Alto livello

No, che sia bellissima una partita di alto livello nella quale vengono segnati 9 gol, io non lo trovo normale. Sarà spettacolare, ma niente di più. Non è né sportivo né segno di intelligenza. Certo, per chi volesse divertirsi non ci sarebbe nulla di meglio, se non una partita nella quale vengono segnati 10 gol. Io non voglio divertirmi, distrarmi dalla vita, piuttosto voglio sublimarla e goderne più intensamente. Nella vita di tutti i giorni non si può semplicemente mettere in sequenza le azioni più appaganti nell’immediato, non si può dedicarsi per intero alla ricerca del piacere. Nella vita di tutti i giorni ci si pongono degli obiettivi, si prepara un piano per ottenerli e lo si misura con la realtà. In base al risultato, si rivede il piano, si riadattano mezzi e fini alle nostre possibilità, al contesto in cui operiamo. Alla fine si raccoglie quanto seminato, si corona un sogno o si perde a testa alta e nel viaggio ognuno trova se stesso. Questa è la bellezza vera. Lo spettacolo è altro. Lo spettacolo ti colpisce all’improvviso, ti travolge e ti svuota di energie, dura un attimo e lo dimentichi, lo insegui e ne vorresti sempre di più e, se riesci a trovarlo, perdi te stesso. Il bello devi costruirlo e, mentre lo fai, lui costruisce te, ti riempie e ti lascia soddisfatto. Nella vita di tutti i giorni non puoi ignorare il contesto, utilizzare sempre lo stesso metodo e correre il rischio di vanificare gli sforzi per far divertire gli altri. Non puoi dare il 100% anche quando basterebbe il 75% e non vanno disperse energie inutilmente. Altrimenti, perdi. E non è divertente. Questa è de-mentalità.

0% compromessi, 100% fessi!

Fabregas, dopo l’ennesimo ribaltone subito, ha detto, con un accento spagnolo a metà tra il giustificazionismo di Marc Marquez e l’alterigia di Jorge Lorenzo, che i suoi hanno giocato bene tranne quello che ha sbagliato un gol e che l’Inter ha vinto soltanto grazie ai giocatori più forti. Ma possibile non ci sia mai un’assunzione di responsabilità? Possibile non si riconoscano mai i meriti degli avversari? Che il calcio sia una questione di giocatori più o meno capaci, era un mistero buffo solo per lui e dunque gli rivolgo un caloroso “bentornato sulla terra dall’altro lato della luna”. Il punto non è “avere i campioni”, ma “cosa fare dei campioni”. Al di là di tutti i meccanismi di squadra che un allenatore può inventare, gli servono i giocatori adatti. Anche ad Allegri piacerebbe giocare come il Bayern, non è che non lo faccia perché è un pirla. A mio avviso, se Fabregas avesse i campioni di Chivu, lo spogliatoio salterebbe in aria. Chivu ha adattato le sue idee ai giocatori del momento, cercando di non stravolgere nulla ed è riuscito a coccolare i senatori ed ottenere il massimo impegno dai più giovani. Fabregas ha il suo metodo, per cui servono determinati giocatori, disposti al totale sacrificio della propria identità. In una grande squadra farebbe un disastro. È pure un’ottima lezione di vita, perché spesso si sentono persone che “io non cedo ai compromessi, io non accetto mezze verità, io dico sempre quello che penso, io tengo alla giustizia”. Generalmente restano da soli, non parlano con i parenti, non sopportano i colleghi. Dalle scarse relazioni sociali ricavano l’assioma della loro radicale diversità dal mondo. Non giustificano la realtà per rimanere ostile alla loro volontà, ma scendono volentieri a compromessi quando si tratta di giustificare loro stessi: se perdono, qualcuno li ha sabotati o gli avversari erano avvantaggiati; se vincono, tutti li hanno finalmente ascoltati a dovere. Invece di rivedere le cause della loro insoddisfatta solitudine, ne acuiscono gli effetti di soddisfatta autoesaltazione.

Mentalità vincente

Si riguardi Barcellona – Atletico Madrid di ieri sera e si abbia il coraggio di dire che il calcio all’italiana è morto! Si maledicano ancora Allegri e Conte dopo una partita del genere! Il superbo Flick ha schierato i suoi secondo il solito 4-2-3-1, insensibile a qualsiasi concetto di adattamento. La chiamano “mentalità vincente”, io preferisco “usare la forchetta tanto per la bistecca quanto per la minestra”. Sarà pure spettacolare per gli altri commensali, ma ci si sbrodola. Oppure non si riesce a mordere, il cucchiaio non intacca la costata. I quattro attaccanti del Barca, coadiuvati da due terzini volanti (gente che non sapendo difendere si reinventa attaccante con peggiori esiti), si sono schiantati sul blocco basso madridista. Simeone si è inventato un meraviglioso 4-4-2, con gli attaccanti in aiuto dei terzini. I padroni di casa tirano 15 volte, il triplo degli avversari il cui portiere, incredibile, ci sa fare con le mani e para, para le brutali accelerazioni di Rashford, i fumosi giochini di Yamal e gli esasperati tiri da fuori di Cubarsi. Il quale sarebbe un difensore centrale, epperò allo scadere del primo tempo se ne dimentica del tutto: il figlio di Simeone lo brucia e lui lo atterra al limite dell’area. Cartellino rosso e calcio di punizione. Arriva Julian Alvarez. Tiro parabolato che supera la barriera e per il portiere di Flick non ci sono possibilità di nascondersi dietro la costruzione dal basso o i lanci da 60 metri: o sa parare oppure no. Infatti è 0 a 1. Recita il sito Eurosport: “Il Barcellona ha un'impronta di gioco favolosa anche con l'uomo in meno”. Talmente favolosa che non combina nulla: Rashford scarta tutti, anche il portiere, ma prende l’esterno della rete; su punizione centra la traversa; Kounde (terzino…) manca palla di tacco. Nel frattempo Simeone butta dentro l’area di rigore un armadio norvegese vecchia scuola e vero nueve, tale Sorloth, al 60’. Minuto 69, arriva un traversone che Kounde non intercetta, Sorloth elude la marcatura di Martin (l’altro difensore centrale…) e tira: 0 a 2. Ultime convulsioni blaugrana e Cancelo (l’altro terzino…) si trova a lato dell’area di rigore: il buon senso lo obbligherebbe a servire qualche compagno meglio appostato per colpire, ma lui no! Segue il senso comune, dribbla due giocatori e sparacchia fuori. Flick, dopo essere stato eliminato lo scorso anno da un gol di Acerbi nel recupero, quest’anno è sulla buona strada per farsi escludere dalla champions da una squadra che in campionato ha 19 punti di distacco. Manca ancora il ritorno (perché queste competizioni europee fanno il possibile per agevolare i più forti e ricchi), ma potrebbe farcela. Tutto molto bello, diceva il saggio.

Hanno anche dei difetti

Critiche a non finire a Napoli-Milan. Spot del disastrato calcio italiano. Fiele e veleni sulla coppia più brutta del mondo Conte-Allegri. Si difendono a tre, rispettano i ruoli, attendono l’avversario, non impongono pressione asfissiante, gestiscono il ritmo, inventano piani tattici in corso d’opera, preferiscono l’etica della vittoria sporca all’estetica della sconfitta cabarettistica, ponderano le scelte, ritardano l’ingresso degli attaccanti, si prendono anni sabbatici, ignorano i mugugni del pubblico pagante, rifiutano la moralità del giuoco, stanno antipatici a Condò e Adani, a Cassano e Fabregas. Però hanno anche dei difetti. Conte, con i fantastici 5 De Sciglio-Giaccherini-Parolo-Sturaro-Florenzi, ha sì costretto la Germania di Khedira, Kroos, Ozil, Muller e Schweinsteiger ai rigori, ma ha perso! Allegri ha sì giocato due finali di Champions contro il Barcellona di Messi, Neymar, Iniesta e Xavi e il Real di Cr7, Benzema, Sergio Ramos e Modric, ma ha perso entrambe! Allora è giusto vadano vilipesi e additati come emblema dei fallimenti nazionali ed esempi da evitare, come esempi di mancata evoluzione tecnica e decadenza atletica velocistica! Per l’Italia meglio affidarsi ai De Zerbi e Palladino, che hanno vinto… che vinceranno!
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