Siamo pronti?

Si parla tanto, tantissimo, di insegnare la tecnica ai bambini, farli divertire e di riforme per limitare il numero dei giocatori stranieri nelle squadre giovanili. Ma siamo pronti, come società, ad apprezzare l’inutile senza ritenerlo irrilevante? Ad amare l’impegno senza gratificazione immediata? I genitori di oggi sono pronti ad accompagnare allo stadio i figli e non le aspettative che nutrono su di loro? Se ai bambini di oggi, quelli di questi tempi, diciamo di scendere in campo soltanto per divertimento, cosa è più probabile accadrà? Inizieranno ad amare i sacrifici degli allenamenti indipendentemente dal successo (soldi, notorietà) che potrebbero ricavarne? Capiranno la nobiltà del “dilettantismo”, visto che solo se ci si diletta “la competizione è sana; altrimenti, se prevalgono gli interessi di vario tipo, la competizione si guasta, a volte può addirittura corrompersi”? Ne dubito. Dubito che a ciò possa portare un tetto agli stranieri. Sono pronti, i presidenti stranieri (per il capitale non si parla di tetti!) dei club italiani a giocare meno partite e cioè rinunciare a pubblicizzare un prodotto che vendono? Sono disponibili a rinunciare all’ingaggio di un brocco con un grande potenziale di mercato (cioè un buon seguito di tifosi pronti a sganciare la grana per comprarne la maglia), in favore di un fromboliere del pallone poco fotogenico, che neanche uno sponsor si fila? Sono disponibili, i politici d’accatto a finanziare la costruzione di migliaia di campetti nei quartieri più malfamati con lo scopo di creare dei cittadini veri piuttosto che dei simboli del successo nazionale (loro, secondo cui la Nazione altro non è se non il prolungamento dell’orgoglio individuale)? Sono disponibili, i media, a non caricare dei comuni mortali del dovere di riscattare un paese che fa acqua da tutte le parti e un popolo più diviso che mai?

Un bel gruppo di amici

Si fa la gara alla ricerca della causa più profonda, della struttura più remota che solo i più accaniti materialisti riuscirebbero a scorgere, ma di responsabilità non si parla mai e il momento di adesso non lo viviamo. Lo inseriamo in una concatenazione di azioni e reazioni che dovremmo studiare, certo, ma anche vivere. Vivere, cioè trovare il coraggio, la presunzione di fare del momento attuale un nuovo punto di partenza per l’effetto che vorremmo ottenere e non di relegarlo a conseguenza inevitabile degli errori inevitabili commessi in precedenza. Non è possibile dimostrare con certezza la razionalità di tale pretesa, ma vale anche l’opposto, per lo stesso motivo. Contro la Bosnia, ripeto la Bosnia, abbiamo schierato un 3-5-2 con tre difensori centrali (Calafiori+Bastoni+Mancini) e tre mediani (Barella+Locatelli+Tonali). Dei due esterni, uno è un terzino (Dimarco) e l’altro è noto per l’applicazione difensiva (Politano). Almeno 7 giocatori di “contenimento”, contro la Bosnia. Perché? Dov’è la presunzione di una nazionale quattro volte campione del mondo? Poi sono arrivati il vantaggio e alcuni minuti di buona gestione del pallone italiani. Gli avversari, riversati in avanti, soffrivano le verticalizzazioni di Locateli su Kean, freddo davanti e abile spalle alla porta. Dietro non erano così solidi. Fino al rosso a Bastoni. La partita aveva già lasciato intendere che non era necessario avere 7 giocatori difensivi, potevamo tranquillamente evitare di ristabilire l’assetto iniziale. Gattuso non ha vissuto il momento, se l’è perso nell’analisi delle cause e abbiamo perso il terzo mondiale di fila. Ha applicato una regola prestabilita secondo cui quando viene espulso un difensore occorre togliere un attaccante. Perché? Dov’è la capacità di relazione con il reale, il presente? La Bosnia non è la Germania, non può offendere a pieno organico senza concedere il fianco. Il pubblico di casa spingeva gli orgogliosi balcanici a cercare il pareggio, ma erano preoccupati dai due nostri attaccanti in agguato. Lo scorrere dei minuti acuiva il conflitto interiore e noi avremmo dovuto distruggerli nella psiche. Perché se vuoi battere il nemico devi mettergli in zucca l’idea che non potrà mai vincere, anche si rovesciasse il pianeta. Gattuso avrebbe dovuto ringhiare, togliere un mediano (Barella) per inserire un esterno (Palestra) e passare al 4-4-1 spostando Kean sulla fascia: Palestra-Calafiori-Mancini-Dimarco davanti al portiere, Politano-Locatelli-Tonali-Kean al centro e Retegui terminale. Invece ha mantenuto l’assetto pavido, tolto una punta e incoraggiato i bosniaci all’assalto, liberi da freni inibitori. Hanno tirato 19 volte nel secondo tempo, noi 3, tre! Non solo ha tolto immediatamente Retegui, ma ha sostituito la velocità di Kean con quel panzer di Pio. Quindi va bene analizzare le problematiche di fondo del movimento calcistico nostrano, ma non per sciogliere la responsabilità individuale in un brodo di causalità determinate. Gattuso ha avuto paura e se hai paura di vincere probabilmente perderai. Donnarumma ha sbagliato il rinvio e Bastoni ha dovuto rimediare, Kean e Dimarco hanno sbagliato due gol fatti: questi atti individuali ci sono costati il mondiale, ammettiamolo a noi stessi. Oltretutto Gattuso, parole sue, ha rinunciato a giocatori meritevoli (Fagioli, Bernardeschi, Zaniolo) in favore della compattezza del gruppo. Ma il suo ruolo era portare al mondiale una squadra, non restare a casa con un bel gruppo di amici!

Suzuka '26

ANTONELLI 11… …ma anche 12 o 15, solo, però, se mi risparmiate la “sinnerizzazione” mediatica. RUSSELL 4 È già in difficoltà, ma lo era già anche Norris l’anno scorso e poi… PIASTRI 8,5 Il miglior fine settimana dall’Olanda del 2025, era ora. Meriterebbe un voto più corposo, non glielo concedo perché ci ha fatto attendere troppo. NORRIS 5,5 Non può essere sufficiente, oggi, sopravanzare Hamilton. LECLERC 10 Perché, dai, cosa gli si poteva chiedere di più dei due meravigliosi blitz all’esterno su un campionissimo e su una macchina più illegale che irreale? HAMILTON 5 Dei primi, l’ultimo. GASLY 10 Guida come palleggiava Platini, inducendo Verstappen ad inconsulte riflessioni di affissioni del casco al chiodo. COLAPINTO 4 Macinato nella psiche dal confronto interno. VERSTAPPEN 7 Si lecca le ferite dopo aver morso fino alla fine. Della serie “però le ho anche date”. HADJAR 5 Se la gioca ai dadi con le Audi, poco più veloci di una A4. Venti secondi dietro SuperMax… LAWSON 6 Mette una pezza al catastrofico sabato in cui girava più lento di un treno per il Salento bloccato dal No Kings. LINDBLAD 5 Decade come un atomo di non so che cosa, come la polvere di un antibiotico in sospensione. OCON 7 Un punto significativo. BEARMAN 6 L’avranno capito i geni della Fia che con questi rasoi elettrici si RISCHIA L’OSSO DEL COLLO? HULKENBERG 7,5 Non male, pur con un Suv da venticinque quintali. BORTOLETO 5,5 Ma lo saprà che la gara è di domenica? SAINZ 5 Preferirebbe fare il torero per davvero. ALBON 4 Preferirebbe fare qualsiasi altra cosa. PEREZ 4 Sulla media oraria dovrebbe aver preceduto il treno per il Salento. BOTTAS 3 Scorta da dietro il treno per il Salento. ALONSO 5 Lui viaggia a fianco del treno per il Salento, scruta l’interno dei vagoni, cercava una certa Martina, forse una sua cugina. Boh. STROLL 5 Almeno ci è arrivata, in Salento, la cugina Martina di Alonso. La sua Aston Martin va in panne a Pescara.

Vincenti e moralisti

Il tango si balla in due e l’Inter, la sua mossa per aiutare il Milan l’avrebbe fatta pure, peccato sia stata seguita dall’errore capitale perché, se lei ti cade proprio durante il casquè, dubito potrà nuovamente accettare il prossimo invito. Lo Scudetto è andato, ma di certo non possono lamentarsi i sostenitori di Milanello per aver perso la miseria di 3 partite su 29 giocate. Per di più la partita di ieri è stata una gran bella partita (questioni di cuore escluse): una squadra che soffre, si difende, segna; una squadra che soffre, assedia gli avversari, il tempo tiranno, le occasioni frustrate; uno stadio magnifico, pieno, i cori assordanti, mistici: cosa chiedere di più? Ciò detto, alcune ulteriori considerazioni sul calcio italiano ed i cassanisti. Quelli che “il calcio italiano è vecchio, meglio quello inglese, meglio Sarri e Fabregas di Inzaghi e Allegri, meglio la tecnica della tattica” ecc ecc. Intanto il calcio italiano non è una questione di geografia, è un modo di interpretare la partita. Come ha vinto ieri Sarri? Ha capito che la propria squadra non era in condizione di tiki taka o calcio totale perché i pochi giocatori in grado di dare del tu al pallone erano indisponibili. Al contrario, era zeppa di quattrocentisti delle fasce, pronti a sprintare. Quindi la Lazio ha accettato di tribolare, far entrare il Milan nella propria area (sapendo le difficoltà del Diavolo chiamato a gestire le operazioni) e sfruttare le ripartenze. 1 a 0, vittoria. Questo è il calcio italiano. Dice il Pibe di Bari “ma a livello internazionale non funziona”. Vediamo l’ultima giornata di Champions. Il City di Guardiola ne ha prese 3, il Tottenham 5, come il Chelsea, l’Arsenal mattatore in patria è stato fermato dal Leverkusen, sesto in Germania. Meglio il Newcastle, fermato dal Barcellona e peggio il Liverpool, sconfitto in Turchia. 4 sconfitte e 2 pareggi, 16 reti al passivo. Soprattutto, come ha vinto il Real Madrid sui Citizens? Non avendo i migliori giocatori disponibili, l’allenatore ha puntato su difesa, lanci lunghi e pedalare sfruttati al meglio da Valverde, l’unico veramente italiano, uno che dove lo metti sta, terzino, centrale, regista, ala, punta… vittoria all’italiana. Come hanno perso Tottenham e Chelsea? I primi sono stati ridicolizzati nella de-costruzione dal basso e hanno subito due gol incredibili. Gli altri miliardari di Londra hanno concesso al Psg due contropiedi folgoranti. Il Liverpool ha invece preso gol da una squadra che attacca con dei cross per il gigantesco centravanti sperando possa accadere qualcosa. È successo. La Serie A sarà anche morta (anche se ha portato una squadra in finale 2 delle ultime 3 edizioni, anche se ha portato una squadra in finale 4 delle ultime 10 edizioni per mano di Inzaghi e Allegri), ma il calcio all’italiana se la cava piuttosto bene. Però, vuoi mettere quanto ci si diverte con Gasperini, Palladino, Fabregas? Gasperini allena dalle idi di marzo e ha vinto un torneo, uno solo. L’Atalanta con il Bayern ha goduto allo spasimo. Poi, Fabregas, il quale sarebbe incredibilmente superiore ad Allegri, più bravo, più bravissimo. Il Milan lo scorso anno fini ottavo, ora è secondo. Dunque Allegri sta facendo molto bene. Il Como lo scorso anno finì decimo, ora è quarto. Dunque Fabregas sta facendo molto bene. Entrambi hanno guadagnato sei posizioni, molto bene. Come si traduce tutto questo “bene” in numeri? Como e Milan hanno segnato e subito gli stessi gol (48,44 – 22,21) e vinto, pareggiato e perso le stesse partite (15,9,5 – 17,9,3). Sono la seconda e la prima squadra per minori gol subiti e minori sconfitte totali, mentre registrano la stessa propensione al pareggio, al portare a casa la pellaccia. Significa che Allegri e Fabregas cercano per vie diverse di giungere allo stesso risultato: non prendere gol, non perdere e godersi le vittorie. È il calcio, non all’italiana, ma per come dev’essere giocato! Capito, caro Cassano, perché ti piace guardare Fabregas? Perché cerca le stesse cose di Allegri. Se Fabregas chiedesse al Como di giocare come gioca il Milan, sarebbe già retrocesso. Se Allegri chiedesse al Milan di giocare come il Como, sarebbe esonerato. L’unica differenza è che Fabregas fa il finto moralista, mentre Allegri fa il vero vincente.
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