Dal dottore

“Dottore, com’è andata?”. “A prima vista il pancreas sembra aver indetto una riunione condominiale con i signori intestino, fegato e reni per presentare domanda all’amministratore generale, pardon, cerebrale, di accettare la loro preferenza per un certo livello di zucchero. All’inizio deve aver storto il naso, poi però ha acconsentito, apprezzando il coraggio di riconoscere i propri vizi prima di rinfacciarli agli altri, senza infingimenti!”. “Beh, un buon compromesso. E, per una volta che si sente di condomini d’accordo fra loro e con l’amministratore, non mi pare il caso di mettere zizzania… ah, invece la cistifellea?” “Ha firmato la delega al pancreas per essere rappresentata, sa, sono vicini da sempre…”. “Va bene, ma, scusi la mia ansia ipocondriaca, come mai non ha potuto esserci?”. “Vediamo… trattenga il fiato… bingo! Ha dovuto sostenere un esame di matematica e risolvere dei calcoli mica da ridere. Ne è uscita con un sistema di disequazioni differenziali miste a più incognite, non troppo elegante a dirla tutta, ma ciò che conta in medicina è la certezza del risultato e la soluzione migliore è sempre la più diretta. Bene, può andar… un attimo… quelli sono…”. (lievissimo collasso cardiocircolatorio brillantemente superato). “Sì, sono proprio un paio di polipi!”. “Dottore, a quanto mi risulta, quegli animali tentacolati mostrano spiccate doti intellettuali, oltre ad inquietanti capacità premonitorie. Potrebbero essere stati loro a risolvere i calcoli complessi…”. “Ma me lo poteva dire subito che è un collega!”. “Dottore, lei mi lusinga, ma credo avesse ragione Marcel Proust: una gran parte di quello che i medici sanno è insegnato loro dai malati…”.

Call-Center

Al telegiornale hanno detto tassativamente di non rispondere mai SÌ alle domande degli operatori dei call center. Potrebbe non essere un’ottima idea… “Lei è Giacomo Facciolo?” Così mi chiamano. “Quindi è il suo nome?” È quello che mi hanno dato. “Lei è nato nel 1995?” Possiamo dire che sono nato in un punto dello spazio-tempo per convenzione identificato come 1995. “Lei è ubriaco?” Sono sobrio. “Sa che non sembrerebbe affatto?” Potrebbe essere rischioso trarre conclusioni sulla corrispondenza tra ciò che la realtà sembra essere e ciò che la realtà effettivamente è. “Lei utilizza il cellulare?” Io possiedo un cellulare. “Ma lo utilizza?” Non posso, ho un problema neurologico. “Lo vede che lei non è del tutto in bolla?” Problema “neuro” – “logico” non significa che i miei neuroni abbiano cattivi rapporti con la logica. “Vorrebbe sostituire il suo cellulare vecchio?” È un cellulare divenuto vecchio, non un cellulare nato già vecchio. Un po’ di rispetto per la dialettica… “Potrei offrile uno sconto sull’abbonamento Amazon Prime…” Guardi, ho già contribuito alle spese per il matrimonio, ma per il divorzio Bezos dovrà provvedere da sé. “Lei è cosciente di avermi fatto perdere un sacco di tempo con le sue cretinate?” Lei è cosciente del fatto che la coscienza potrebbe essere un’illusione creata dal cervello per illuderci che a decidere per noi non sia l’inconscio? “Mi vuole lasciare in pace?!” Ha chiamato lei, comunque, a risentirci presto! “Vada al diavolo!”

Io e Tu

Cos’è il naufragio esistenziale che ti fa provare una nausea esiziale? È il sole quando prende sembianze sinistre, si staglia sui campi riarsi di nulla. Sembra immobile, anche se, sai, è impossibile! Eppure si è seccato tutto. Il fiume del tempo è solo polvere. Granelli, i rimpianti spazzati dal vento. È Alexa, l’oggetto creato per parere soggetto ad un altro soggetto, un altro IO. IO che comanda a TU: fammi ascoltare “Nothing’s gonna change my love for you”! Prendo aria e, mentre sto per impartire il comando supremo, passa un trattore. Niente, riproviamo. Sono deciso a sperimentare l’ebrezza della materia forgiata della potenza del volere. Parlo un inglese stentato nella pronuncia. Al “Nothing”, il ventilatore urla nei polmoni come Maestrale. Lo perdono, lui è oggetto. Ma lei… lei dovrebbe fingersi soggetto dotato di pietas e compassione! No! Dice “non capisco, parla meglio!”. “Non ce la faccio…”, ribatto costernato. “Mi spiace, non ti posso aiutare. Sono progettata per l’efficienza, non posso scendere al livello della fallacia umana. Non farmi sprecare altra energia, vuoi surriscaldare il pianeta?”. Ecco, la nausea, la testa che gira e confonde il cielo e la terra, l’oggetto ed il soggetto! Sono, ancora, un IO?

Il ministro Fantozzi (Tajani) telefona a Trump

Il ministro Tajani, apprese dai fogli stampati le ignominiose critiche riservategli per il servile atteggiamento di accondiscendenza tenuto nei confronti del Megapresidente Duca Conte Trump, e desideroso di mostrarne la pretestuosa inconsistenza, si decise. In una stanza del palazzo della Farnesina fece allestire un simil-set cinematografico, in modo da poter trasmettere in diretta nazionale a reti unificate la sua telefonata alla Casa Bianca, con il solenne proposito di far sentire gli italiani tutti orgogliosi del proprio rappresentante. Giacca Zegna fresca di amorevole stiratura della signora Pina, camicia candida a far risaltare la cravatta blu notte europeo trapunta di stelle argentate, prese la cornetta nella mano sinistra. Nella destra, penna stilo ebanizzata pronta ad eventuale annotazione. Dopo aver resistito stoicamente (e con una certa soddisfazione patriottica) a 92 minuti delle 4 stagioni di Vivaldi, all’inizio del settantesimo Inverno, l’apparecchio gracchiò… TRUMP: “Mr.Taghiani, buongiorno! Come sta?” TAJANI: “Sarebbe Tajani, con la i lunga…” TRUMP: “Dimmi, Taghiani, non ho tutto il giorno per te!” TAJANI: “’A palazzinaro! ‘A ‘nfamone! Mo’ bbasta eh, mo’ me stai ad ascolta’!” TRUMP: “Prego, caro Antonio…” TAJANI: “Bene, presidente, purtroppo la situazione lo richiede e lei non mi lascia proprio alternativa… insomma… se andrà avanti con i suoi dazi al 20%… io mi vedo costretto ad aumentare le importazioni di materie prime dal suo paese!” TRUMP: “Ma questa è una minaccia!” TAJANI: “Non mi permetterei mai… io… ecco, lei capirà…” TRUMP: “L’importante è che capisca bene lei, Taghiani: se lei farà così, le imporrò dei dazi del 25%!” TAJANI: “’A platinato! Nun me spaventi manco pe’ gnente! Se vai al 25%, io mi metterò a comprare armi americane come se non ci fosse un domani!” TRUMP: “Questa me la pagherai, Taghiani!” TAJANI: “Presidente, cosa intende? Io… io… pronto?”. Tajani rientra a casa… Sig.ra PINA: ”Tonino, dimmi… com’è andata?” TAJANI: “Speravo de mori’ prima!”.
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