Da un momento conviviale

Da un momento conviviale. “Quattro vecchi – Trump, Xi, Putin, Netanyahu – stanno portando il mondo al collasso, causando danni economici, non soltanto economici, colossali. Perché aver paura dell’intelligenza artificiale, se è quella naturale ad aver sterminato qualche milionata di persone tra Ucraina e Palestina? Lasciamo governare lei!”. Mi sembra questo ragionamento sottenda l’idea secondo cui sarebbe possibile fare delle scelte neutrali AL DI LÀ delle situazioni reali. In fondo è ciò che affascina dell’intelligenza artificiale: decide in base al linguaggio numerico, non prova sensazione e non confonde apparenza e sostanza. Non prova emozione e non confonde appartenenza e convenienza. Non prova relazione e non confonde approvazione e descrizione. Ciò di cui ha bisogno la nostra modernità? Non è la modernità a definire i propri bisogni, ma sono i bisogni della modernità a definirla. Non abbiamo determinati bisogni perché siamo moderni, ma siamo moderni perché abbiamo determinati bisogni. Se arriviamo a concepire il numero come opposto al linguaggio è perché non sappiamo né cosa sia un linguaggio né cosa sia un numero. Non accettiamo più che il linguaggio sia un modo di vedere il mondo e il modo in cui sono fatti i numeri sia il più adatto a quel modo di vedere il mondo. Chiediamo obiettività perché non riusciamo a gestire la soggettività diversa dalla nostra privata. Se non accettiamo la fallacia dei sensi è perché non sappiamo più gestire l’imprevedibile. Chiediamo controllo perché non sappiamo più reagire alla pressione della realtà, infatti lo stress è la malattia della modernità. Se chiediamo decisioni sciolte dalla loro relazione con la storia di chi le assume e dalle loro conseguenze sugli altri è perché non riusciamo più a gestire soggettività diverse dalla nostra e l’imprevedibilità di ciò che ci circonda. Un uomo del genere e con queste lacune potrebbe essere in grado di creare strumenti capaci di scelte neutre? N.B: passaggio autobiografico. A proposito poi di scelta neutra: una decisione affidata a un sistema che non vive le conseguenze di ciò che decide, può essere definita ancora una scelta? A decidere senza conseguenze concrete sono capaci tutti. L’intelligenza artificiale ci appare neutrale perché ragiona nei nostri stessi termini, non perché lo sia in realtà. Le società antiche riuscivano meglio a scendere a patti con l’incapacità di comprendere fino in fondo la realtà e di controllarne ogni singolo elemento, altro essere umano compreso e alla stessa stregua inteso. Morivano a 40 anni e la guerra era all’ordine del giorno, ma non furono i Maya o i fenici a mettere in crisi l’ecosistema, né a creare ordigni tanto potenti da poterlo eliminare. Ai romani o all’impero Ming non è mai venuto in mente di dover rinunciare alla propria umanità (sensazione, emozione e relazione) pur di scegliere correttamente. Perché senza umanità non si può scegliere. Ma ipotizziamo di mettere a capo del mondo il governo artificiale. In nome di chi governerebbe? L’umanità intera? Allora dovrebbe sterminarne almeno 1/3, visto che 8 miliardi di persone sono troppe per il pianeta. In nome dei russi? Allora gli europei, per sostenere l’Ucraina, dovrebbero essere puniti con una bomba atomica tattica. Da quando dovrebbe iniziare il suo lavoro? Dal 1938 o dal 1928? Avrebbe evitato la seconda guerra mondiale o la diffusione della penicillina? L’intelligenza artificiale potrà essere uno strumento per aiutarci a scegliere meglio insieme, ma non dovrà essere uno strumento creato perché non siamo più capaci di scegliere insieme.

Caratteristiche separate

La storia delle “classi con caratteristiche separate” per gli alunni disabili viene attribuita a Vannacci, ma ne ha scritto prima Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera. Non si tratta di fascismo, né di populismo. Anche i residuati intellettuali e bellici frequentano il XXI secolo, con le sue mitologie della crescita, dell’efficienza, della velocità, del Pil. Per Vannacci e GdL la scuola non è in grado di rendere i ragazzi efficienti per il mondo del lavoro abbastanza in fretta da sostenere la crescita del Pil. E i disabili sono la personificazione dell’inefficienza e della lentezza. D’altro canto spesso chi parla di inclusione scolastica lo fa in ottica di massimizzazione delle risorse. Riporto la mia personale esperienza, anche se sentire una cosa è ben distante dal conoscerla. Io a scuola non ho appreso chissà quali competenze perché non mi sono granché applicato: le versioni di latino le traducevo via web, nella verifica sui Promessi Sposi ho preso 3, durante quella di storia dell’arte sono stato scoperto a copiare, il professore di matematica mi ha detto “mi aspettavo di meglio (di 4)”, il collega di fisica ha gettato sulla cattedra il mio esercizio al ricevimento genitori a mo’ d’esemplare d’insipienza. Usare i miei guai fisici per giustificare lo scarso impegno? Ne ho spesso provato l’impulso. Per il Pil nazionale è stata una catastrofe, non c’è stato alcun ritorno. Ho imparato soltanto a poter essere trattato in base all’impegno per ottenere una valutazione su criteri standard: quando mi impegnavo mi è sempre stato riconosciuto, altrimenti no. Dai miei compagni mai ho percepito insoddisfazione per la mia presenza, ma il superamento del limite della lealtà (agevolare dei pietismi, intendo) mi è stato fatto notare. E mi ha fatto bene. Essere trattato come una persona qualsiasi nei momenti seri e scherzosi, mi ha fatto bene. Credo a loro abbia fatto bene vedere una persona con difficoltà non segnare assenze per tre anni o rifiutare percorsi adattati. Perché ho avuto la fortuna di reggere fisicamente, certo: la stessa fortuna che separa l’abile dal disabile. Insomma, Vannacci e GdL non penseranno alla ghettizzazione di ogni disabile e avranno delle ragioni nel ritenere “l’inclusione un mito in ossequio al quale convivono nelle aule allievi cosiddetti normali e disabili gravi con i loro personali insegnanti di sostegno, dislessici, disgrafici (per insistenza delle famiglie) e stranieri che non parlano italiano”. Benissimo, pure questo guazzabuglio è mitologico. A rallentare le lezioni hanno contribuito più le tempistiche per la nomina di un docente (un mese) o di un supplente (2 mesi) che la presenza dell’insegnante di sostegno. Che ha fatto comodo a tutti, non solo a me. Anche cambiare 3 o 4 insegnanti per materia in 5 anni non è efficiente e causa imbarazzi (“sai scrivere il tuo nome?”). Per ciò che ho vissuto io è mitologico pensare la convivenza abili-disabili non sia compatibile con una buona formazione scolastica. Per ciò che penso io è mitologico credere la scuola non debba formare dei buoni cittadini e la convivenza abili-disabili non possa servire allo scopo.

Altre dimensioni di sovranità

La sovranità è un elemento a quattro dimensioni politiche. Industriale, fiscale, monetaria e difensiva. Lo scopo della sovranità è mantenere all’interno del territorio o comunque sotto controllo nazionale la maggior parte possibile delle risorse (umane, naturali e finanziarie) e catene produttive (dalla materia prima al prodotto finale). In pratica, stimolare la crescita industriale con la politica monetaria, redistribuire la crescita con la politica fiscale e garantire sicurezza di rifornimenti e vie commerciali con la politica difensiva. Questo a livello basilare. Le quattro dimensioni si integrano a vicenda. La difesa richiede l’industria che genera crescita e rende necessari nuovi sbocchi commerciali che necessitano di ulteriore difesa. L’industria richiede nuove risorse che la politica monetaria permette di attrarre e quella fiscale di mettere a disposizione correttamente. E così via. Vuol dire che la sovranità non è un tavolo a quattro gambe, ma un ponte sostenuto da quattro tiranti: il crollo di uno si porterebbe dietro l’intera struttura. L’Unione europea non brilla in nessuno dei quattro ambiti: la politica industriale è frammentata, la fiscalità comune minuscola, la moneta è indipendente dalla politica e la difesa è delegata alla Nato. Non perché a Bruxelles non siano capaci, ma perché lo scopo dell’Ue è creare uno spazio sovranazionale regolato da concorrenza e mercato. All'interno e verso l'esterno. Prima della sovranità viene l’efficienza e prima di cittadini europei si è consumatori europei. Al di là da meriti o colpe, questa è la realtà. L’Europa ha concepito la propria espansione verso est in termini di espansione del mercato e gli Stati Uniti hanno sequestrato agli Stati europei la loro dimensione difensiva. L’Europa ha aumentato nel tempo il proprio peso commerciale, ma questa non è una dimensione della sovranità, anzi. La crescita industriale è stata garantita dal gas russo e l’accesso alle vie commerciali dalla Nato. Ciò ha reso superflue politiche fiscali e monetarie. Ora, è chiaro che agli Usa tale configurazione non va bene. Obama, Trump I, Biden e Trump II hanno chiesto all’Europa di recuperare almeno una dimensione accettabile di sovranità soprattutto difensiva e il concetto non è sbagliato di per sé. Un continente di 500 milioni di abitanti non può pensare di dedicarsi agli affari, evitando questioni scottanti. Ma gli Usa ragionano da impero, hanno un ordine di grandezza diverso rispetto all’Europa e non vogliono lasciarla difendersi autonomamente. Vogliono che sgravi il costo della Nato, non che ne esca. Anche la Russia è un impero e vorrebbe invadere l’Europa di gas, non vederla adulta. L’Europa ha ragionato come un insieme di consumatori e le conseguenze si chiamano AfD, Rassemblement National, Fratelli d’Italia/Vannacci, Reform UK, Vox. Se ascoltiamo la narrazione di questi gruppi e di Trump, si sente lo stesso richiamo a “recuperare una certa dimensione”. “Fare di nuovo grande l’America! Eravamo gli zimbelli e ora tutti ci rispettano!”. Basta sostituire alla parola America quella Italia, Germania o Regno Unito. Per tutti, da Widel a Meloni, da Abascal a Bardella, da Farage a Vannacci, l’esercito europeo è la peste nera: riarmiamoci, dicono, ma dentro la Nato. I loro nemici “del sistema” come Macron o Merz o Sanchez li descrivono antieuropei, sottomessi a Trump o filorussi: è vero! Non vogliono l’esercito europeo e ciò è contro l’Europa. È favorevole agli americani. È favorevole pure ai russi. I partiti di governo cattolico liberali e socialdemocratici sono ferocemente antirussi perché non hanno mai fatto pace con il 1991. Le sinistre alternative o non prendono voti o propongono un’Europa sovrana. Con AfD o Vannacci Putin potrebbe tornare a vendere gas e continuare, per eventuali controversie, a telefonare a Washington e parlare con la Nato (che rifiuta davanti casa, non in toto). Putin non è un delinquente perché finanzia certi gruppi: sarebbe un pazzo a non farlo. E noi, a votare certi gruppi, siamo delinquenti o pazzi? Dovrebbe rispondere chi ha costruito l’Europa come insieme di consumatori.

Dimensioni di sovranità

Non è che gli Stati Uniti muoiano dalla voglia di lasciare l’Europa diventare un soggetto politico adulto, che cerchi di dotarsi di politiche industriali, commerciali, fiscali e monetarie comuni o di mantenere al suo interno risorse e produzioni. Quello che mi pare l’obiettivo di Washington è costringere l’Europa a darsi, se non una grande dimensione, almeno una dimensione accettabile. E qui occorre un paio di considerazioni. Intanto, mai quanto oggi è stato chiarito il concetto che, prima di poter immaginare capacità politiche, sono necessarie capacità difensive. Poi, l’Unione europea nasce nei primi anni ’90 e ne incarna in pieno lo “spirito neoliberista” e l’idea di una “fine della storia”, segnata dal trionfo dell’economia di mercato. Questi spirito e idea portano lo Stato a percepire superflua ogni sua dimensione. Gli Stati Uniti hanno sequestrato all’Europa la dimensione difensiva per mezzo della Nato e l’Europa, per mezzo dell’Ue, rinunciava a qualsiasi dimensione di sovranità. Gli Stati Uniti consumavano molto, l’Europa vendeva molto e reinvestiva i guadagni negli Stati Uniti, spingendo i consumi americani. L’Europa rinunciava alla politica in favore dei commerci e i partiti non pensavano nemmeno alle conseguenze di una pratica economica del genere. È da qui che nascono i vari AfD, dal deserto democratico causato dall’ideologia della produttività, dell’efficienza, dell’austerità e della crescita. Gli Stati Uniti hanno abbandonato da tempo il neoliberismo, non avrebbero potuto sostenere la domanda mondiale di merci. Gli Usa di Obama, del primo Trump e di Biden hanno provato a convincere la Germania (cioè l’Europa) a spendere di più e limitare le esportazioni, ma non hanno potuto costringerla: c’erano il gas russo e il mercato asiatico (nel frattempo cresciuto) da invadere. Eccoci alla guerra in Ucraina, all’ascesa dell’AfD e alla preferenza per quest’ultima da parte di molti rispetto alla Die Linke. La guerra ha separato Germania e Russia e la crisi economica ha fatto collassare i garanti politici del mondo di ieri, Cdu e Spd. Trump ha minacciato gli europei di non difenderli da un attacco di Putin e la Germania, incapace di concepire rapporti paritari con l’est europeo e costretta alla convivenza con la fobia antirussa di baltici, polacchi ed ex sovietici, ha ceduto su tutta la linea. Spenderà (trascinando il continente) 500 miliardi per riarmarsi. Ma gli americani non sono stupidi e se non vogliono un’Europa autonoma, non desiderano certo lasciarla alla Russia. Dal canto suo Putin sa che la forza tedesca più ben disposta verso la Russia è proprio l’AfD. La quale ha capito che la gran parte del suo elettorato chiede lavoro, meno Europa e riscatto nazionale. L’ala moderata di AfD propone spese militari, ma nella cornice della Nato. Questo è fondamentale per Washington. AfD propone di rafforzare la Bundeswehr, ma non per un esercito europeo dotato di armi atomiche e strategie comuni. Questo è fondamentale per la Russia (cui AfD propone rapporti pragmatici). AfD propone di spendere soldi pubblici per la propria economia e questo è fondamentale per i tedeschi. Ecco perché AfD conviene: promette alla Germania una nuova dimensione, ma la dimensione giusta. Ottimo per tedeschi, americani e russi, non per gli europei. Io sono europeista e pertanto secondo me l’alternativa alla disgregazione europea progettata dall’AfD non potrà mai essere Die Linke. La proposta di formazioni del genere è semplicemente accantonare la difesa comune europea e le spese per la Nato per usare le risorse disponibili in chiave interna: assistenza pubblica, aumento dei salari, rifacimento delle infrastrutture, transizione ecologica, nazionalizzazioni e sovrattasse. Credo sia miopia. La sovranità non è un tavolo a quattro gambe, ma un ponte sostenuto da quattro tiranti. Senza una gamba la tavola regge, senza un tirante il ponte crolla. Ignorare la difesa, lasciare perdere l’esercito europeo per dedicarsi alla crescita interna denota una concezione neoliberale della sovranità e sarebbe la rinuncia alla maturazione di una vera Europa. Ho una visione pessimista: all’Europa servirebbe una dimensione di sovranità che nessuno le lascerebbe raggiungere. Se cercasse di ottenerla farebbe la fine dell’Iran, bombardata da chi una dimensione già ce l’ha. Se non cercasse di ottenerla farebbe la fine dell’Iran, surclassato economicamente da chi una dimensione già ce l’ha.
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