna: sentire “Desolee” o “30 gradi” ti mette la voglia di vivere tipica del filosofo romeno.
Premio “Eterno ritorno del sempre uguale”, Gigi d’Alessio: un’estate senza i suoi imperdibili medley sarebbe inconcepibile.