Piano B/2

Niente da fare, Chivu un piano B proprio non ce l’ha, se trova davanti a sé un muro invalicabile continuerà a schiantarcisi addosso per 95 minuti e non gli verrà uno straccio d’idea per aggirarlo. È un allenatore abbastanza mediocre, un buono psicologo per le marce lunghe, per battere Sassuolo, Pisa, Torino, Hellas e tutte le squadrette che ti mettono a tuo agio solo a leggerne il minor blasone. Quando la vittoria occorre andarsela a prendere di forza e di sofferenza, quando c’è da sporcarsi le mani i bauscia si sentono troppo superiori. E perdono. Il piano A di Allegri è invece il piano B, cioè adattarsi alle presunte qualità dell’avversario per ritorcergliele contro e, contro la seconda squadra di Milano capace di perdere anche quando vince, gli riesce dannatamente bene. È un’aggravante la conquista di entrambi i derby per il Diavolo che, nonostante i 6 punti su 6 soffiati ai nerazzurri, si ritrova a meno 7. Una sensazione di amaro in bocca da condividere con quegli interisti mattacchioni convinti di aver perso per un rigore non assegnato dopo 92 minuti di vuoto pneumatico e applausi per le percentuali di possesso. In fatto di percentuali l’Inter non teme confronti, gli unici numeri che proprio non riesce ad addomesticare sono quelli del tabellone: 1 a 0, vita o morte: ko. Vediamo qualche altro numero. MILAN MAIGNAN 6 Bersaglio mobile di Mkhitaryan, Dimarco fa tutto da sé. PAVLOVIC 8 Steven Segal. DE WINTER 9 Arbiter elegantiarum. TOMORI 7,5 Oro nero. ESTUPINAN 10 Elvis the Pervis. RABIOT 7,5 Resilienza androgina. MODRIC 9,5 Guida Suprema. FOFANA 8,5 Intelligenza muscolare. SAELEMAEKERS 7,5 Giro delle Fiandre. LEAO 5 Banane e lamponi. PULISIC 7 Lone Star Ranger. All.ALLEGRI 10 Maxterclass. INTER SOMMER 4 Mani di burro. BASTONI 3 Sommerso dai meritati fischi. LUIS HENRIQUE 7 Non era facile rivitalizzare Estupinan… BARELLA 4 È scarso come pochi. ZIELINSKI 40 Al cospetto di Modric il nonno sembra lui. MIKHITARYAN 5 Prontissimo per il carrello dei bolliti. DIMARCO 4 Il sinistro gli gioca un tiro mancino. PIO 3 Ercole fra le Arpie rossonere. BONNY 8 Replica alla perfezione il ciondolio inconcludente di Thuram. CHIVU 5 Provi con la psicanalisi.

Australia '26

RUSSELL 9 Cosa doveva fare per il 10 se non pole e vittoria? Niente, magari trovare degli avversari che non gli semplificassero le cose… ANTONELLI 6,5 Resto bassino, l’ho visto più pilotato che pilota. LECLERC 8 La Ferrari parte come una cannonata e lui slalomeggia alla Brignone. HAMILTON 7 Con una macchina decente torna anche la voglia. NORRIS 6 Arriva dopo la musica, ma prima di Max. PIASTRI 2 Finisce subito in cortocircuito. VERSTAPPEN 5 Non sarà questa la vera formula uno, come dice lui: di certo non è questo il vero SuperMax. HADJAR 6,5 Lo scorso anno finì in lacrime, quest’anno farà piangere qualcun altro. BEARMAN 7,5 Mette subito in chiaro il suo ruolo di pilota alfa del branco Haas. OCON 5,5 Cede la piazza d’onore all’odiato Gasly. LINDBLAD 8 Sguazza alla grande nella tonnara della metà classifica. LAWSON 5 Pesce già lesso? BORTOLETO 7,5 Pochi fronzoli per 2 punti. HULKENBERG 6 Tiene sotto carica la batteria, saggio. GASLY 7 Il galletto dà una timida levata di cresta. COLAPINTO 5 Solito manzo della Pampa. ALBON 6 Più svelto di Sainz. SAINZ 5 Non trova rimedio all’obesità della Williams. PEREZ 5,5 Perde pezzi. BOTTAS 5 Pur di farsi notare la pianta in doppia fila. STROLL 6 Catastrofe verde. ALONSO 6 Per guidare l’Aston Martin servono due batterie così.

Il prete falso

La Pisa di tornasole ha evidenziato la differenza tra Inter e Milan. Mentre i cugini della benpocoamata possono gestire senza particolari affanni una trasferta insidiosa (andata 0-2) o partire male e ribaltare lo svantaggio con rabbia felice (ritorno 6-2), i “nostri” sono presi nel mezzo del ritornello di Antonacci: “Eppure inizio bene, ma non so finire”. Se partono benino trovando il gol per primi (certo, dopo averne evitati almeno un paio per divina intercessione), poi iniziano a patire. Sembrano in grado di poter frenare, gestire il pallone per stanare l’avversario e colpirlo in ripartenza con i velocisti Pulisic-Leao a supporto del panzer Fullkrug. Questi dovrebbero entrare e far iniziare la musica. Venerdì sera sembravano entrati dopo la musica della sconfitta. Leao ha la prontezza di riflessi di Celentano, Pulisic funziona solo ad alte temperature e paracetamolo e Fullkrug, l’ariete forte di testa, ha dato prova della sua testa d’ariete tirando un rigore “alla Lukaku vista lago”. Così, fintantoché palla e palo anticipavano il San Valentino con un bacio galeotto, Allegri aveva il suo bel da fare per non causare la rottura col centrocampo, tra l’indolenza di RLC e la penuria d’inventiva di Fofana. Ci si è poi messo addirittura il suo suo braccio armato Rabiot a dar spettacolo con un’espulsione ricercata con tutte le forze. A salvare il livornese dal consueto impazzimento e dal vergognoso spogliarello di fronte al pubblico pisano ci hanno pensato quello che Max non toglierebbe mai (chissà perché…) e quello che non metterebbe mai (chissà perché…): Modric e Ricci. Il vecchio e il mare delle speranze giovanili. Il Pallone d’oro ha appoggiato in rete un pallone d’oro da tre punti. Un colpo di classe perfettamente assistito dalla voglia dell’ex Toro, feroce e gentile nel raspare da terra e suggerire in mezzo a giri contati. È bastata a quel punto la classica sostituzione allegriana (fuori l’ariete per il sinuoso De Winter) per congelare il risultato e frustrare la vocazione alla sanità del novello Ignazio di Loyola. Amen. Considerazioni finali, anche post Inter-Juve. Il Milan è più scarso, ma ha una dignitosissima colonia di italiani in grado di sostituire in nazionale l’imbolsito blocco Bastoni-Dimarco-Barella, mai decollato in azzurro. Gabbia-Bartesaghi-Ricci sarebbe un esperimento che Gattuso avrebbe dovuto provare prima, ma nemmeno così dissennato in ottica playoff. Il Milan deve molto riflettere su Leao e la possibile vendita del malinconico portoghese: al centro dell’area di rigore non si diverte, non gli piace fare a botte con i Bastoni di turno; sulla fascia gli manca un partner alla Theo e non può saltare tre uomini ogni volta; se altri giocatori meno fenomenali ci danno dentro con l’applicazione, non è imprescindibile averlo in rosa e la classifica lo dimostra. Infine una trascurabile domandina. Secondo alcuni palati fini il Milan “giochicchierebbe” a calcio in modo attendista e sorpassato. L’Inter invece “giuocherebbe” al piano nobile, con una mentalità dominante che prova vergogna assoluta alla vittoria col possesso palla al di sotto del 92%. Che ne pensano i vari intenditori dell’appena abbozzata esultanza di faccia d’angelo-Bastoni assolta dal prete falso Chivu? È una riedizione pallonara di “Miseria e nobiltà”? Merita 92 minuti di applausi?

Memento Audero Semper

Perché un tifoso si sente autorizzato a tirare una bomba in testa al portiere della squadra avversaria? Perché ormai è diventato un consumatore. La società del consumo parte dall’assunto secondo cui il lavoratore/produttore di beni è essenziale per il ciclo economico, in quanto poi li dovrà acquistare. È stato un passo avanti rispetto al 800 e primi del 900, quando il lavoratore contava zero e la sua povertà veniva indotta per indebolirne la posizione contrattuale. Negli anni del boom, tale esigenza portò all’aumento di diritti e stipendi ed alla nascita dello stato sociale. Ora la “società” appare meno spietata di allora, ma è forse soltanto più furba. Stipendi dignitosi, partecipazione politica ed assistenza (istruzione, cure, disoccupazione, indennizzi, pensione, mutui, ricovero) non sono atti caritatevoli. Si tratta di investimenti perché, mentre uno scaricatore di porto può essere efficiente per un periodo di vita, un consumatore può esserlo per sempre. Anche dovesse perdere le facoltà fisiche e mentali, dovrebbe consumare una quantità di prestazioni sanitarie per cui è bene sia stato in precedenza rifornito. Le cose sono migliorate per tutti, ma non perché un cambiamento ideologico abbia avuto l’effetto di un cambiamento della struttura economica: è il cambio di struttura economica ad aver causato il cambio ideologico. Ogni rivoluzione positiva contiene in sé gli elementi negativi che ne alimentano la tensione vitale ed il negativo del mutamento della società è il mutamento che induce nei suoi individui. Se aumentare il salari ed allargare il diritto di voto ha avuto un costo immediato per Capitale e Stato (la classe dominante), a lungo termine i ricavi sono stati nettamente superiori. L’operaio ben trattato ed il cittadino politicamente integrato sarà meno sensibile al richiamo della lotta di classe e più incline a vedere nello Stato l’emanazione del proprio volere. In particolare vedrà nel regime cui è sottoposto un prodotto naturale e non una stratificazione di interessi storici. Dunque: il consumatore è facile da controllare e legato ad un sistema politico da cui dipende e che percepisce come evoluto per il meglio generale, non adattato al bene particolare. Cosa c’è di meglio per il potere costituito? Un artigiano francese o un filatore inglese del 800 se la passava peggio di un social media manager, ma aveva molta più spina dorsale e rispetto di sé. Sarebbe stato, la storia lo suggerisce, più conscio di chi lo sfruttava, chi lo aiutava a sfruttarlo e del metodo per cambiare le cose. Cioè unirsi, darsi degli scopi, imporsi una disciplina e fare un gran baccano. Lo vedete il social media manager a morire sulle barricate prese a cannonate da Radetzky? No, troppo vigliacco per certe cose. Meglio tirare un petardo ad un calciatore della squadra avversaria (o prendere a martellate un poliziotto a terra). Ora, mentre questo secondo tipo di violenza giova al potere costituito, il primo è più pericoloso. Le grandi società sportive infatti non sono rimaste immuni al consumismo, anzi, gli hanno permesso di distruggere lo sport con l’assistenza delle istituzioni sportive che si danno il nobile obiettivo di tutelarlo. In realtà, proprio replicando l’alleanza Capitale-Stato, hanno reso il momento epico del confronto tra atleti al quale i tifosi assistono dall’esterno un prodotto che il tifoso acquista. Gli stadi ospitano Spa e ristoranti gourmet, gli spalti sono attaccati al campo, l’arbitro deve spiegare ogni sua decisione, il giuoco ha preminenza sul risultato, tutto va a 200 all’ora: la partita diventa esperienza consumata dal consumatore. Cosa fa il consumatore insoddisfatto? Getta l’acquisto nella spazzatura, vuole il reso! Se tutti si mettessero a tirare petardi, lo stadio verrebbe disertato e le società perderebbero tifosi ed introiti. Siccome li perderebbero riportando le gradinate a 25 metri dal campo, allora dicono che un deficiente ha perso il cervello. Toh! Dicono si tratti di un cane sciolto, peccato però il cane che ha centrato Audero non sia quello arrestato su cui Marotta ne ha detto di ogni. Siamo almeno a due o tre cani legati. Se s’intende risolvere la questione con le pene o la denuncia delle idee malsane dei tifosi, buonanotte. Bisogna criticare il sistema storico da cui germogliano le idee! Viva il materialismo! Viva la dialettica!
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