Non annegare!

Essere in questa situazione è veramente angosciante. Dover scegliere tra due alternative una peggiore dell’altra ed entrambe in serrata competizione per il primato d’indegnità è frustrante. Da una parte c’è chi proclama un multilateralismo a senso unico che è già una contraddizione in termini. O si apre alla convivenza di diverse idee o si dichiara la legittimità di una sola idea: tertium non datur. Invece qualcuno ha inventato la diabolica terza via, quella della razionalità naturale. È razionale pensare che noi nasciamo liberi, un foglio bianco? Sì. È razionale pensare di difendere tale libertà da influenze di ogni genere? Sì. È razionale sperare di poter garantire a chiunque tale libertà? Sì. È razionale includere il campo economico in tale libertà? Sì. È razionale combattere chi si oppone ad argomentazioni scientificamente misurabili con parabole religiose e proverbi della nonna? Sì. Cinque “sì” apparentemente razionali che hanno prodotto negli ultimi 30/40 anni la giustificazione della più irrazionale intolleranza. Chi espone rimostranze verso la libera circolazione di capitali e la democrazia occidentale è da trattare male quanto chi si sente più vicino al dirimpettaio italiano piuttosto che ad un norvegese, chi manifesta segni di gelosia verso il partner e chi non crede uguali uomo e donna. Costui dev’essere un totalitarista, razzista, patriarcale ed omofobo. In nome della tolleranza, non può essere tollerato! Ora che questo modello globalizzato ha prodotto squilibri commerciali tra nazioni e popoli impoveriti e concentrato enormi ricchezze in pochissime mani, la colpa viene data ai “cattivi maestri”. È curioso, perché i globalisti pentiti accusano coloro i quali li avevano avvertiti (riguardo i rischi del liberismo) di aver originato l’alternativa che demonizzano. In realtà ci sarebbe da chiedersi: ma se finora mi sono mosso verso destra e decido di andare verso sinistra, sto seguendo una strada alternativa o semplicemente seguendo la strada contraria? Forse l’alternativa vera sarebbe andare dritto. Comunque, l’alternativa a quanto detto sopra pare essere un forzato ritorno a tutto ciò che è in grado di dare stabilità, appartenenza. Dobbiamo tornare ad essere italiani/americani/occidentali, a vivere le nostre tradizioni in contrapposizione alle altre. Così nascono assurdità incredibili tipo i vietnamiti che hanno fregato gli americani (costruendogli gli iphone?) o gli islamici e gli lgbtq che distruggono i nostri valori e famiglie (sono stati gli islamici a massacrare i gazavi? Sono stati i queer a degradare l’istituzione famigliare e l’autorità genitoriale?). Non è un ritorno ad un passato di società chiuse al confronto, se non armato, con altre società da battere sui mercati e da cui isolarsi, con “catene del valore corte” e controllo di risorse strategiche e terre rare, quello proposto da Trump e Meloni? Ed il bello è che avvolgono ciò che è una ridefinizione di interessi economici in uno strato di patetiche dichiarazioni d’intento su patriottismo, valori da tutelare e nobili fini che poi calpestano allegramente. Da una parte occorre dimenticare che come affermava Marx: "L'essere umano è un animale che può individuarsi solo in seno alla società". Dall’altra occorre considerare l’individuo legato al destino ineludibile della propria società, da cui non può sottrarsi pena la squalifica morale. Nel guado, noi che proviamo almeno a non annegare.

Struttura e sovrastruttura

“Non è la coscienza degli uomini che determina il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza”. Con questa frase davvero affascinante Marx vuole dire che non sono le idee, le istituzioni ed il pensiero politico a determinare la vita materiale delle persone. Al contrario, è la vita materiale delle persone a orientarne le idee, il pensiero politico e di conseguenza le istituzioni che le governano. La struttura (produzione e distribuzione di beni e ricavi) determina la sovrastruttura (politica, religione, filosofia, morale…). Una nazione in posizione di vantaggio, tenterà di conservarla il più possibile. Ciò scatenerà tensioni violente esterne (con chi proverà a cambiare la situazione) e, più pericolose, interne, perché le condizioni alla base di tale vantaggio (rapporti di proprietà, gerarchia sociale, salari…) diverranno insostenibili e di ostacolo al progresso. La pressione costante distruggerà qualsiasi resistenza, fino alla rivoluzione. Ed ogni rivoluzione è già restaurazione, il nuovo assetto getterà di per sé le tensioni di cui sopra. Ogni cosa che nasce prepara in quel momento preciso la propria morte. Nel ‘600 gli olandesi erano padroni dei mari ed il giurista Ugo Grozio elaborò la concezione giuridica della libertà di navigazione; dopo la guerra del ’14-’18 gli americani erano in posizione di forza ed il presidente Wilson propose riforme multilaterali, di democrazia da diffondere; le stesse riforme di cui si parlò negli anni ’90, libertà e diritti umani da esportare verso i popoli oppressi nel rispetto del diritto internazionale. Libertà, democrazia, internazionalismo e pure patriottismo e disciplina militare non sono affatto sviliti dalle loro origini economiche, ma è bene non dimenticarle mai. Oggi il nazionalismo dalle tinte imperiali russo-americano è la risposta politica naturale a situazioni economiche diverse, ma molto simili. Se gli Usa non possono più permettersi importazioni e spese militari infinite, la Russia non poteva rimanere esclusa dal mercato ucraino e ritrovarsi la Nato sotto casa. Il nazionalismo è la risposta tipica di Stati che scontano difficoltà di produzione (deindustrializzazione), sofferenza della classe media, élite insicure. E non soffrono crisi di manifattura e classe media, gli Usa? E non temevano la perdita del controllo del mercato europeo, le élite del gas russo? Il multilateralismo, le regole internazionali ed il libero mercato fanno comodo a chi vuole consolidare vantaggi commerciali o rimpiange i bei tempi andati. E non vanta enormi capacità di esportazione, la Cina? E non si è mostrato nostalgico nel suo ultimo discorso per ciò che l’Italia è riuscita a costruire mentre i più forti erano gli Usa, Mattarella? Il militarismo non è per nostalgici. È per realisti duri che si accorgono di aver perso il primato economico e di aver bisogno di un mezzo rapido per contenere la crisi occupazionale e disciplinare la popolazione rabbiosa. Cosa c’è di meglio di un nemico da affrontare insieme, con un esercito da ricostruire? E non è ciò che propongono Macron, Merz e Meloni per il futuro europeo? E non fu un mix di nazionalismo imperiale, nostalgia vendicatrice e militarismo esasperato a far detonare le due più grandi guerre della storia?

Ripugnante

È davvero ripugnante chi favorisce un atteggiamento, prima ancora di un comportamento, propedeutico allo scontro. Perché, ha ragione Mattarella, guerra e pace sono “un modo di pensare: quello di vivere insieme agli altri, rispettandoli”. Io dunque spero possa finire la guerra civile americana tra i realisti trumpiani (Vance, Hegseth) ed i nostalgici anti-Trump, ma infiltrati nell’amministrazione del presidente (Rubio). Oppure influenti su enormi “poteri collaterali” come la Cia (Petraeus e simili). I realisti vorrebbero chiudere i conti con il passato imperiale, mentre i nostalgici ne riannoderebbero volentieri i fili ed è evidente la conseguenza di tale scontro a livello internazionale. Per i primi la Russia è un partner da recuperare nella sfida industriale alla Cina. Per i secondi la sconfitta della Russia è una cuccagna per la finanza delle armi (e non solo quella). Questo scenario, con le dovute sfumature, piove, al momento, sulle teste dei soli ucraini “per lasciare bambini, anziani, donne, uomini al freddo del gelido inverno”. Unito al sacro cinismo europeo che, messo davanti alla tragica alternativa di riconoscersi alla mercé di Trump e Putin o dichiarare guerra ad una potenza nucleare, ha scelto la patetica via di mezzo. Patetica e nauseante perché prevede di estenuare l’Ucraina, prolungarne la resistenza fino al collasso della Russia o alla più probabile disfatta di Kiev. Allora, come ripete furbescamente la Meloni, “solo l’Ucraina potrà decidere”. A quel punto, quando i cittadini chiederanno: “Perché abbiamo sostenuto una guerra inutile perdendola?”, Merz, Macron e Meloni risponderanno: “È vero, è stata una guerra inutile, ma non c’erano alternative e sono stati gli ucraini ad arrendersi”! Tutto questo è ripugnante. Lo è anche il multilateralismo internazionale, della Nato e degli altri arnesi del Washington Consensus, brandito da Mattarella per difendere l’Europa da chi pretende di imporle “la propria volontà, i propri interessi, il proprio dominio”: il nazionalismo di Putin, quindi. Bene, io sono abbastanza convinto che l’internazionalismo di Mattarella non sia affatto un genuino “volgiamoci bene, siamo tutti fratelli ed i confini sono brutti”. Mattarella è il classico nostalgico di un mondo nel quale i capitali americani erano liberi di scorrazzare e penetrare ovunque (Ucraina) ed escluderne chiunque (Russia). Gli europei, protetti dalla mitica “Alleanza Atlantica, coordinata della nostra azione internazionale”, erano i servi felici del sovrano. Ciò è ripugnante almeno quanto la narrazione di Putin che spaccia la pretesa nazionalista russa di soggiogare l’Ucraina per difesa della popolazione russofona del Donbass. Ripugnante e falso: Mattarella e Putin rappresentano lo scontro tra interessi economici opposti e cioè il “modo di pensare” della guerra.

Hollywood

Pensavo di dedicare un Oscar di fine anno ai politici italiani, ma perché non promuoverli tutti a registi, ognuno con il proprio film? Proviamo! Mattarella – L’IMPOPOLARE Nuova pietra miliare del genere politico/distopico. Parla di un uomo che, chiamato a difendere la democrazia costituzionale, ne sfrutta la più alta carica per corroderla definitivamente dall’interno. Paradossale la conclusione: verrà incensato da giornali e tv come ultima possibilità di salvezza per il popolo, dopo aver benedetto la scelta del riarmo, la più impopolare. Meloni – LA LAVATRICE Qui ci si sposta verso il fantasy, qualcosa di simile ad Harry Potter. Una “underdog” della borgata romana, realizza di possedere la capacità di riciclare ogni situazione di svantaggio potenziale in successo assicurato. Scambio Sala-Abedini? Liberazione Almasri? Cucine al posto di acciaierie? Grandi traguardi per la Nazione! Tajani – IL TERZO TRAGICO FANTOZZI Proprio Tajani è stato scelto per sostituire il compianto Paolo Villaggio in un terzo episodio del cult comico all’italiana. Al ragioniere più goffo di sempre tocca rappresentare il massimo della trivialità, in modo da far apparire meno grave quella di ognuno di noi. Il modo? Le frasi fatte più assurde! Il diritto dice cose giuste fino a un certo punto, l’Iran ha superato la linea rossa difendendosi da Israele… Salvini – PONTI, NON MURI! Ruolo da protagonista nel prossimo disaster movie per il pacifista con la ruspa. Un ingegnere padano costruirà un ponte tra Sicilia e Calabria, sopra alla zona in cui si scontrano Europa ed Africa: cosa potrebbe mai andare storto? Giorgetti – ROTOLANDO VERSO…? Il figlio di un pescatore di Cazzago Brabbia viene convocato a Palazzo Chigi per assumere il ministero delle finanze. Intenso road movie nel quale Giancarlo indosserà l’abito adatto a tutte le stagioni economiche, dal governo Monti al Meloni, passando per il Conte I e Draghi. Piatendosi – GLI INFLESSIBILI Remake del celebre film biografico di De Palma, narra la vicenda di un integerrimo agente di polizia che riesce ad arrestare un criminale libico a Torino e, per difendere l’Italia, lo riaccompagna a casa con un volo di stato. Nordio – A FASI ALTERNE Difendeva il modello giuridico di cui la sua stessa riforma dichiara l’ora del decesso. Crosetto – G.G.G. GRANDE GIGANTE GUERRIERO Fanta-war movie nel quale la Nato diventa missione di pace tra folli invasori e miti prede azzannate. Lui non lo vorrebbe mai, eppure gli tocca avallare la scelta di armare l’Europa fino ai denti e rendere l’Ucraina un riccio d’acciaio. Altrimenti la Russia… Urso – FIAT VOLUNTAS SUA Come Tom Hanks rincorreva Leo di Caprio, Adolfo ha iniziato a rincorrere ovunque i capitali di Elkann. Alla fine, stremato da investimenti promessi ed audizioni declinate, cede: fai un po’ quel che ti pare! Lollobrigida – PANE AL PANE, VINO AL VINO Il real cognato si è tuffato in un documentario biblico, teologico e scientifico. Così l’appassionante ricostruzione porta a scoprire che Gesù moltiplicò il vino, non pani o pesci. Prosecco, non robaccia francese o acqua sporca spagnola. Gesù si occupò anche di avvertire riguardo il consumo eccessivo di acqua naturale: “Porta alla morte”! Colesterolo? Diceria pagana.
TORNA SU