La formula della mediocrità?

Sarà un po’ troppo forte da dire, ma secondo me la Formula Uno attuale esalta la mediocrità dei piloti. Antonelli ha definito del tutto innaturale il modo di guidare imposto dalla ripartizione 50%/50% tra motore termico e batteria, percentuale che rende preponderante la gestione delle risorse rispetto alle capacità del pilota di portare la macchina al limite. La caterva di sorpassi venduta come grande bellezza è dovuta alla disponibilità energetica, non all’intuizione di chi azzarda la manovra disperata. Sono sorpassi determinati dal calcolo ingegneristico, chi li compie non potrebbe non farli e chi li subisce non potrebbe evitarli, avvengono in accelerazione e non in staccata e, in definitiva, rendono un circo uno sport nato per essere drammatico. I tifosi dovrebbero avere il tempo di commuoversi apprezzando l’eroismo di una traiettoria nuova, non inferocirsi per non aver visto il 174esimo scambio di posizioni in 5 giri. Fino alla scorsa stagione, non c’erano molti dubbi riguardo i piloti più forti. Verstappen, Leclerc, Russell. I migliori. Riuscivano a frenare più tardi, controllare il posteriore e ottimizzare le traiettorie per generare ritmo, senza bruciare subito gli pneumatici. Se finivano nel traffico, superavano dove gli avversari l’avrebbero ritenuto meno probabile. Oggi esattamente questi sono i piloti più in difficoltà. Lawson è risorto, Lindblad sembra veterano, Colapinto ha avvicinato Gasly, Antonelli ha fatto un salto di prestazione enorme (Verstappen e Leclerc hanno impiegato molto più tempo per maturare), Norris va meglio di Piastri regolarmente, Hamilton ringiovanisce che neanche Jane Fonda e Hadjar regge l’urto olandese con dignità. Possibile che tre fenomeni non sappiano più guidare un’auto? Possibile che, nello stesso tempo, sei normali/esordienti/pensionati siano stati rivitalizzati e un altro fili come Schumacher? Al di là di chi vince o perde, il nuovo regolamento favorisce la massima disponibilità ad applicare strategie definite dagli ingegneri, senza lamentazioni o iniziative non pianificate e giustificate dall’onnisciente simulatore. Le abilità di guida sono puntualmente punite sui rettilinei e rese superflue dalla denunciata preponderanza della parte elettrica e della sua gestione sulle capacità del singolo. Mancanza d’iniziativa, di propensione al rischio e disponibilità a farsi trattare come variabile di un’equazione, chiedendo all’ingegnere quando fare cosa. Badando a evitare la domanda sacrilega: perché? Che cosa sarebbe tutto ciò se non la mediocrità al potere? Altra domanda: a che cosa serve seguire uno sport se non coltiva e premia in chi lo pratica il coraggio, l’amore per il rischio, la volontà di scoprire i propri limiti e le doti eccellenti?

Silverstone '26

Pagelle inglesi. LECLERC 9 Da zero a cento grazie ad un, usando le sue parole, “cambiamento filosofico” tra sabato e domenica. HAMILTON 6 o 5 Nel momento in cui scrivo potrebbe addirittura uscire dalla zona punti per non aver rispettato le bandiere gialle. Dopo falsa partenza. RUSSELL 6,5 Niente più di un risultato platealmente immeritato potrebbe addolcirgli il momento amaro. Il mondiale resta aperto e lui potrà solo migliorare. ANTONELLI 9,5 Non sbaglia nulla eccetto la qualifica del venerdì, avrebbe vinto la gara a mani basse. NORRIS 7,5 Per quanto mi riguarda (e mi ripeto) quest’anno sta guidando come si deve. PIASTRI 5,5 È regolarmente battuto in qualifica e spesso pure in gara dal collega aranciato. HADJAR 7,5 Scommettiamo che per lui la Red Bull va benissimo così com’è? VERSTAPPEN 6 Alla fine getta il volante in tribuna, ma si difende da leonissimo su Russell e Hamilton. LAWSON 8 Capitano silenzioso dell’aggancio inaspettato all’Alpine. LINDBLAD 266 I giri consecutivi piantonato dietro al compagno di marca. Forse crede sia ciclismo… BORTOLETO 8,5 Grande piazzamento a punti con un’Audi che pare una familiare piena di valigie e con le bici da cross sul tetto, in coda sull’Autosole. HULKENBERG 6 Non ne vuole sapere di sciogliere il mitico quartetto dei senza punti. COLAPINTO 6 Soddisfazione personale. GASLY 6 Luna di miele calante con la sua Mercedes rosa e blu. BEARMAN 6,5 La Hass non ha niente da dargli. OCON 5,5 Alla Haas non ha più niente da dare. SAINZ 7 Provi Antonelli ad issare dodicesima questa carriola della Williams! ALBON 4,5 Nelle due qualifiche prende distacchi incredibili dal torero. PEREZ 5 Batte Bottas. E capirai. BOTTAS 3 Di nuovo dietro Perez. E capirai. ALONSO – STROLL 5 Catastrofe.

Austria '26

IL SIGNORE DELL’ANELLO RUSSELL 9 L’astuzia di ieri gli agevola un ritorno al futuro nel quale s’immagina campione del mondo. ANTONELLI 7 Dieci punti che potevano tranquillamente non andare concessi al rivale/compagno. VERSTAPPEN 10 Brillante più della sua Red Bull, accorto nella gestione delle McLaren, lesto nel risolvere la bega Antonelli-Leclerc e implacabile nel punire Hamilton. Il signore dell’anello austriaco. Se la macchina resta questa, sarà della partita per il titolo. HADJAR 6 Parte eccessivamente lontano stavolta. PIASTRI 8 La migliore versione di sé da Olanda 2025. NORRIS 5 I sorpassi patiti in partenza gli tolgono l’iniziativa strategica. HAMILTON 7,5 Guida bene, ma la strategia multicolore lo manda ai pazzi. LECLERC 5 Al di là del fuoco paglierino della qualifica subisce umiliazioni in serie, all’esterno. Crisi del settimo anno. LAWSON 8,5 Afflitto da rogne tecniche di ogni tipo, alla fine resta al tavolo d’onore. Purtroppo mette sotto i denti giusto un paio di grissini. LINDBLAD 007 Da tre gran premi segue il compagno come un agente sotto copertura. È la sua ombra da 214 giri a questa parte! BORTOLETO 7 Una sudata del genere per sfiorare la zona punti è quasi tortura psicologica. HULKENBERG 5 A fargli compagnia a quota zero punti ci sono Perez, Bottas e Stroll. Eravamo quattro amici al bar… GASLY 6 La magia di Barcellona non potrà riuscire molte altre volte. COLAPINTO 5 Prende una terrificante scoppola in qualifica e in gara non si nota mai. BEARMAN 5,5 I termini della sua presunzione d’innocenza a sfavore dell’inadeguatezza della Haas si vanno assottigliando. OCON 4,5 Per lui ormai è subentrata la prescrizione. ALBON 4 Una cosa la centra: il paletto. SAINZ 6 Ma dov’è capitato il povero torero? PEREZ – BOTTAS 9 Danno vita a una bellissima sfida a chi si ritira prima! ALONSO 5 Ignora le bandiere blu, vandalizza la corsia box… un giorno di ordinaria follia. STROLL 4 Istigatore a delinquere.

Un calcio al caldo

In questo periodo fa caldo e non si vede un gran bel calcio. Ieri sera la Francia ha mostrato delle terrificanti limitazioni difensive contro una Norvegia che, da quel punto di vista, non è stata molto migliore. Nelle squadre africane riponevo grandi speranze. Congo, Ghana e Capo Verde hanno compiuto tre imprese bloccando Portogallo, Inghilterra e Spagna, ma le più attrezzate di talento mostrano la solita tendenza di imitare il gioco all’europea. Senegal e Costa d’Avorio hanno raccolto, contro Francia e Germania, cinque gol e gli applausi di Lele Adani. “Giocano AL calcio!”. Perché c’è UN calcio e lui ne è sacro custode. Se pensate esistano il calcio che vince e il calcio che perde e il primo sia l’unico fatto bene, ricredetevi! Sopravvissute ai gironi insieme all’Egitto, più che altro grazie alla modestia di Iraq, Curacao e Nuova Zelanda. Bene il Marocco. Qatar e Arabia Saudita pensavano fosse il mondiale di Padel. Sempre secondo Adani, Marcelo Bielsa è un genio della panchina e infatti l’Uruguay è riuscito a farsi buttare fuori da arabi e capoverdiani. Spero comunque il titolo possa andare ad una sudamericana, magari il Brasile: ho provato a tradurre in portoghese/brasiliano alcune mie poesie e prendono tutto un altro suono, sembrano addirittura vere poesie! Non male le asiatiche, la Corea del Sud sembra avere margine di miglioramento. Riguardo le europee nutro una repulsione verso il nord. Germania, Austria, Svizzera, Austria, Olanda, Belgio, Svezia e soprattutto per la Norvegia: europeisti con la Corona, progressisti con la monarchia, ambientalisti col petrolio, anti-putiniani con gli ucraini, socialisti col fondo sovrano. La Spagna mi fa purtroppo pensare all’arroganza di Fabregas. Tra gli ex imperi francese e portoghese preferirei il secondo, anche se temo il damerino 41enne possa mandare tutto allo scatafascio. Detto ciò, “caldo” e “calcio” sono termini che si somigliano molto e mi sembra patiscano problemi comuni. Il caldo è innescato da un sistema commerciale fondato sulla produzione ai fini del consumo. Le diverse aree del pianeta sono caratterizzate da diverse disponibilità di risorse, popolazioni, capacità fiscali, valute, tutele sociali. Senza una volontà regolatrice comune, si è instaurato un sistema per cui chi “produce più di quanto consuma” e chi “consuma più di quanto produce” non ha reali incentivi a cambiare le cose. Chi esporta cerca quote di mercato per prodotti in eccesso, chi importa scatena la gara a chi produce ancora di più o estrae risorse ambientali. Paesi pieni di debiti e con valute forti sono in grado di concentrare risorse (umane e materiali) che aumentano ulteriormente le differenze di cui sopra. Altri paesi si sono adattati al meccanismo e si arricchiscono sulle dipendenze del resto del mondo. Da questo processo scaturiscono inquinamento e costi sociali della circolazione frenetica delle persone. Concentrazione e circolazione affliggono anche il mondo del pallone (tondo proprio come il mondo). Ci sono squadre piene di debiti e con proprietà ricchissime in grado di concentrare il talento tramite campagne acquisti stellari e squadre che si sono adattate ad un modello nel quale si finanziano vendendo giocatori ipervalutati al miglior offerente. Troppo import da una parte ed export dall’altra. Nella palude di mezzo sguazza una pletora di procuratori, intermediari, manager, capi federazione e commentatori. Sempre nella palude prosperano le zuffe tra giochisti/difensivisti e ambientalisti/consumisti o frugali/cicale e cosmopoliti/zoticoni. In definitiva, la disputa tra virtuosismo e debolezza offusca il dibattito sulle possibili soluzioni per limitare la concentrazione del talento e la circolazione delle risorse. Occorre un insieme di regole condivise che renda sconveniente perseguire il massimo livello tanto del consumo quanto della produzione.
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