È finita, è durata lo spazio di un mattino primaverile e non rivivremo mai più una delle più entusiasmanti rivalità motociclistiche dei tempi recenti: quella tra Bulega e Razgatlioglu, che si sono aggiudicati 56 delle ultime 72 gare della Superbike. È qualcosa di paragonabile alla rivalità artistica tra il più grande dei Carracci, Annibale e Caravaggio. Furono, i due pittori, agli antipodi della stessa cultura barocca: i quadri e gli affreschi ariosi, bucolici ed immaginifici dell’uno esorcizzavano le paure immortalate dall’altro, la realtà fredda, indipendente rispetto all’uomo, la differenza tra mondo e rivelazione. E la più angosciante: la morte. Dopo? La vita eterna? Il nulla? Così, la sinfonia di Nicolò, perfettamente adagiato sui pregi della scorrevolezza Ducati, ha esorcizzato in questi anni la forzatura dei limiti di staccata e cambio direzionale, divenuta marchio di fabbrica per Toprak e Bmw.
Esorcizzare il dramma della ricerca del trionfo velocistico o esaltarne la tragicità? Quesito infame. Esaltare la tragicità del vivere è il modo migliore per esorcizzare il morire e i due artisti, come i due motociclisti, si sono immersi nel dramma vitale, trascinando anche me.
Grazie!
A Dio.
Merita delle scuse, almeno da parte mia.
Per un’italianità un poco svilita, se considerata esclusiva formalità estetica e riconoscibilità d’accento, perché ti chiedi se un paese di 60 milioni di allenatori nel pallone abbia davvero la necessità di scavare negli archivi del secolo scorso alla ricerca del nonno di un cugino di secondo grado acquisito nella speranza di segnare qualche gol, perché in fondo con Gasperini pure il cappone si pavoneggia, perché avrà fatto 28 gol, ma prima chi diavolo era e poi ha ceduto immediatamente al richiamo del vitalizio arabo, figurati quanto può essere attaccato al paese di cui mastica la lingua…
E invece alternative non ce ne sono, il mondiale è ipotetico domani e, mentre Lucca è l’ultima scelta del conte vesuviano, Esposito ancora troppo Pio, Scammacca chissà se tornerà, Camarda chissà cosa sarà, Piccoli, Pinamonti, Colombo e Maldini mah, Immobile moschetto bagnato e per Cutrone e Berardi ogni futuro è passato, l’oriundo è spietato, dal dischetto ritrovato, ti rincorre a perdifiato e il colpo a giro ha in canna fatato.
Soprattutto dribbla secco le teorie dei Pistocchi sugli italiani accontentati e non bada ai rimproveri cosmici dei vecchi attrezzi da talk show, i sempiterni critici di talenti ingrigiti e più che altro invidiati; se c’infila dei tiracci per dar fiato ai verbosi Vannacci, io glielo perdono perché non cerca gli albi dei Gravina e gli altri italianissimi campioni di figura barbina, pronti a incendiar la panchina pur di non cedere scranni e salamelecchi da prima pagina.
Propongo il ritiro da parte del Milan della maglia numero 12 di Rabiot e di far rivisitare da un pool di letterati, umanisti e filologi romanzi scelti dall’Accademia della Crusca, integrato dalla potenza cibernetica della IA, la Commedia dantesca aggiungendovi un nuovo girone infernale, cui relegare i piromani della beltà sportiva, dedicato al presidente della Serie A De Siervo.
Dato che soltanto ad un manager o ad un pazzo potrebbe venire in mente di giocare Milan Como nel deserto australiano in piena estate, il preferito della mediana di Allegri ha avuto la coraggiosa dignità di evidenziare l’ovvio: “È pazzesco fare tanti chilometri, noi dobbiamo adattarci come sempre, fa parte di accordi economici per dare visibilità al campionato, cose che si superano”.
Il boss, sentitosi azzannato nelle sue prerogative mattarelliane, ha voluto chiarire che lui non è pazzo, no, è molto peggio, è un manager! “Rabiot ricordi che è pagato milioni per svolgere una attività, cioè giocare a calcio! Rispetti il datore di lavoro! Questa è una grande sfida organizzativa! Lo facciamo per rinforzare il prodotto! Lo fanno anche in Nba e Nfl! Se non ci muoviamo il brand del calcio perderà posizioni!”.
Ma da dove salta fuori un tale Henry Ford pallonaro che crede il calcio e lo sport un prodotto fra i tanti, da promuovere come si fa con una falciatrice, realizzato da allenatori, preparatori e calciatori concentrati in attività singole in stile catena di montaggio, per essere acquistato dai tifosi, dei consumatori fra i tanti, da inseguire e abbandonare secondo le logiche della globalizzazione? Brand, marketing, posizioni, quote di mercato… è questo il calcio per De Siervo?
Ci richiama al modello anglosassone, il novello Marchionne, al fare come in America, tanto alla fine il problema è tutto organizzativo, la ricerca dell’efficienza eletta a sommo valore; efficienza valida indifferentemente per una società che vende scarpe o spettacolo ed indifferente a tradizioni, esigenze e sentimenti dei tifosi non appena impediscono al prodotto di raggiungere mercati più grandi ed ancora vergini.
“Considerate la vostra deservienza /
Fatti, sì, foste a viver come bruti /
E per seguir denari ed efficienza”.
MILAN
MAIGNAN 8
Tra Napoli e Juve almeno tre interventi strepitosi per il portiere più sottovalutato dell’era recente.
TOMORI 7
L’autostima è medicina miracolosa e gli concede di uscire in bello stile dal confronto con Yldiz.
GABBIA 6,5
Abbastanza in surplace con l’a dir poco svagato David, si prende volentieri delle responsabilità.
PAVLOVIC 6,5
Dietro è molto concentrato e le discese a seminare il panico cominciano ad essere una costante.
SAELEMAEKERS 6
Non soffre e non si propone abbastanza.
FOFANA 6,5
Sarà un pretoriano di Allegri che ha avuto la felice occasione di liberarlo dall’incombenza della regia.
MODRIC 8
Sembra uno di quegli aggeggi che schermano le comunicazioni del presidente nei film americani. Il centrocampo della Juve perde il segnale. Con due imbeccate mette in porta Gimenez e Leao: impressionante!
RABIOT 7
Ma cosa ci faceva in esilio a Marsiglia?
BARTESAGHI 5,5
Conceicao gli causa un gran mal di testa, ma è tutta salute.
GIMENEZ 7
È un attaccante funzionale: di segnare non se ne parla, però quando è in campo il Milan gioca meglio di quando non c’è.
PULISIC 4,5
Il rigore sparato altissimo è un dazio clamoroso.
All. ALLEGRI 7
Ha trovato un undici fisso e affidabile, cinico e compatto, resiliente e di qualità discreta.
LEAO 4,5
Due errori colossali.
LOFTUS-CHEEK 6
Jolly buono per le stagioni.
JUVE
RUGANI 6,5
Bello vedere gestire senza affanni eccessivi la difesa torinese, forse l’Italia ha due buoni centrali.
KELLY 5
Sviene addosso a Gimenez come Grace Kelly.
LOCATELLI 5,5
Sceglie il passaggio in verticale una volta e ne nasce un pericolo, perché non ci ha più riprovato?
YLDIZ 5
Soffia qualche bolla di sapone, troppo poco per far scivolare Tomori.
CONCEICAO 7
Pericolo costante, con un cross rischia di far saltare il banco.
DAVID 4
Meno male non l’abbiamo preso noi.
All. TUDOR 5
Prudente che neanche Mario Monti, toglie l’unico uomo pericoloso.