Olanda '26

NORRIS 10 Non si diventa campioni del mondo dopo essere diventati grandi piloti: si diventa grandi piloti dopo essere diventati campioni del mondo! PIASTRI 5,5 A sprazzi, come il cielo di Zandvoort. ANTONELLI 8,5 Al di là del risultato e delle strategie cervellotiche, per la prima volta sono riuscito ad apprezzarlo in quanto asso del volante. RUSSELL 6 A sprazzi, più del cielo di Zandvoort. HAMILTON 7 Senza lode né infamia in fin dei conti. LECLERC 7 I guizzi di qualifica e gara sprint fanno bilancia con le luci e ombre domenicali. LAWSON 8 Resto convinto che, se mi tocca scrivere che lui è un gran pilota, allora questa è una piccola Formula 1. VERSTAPPEN 4 Ripaga la marea aranciata con un errore clamoroso al cui cospetto il suo clamoroso stipendio sembra una rapina a Telethon. HULKENBERG 8,5 Uno sparo sbucato dal nulla fumoso della carambola Verstappen-Bortoleto. BORTOLETO 6 Decide, proprio oggi, di imitare pedissequamente Super Max: quando si dice del tempismo! ALONSO 8 Ineccepibile gestione gomma per il Varenne dell’automobile. STROLL 5 “Annaspatore “ professionista. GASLY 9 Al rientro dalle vacanze non avverte alcuno stress post traumatico e mette insieme un solidissimo fine settimana. COLAPINTO 5 Possibile Trump non possa fare niente per aiutare un connazionale del suo amico Milei che corre nel team del suo (e)mulo Briatore? Presidente, posi una mano sul residuo della sua coscienza! TSUNODA 6,5 Affonda un bellissimo sorpasso su Gasly. LINDBLAD 5,5 Forse era lecito aspettarsi qualcosina in più. PEREZ 6 Purtroppo le ferie finiscono prima o poi. BOTTAS 6 Per Dostoevskij, pietà quanta se ne vuole, ma i delinquenti tali restano. Eppure la pena di guidare la Cadillac è troppo anche per lui. SAINZ 4 Butta fuori Albon in modo scellerato. ALBON 5 Sopporta, arreso, la miseria delle circostanze. OCON 6 Completa lo sconforto di casa Haas. BEARMAN 6 Motore k.o. istantaneamente, inspiegabilmente, inaccettabilmente.

L'acqua calda

Peggio dello stupore per l’umidità dell’acqua, c’è lo stupore di vedere un atleta nero di nazionalità italiana o tedesca. In qualsiasi paese nel quale gli standard di vita aumentano diffusamente, la popolazione locale sconterà una decrescita demografica. In un sistema economico basato sull’espansione indefinita del Pil, ciò è un problema, perché meno persone significano meno lavoratori e meno ricchezza da redistribuire. Le soluzioni sono due. Compensare con l’inserimento di lavoratori dall’estero o con investimenti tecnologici, per garantire la crescita. La terza soluzione sarebbe accettare un ridimensionamento economico, intervenendo sulle diseguaglianze per mantenere gli standard di benessere. Ma è politicamente improponibile, dunque meglio restare alle prime due. Un’economia dell’espansione esige un’organizzazione politica dell’espansione e la stessa espansione innesca meccanismi di concentrazione e circolazione di risorse (umane e naturali). È ovvio ne derivino mescolanze etniche. A livello storico, poi, è la parte di mondo occidentale (paesi europei) ad aver più abbracciato un sistema economico che prevede l'espansione territoriale e la circolazione all'interno del territorio di risorse, dalle periferie al paese d'origine. Dalle piccole città-stato come Venezia ai grandi imperi iberici e britannico a loro volta ispirati all'impero romano. Tale espansionismo era frutto di scarsità di risorse nel continente europeo rispetto agli spazi sterminati di Africa, Asia e Americhe, ma venne utilizzato anche come mezzo per evitare ridefinizioni di gerarchie sociali o per riversare all'esterno tensioni economiche e politiche interne. Giappone o Corea del Sud hanno puntato sulla compensazione tecnologica pur di mantenere la compattezza etnica, ma se lo sono potuti permettere in quanto integrati nelle dinamiche economiche occidentali: gli Stati Uniti li hanno inseriti nelle loro catene del valore, ne hanno fatto rilevanti avamposti militari nel Pacifico trasferendovi tecnologie e garantendone protezione e afflusso di rifornimenti e risorse. Essere economicamente prosperi ed etnicamente compatti è difficile se non si è autosufficienti in termini di risorse o connessi ad un sistema economico globalizzato (ciò che rende impossibile la chiusura alle migrazioni). Vorrei suggerire che è ipocrita pensare di coniugare espansione indefinita (economica, geopolitica) e compattezza etnica. Chi lo vuole deve spiegare come intende procedere all’aumento della produzione e dell’occupazione della popolazione autoctona, alla redistribuzione della ulteriore ricchezza e da dove e da chi verranno gli investimenti necessari. Oppure deve spiegare come intende riorganizzare la società (con interventi di redistribuzione di ricchezza, di riduzione delle attività finanziarie, di programmi pubblici di tutela occupazionale) per far fronte al rallentamento della crescita economica. Il che è tra l’altro l’unico rimedio per la crisi climatica.

Maldini go

Maldini e Leonardo li aveva nominati Malagò, la loro autonomia allargata l’aveva decisa Malagò. Malagò non è un esperto di calcio giocato, è un dirigente e giustamente ha proposto che a scegliere l’allenatore fossero due dirigenti e grandi ex giocatori. Tuttavia Malagò è stato scelto da AdL e Marotta: uno vorrebbe partite di 50 minuti (per impazienti), senza fuorigioco (per ignoranti) e superleghe (per impotenti), l’altro si è messo d’accordo con un americano per radere al suolo San Siro. A Malagò interessano la politica, il curriculum, i diritti tv, gli stadi col ristorante, gli abbonamenti, i tifosi paganti. Ne fa una questione d’immagine. E l’immagine di chi ha tratto, dal recente caos, più giovamento? Se i due milanisti fossero arrivati a Guardiola, sarebbero rimasti al loro posto e Malagò sarebbe stato il capo saggio in grado di delegare bene. Pirlo, invece, per l’immagine è la doccia gelata e Malagò (che sullo sfruttamento delle scommesse ha costruito il programma) è balzato sulla “scelta infelice” di Maldini e Leonardo per rinfacciargliela e “ora decido io!”. Si sono dimessi? Tanto meglio, passano per arroganti (lo stesso Malagò ha confermato che non hanno preteso bonus). Malagò è parso quello che si assume la responsabilità e ha nominato soci del circolo Aniene, amici plaudenti (Ranieri) e adulanti (Mancini). Mancini a proposito considera la sua fuga in Arabia con il portafoglio ricolmo “un tragico errore”. Accadessero a me simili tragedie non riuscirei a sopravvivere. Cosa deve aver tribolato, il povero Mancio, Dio solo può sapere! A Malagò, quando ti parla, sembra sia capitata in bocca la fetta di lesso proprio quando è finita la salsa verde: pensi non la manderà mai giù. Inizi a preoccuparti per lui. In quel momento esatto capisci che, a far la parte dell’arrosto, sarai tu.

Ungheria '26

NORRIS 9 Qualche errorino nel fine settimana perfetto, che ne rilancia le ambizioni. Se lo scorso anno fosse finito diversamente, non avrebbe attaccato con tanta ferocia Antonelli. PIASTRI 8 Il blitz alla partenza per poco non gli vale la più beffarda delle vittorie su Norris, proprio nel miglior momento del britannico. VERSTAPPEN 10 “Preferisco i sorpassi in frenata”. HADJAR 7 L’unico che le Ferrari riescono a superare. ANTONELLI 7,5 Quel filo di troppo di gas sotto bandiera gialla è costato una probabile vittoria. RUSSELL 6,5 Lento in qualifica, ma la sua Mercedes cede di schianto appena dopo il traguardo: sicuri funzionasse correttamente fino ad un attimo prima? In gara reagisce con responsabilità in una situazione di dramma. LECLERC 5 In fin dei conti è meno confusionario del compagno classe ’85. HAMILTON 4,5 Chiedetegli di fare ritmo, non i riflessi di un kartista. Furioso dopo il clamoroso scacco di Max. Il Re è Nero. LAWSON 8 Grande passista, rileva la posizione di Gasly nella graduatoria mondiale. LINDBLAD 7 Macina esperienza e punti a raffica. HULKENBERG 8,5 Azzecca la strategia a doppia sosta e finalmente tiene il punto! BORTOLETO 5,5 Paga la qualifica oltre alla pessima idea di tenere una vita le stesse gomme. GASLY 6 Questa Alpine concede veramente pochissimo al suo talento e un altro treno sembra passato. COLAPINTO 5 Si valuta e svaluta alla velocità del Peso argentino. Forse è l’unico tipo di velocità a lui accostabile. STROLL 6,5 Insomma, la piazza davanti a quella di Alonso. ALONSO 6 Ma quanto voleva tenere le gomme più morbide? OCON 5 Dura durare, durando l’ineffabile Haas. BEARMAN 5,5 Letargico. ALBON 6 Almeno non è pericoloso per gli altri. SAINZ 4 Guida come uno di quei tori inferociti di Pamplona. PEREZ – BOTTAS 8 Meravigliosa doppietta Cadillac!
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