Senza forze

È un mattino che toglie ogni forza solamente a svegliarsi, scriveva Cesare Pavese in una sua meravigliosa poesia. A Venezia sarà sindaco un signore che, parole sue, non si ricorda nemmeno per chi ha votato alle scorse europee. Per Fratelli d’Italia si tratta di un successo tutto politico: i veneziani avrebbero scelto inequivocabilmente il progetto della coalizione di centrodestra. Il neoeletto di San Marco giura che il suo successo è tutto fuorché politico. È il successo di quei cittadini che alle comunali “non vogliono sentire parlare di progetti o visioni a lungo termine, vogliono solo scegliersi un amministratore”. Al Corriere, rincara la dose di anestetico su qualsiasi velleità di pensiero politico: “abbiamo parlato ai tantissimi che non si riconoscono nei partiti”. Una falsa neutralità rispetto ai fini che è essa stessa un fine. Perché la neutralità ideologica, nel nome degli interessi di tutti, è l’autostrada per il consolidamento dei vantaggi materiali già acquisiti. Se non una dichiarazione d’intenti al miglior offerente. Fatto sta che la mancanza d’idee è ormai valore supremo cui si richiama anche ogni vincitore di centrosinistra: “noi vinciamo solo se uniti (a Calenda e Renzi) e non facciamo discorsi ideologici”. Sia mai di dare l’impressione di avere una mezza idea in zucca! De Luca, altro re del “non ho idea di cosa fare, ma lo farò bene”, ha vinto con un programma assolutamente non-ideologico: fare di Salerno la Montecarlo d’Italia. O questa è l’ideologia nella sua essenza o io, di tale essenza, non ci ho capito un’acca. Sentire uno di sinistra, laureato in filosofia, proporre di istituire un paradiso fiscale è deprimente quanto sentire la grande prospettiva futura che il nuovo primo cittadino (forzista) vorrebbe garantire a Reggio Calabria: “sarà un nuovo hub turistico”. La non-ideologia, l’anti-politica, l’ingiustizia eletta a motore di crescita e benessere, l’investimento turistico fine a se stesso: ecco la coltre ideologica che rende questo mattino pesante solo a svegliarcisi dentro.

NO

Quei NO che aiutano a crescere. Riguardo al fatto di Modena, Donzelli ha detto su Rete4 che El Koudri sarebbe stato subito giustificato, perché “poverino”, “voleva lavorare”, “era matto”, “non l’hanno compreso”. Secondo il luogotenente di FdI “si tratta di un criminale, ha agito da criminale e deve pagare fino in fondo, magari nel suo paese”. E su cosa si baserebbero tali conclusioni tanto definitive? Su di una frasetta del Gip, il giudice per le indagini preliminari. Ora, i preliminari hanno importanza, a qualcuno piacciono, altri debbono accontentarsene ed altri ancora li sogneranno tutta la vita, ma per stabilire qualcosa di attendibile occorre andare al sodo. Se siamo stati bravi ce lo diranno soltanto dopo: ci sarà un motivo per cui si chiama indagine “preliminare”. Poi, il Gip non è sempre appiattito sulle accuse del Pm? Non dovevamo votare SÌ al referendum per differenziare finalmente l’Italia da Russia e Cina? Per garantire finalmente il giusto processo? La terzietà del giudice, la disparità tra accusa e difesa, la garanzia per l’imputato eccetera non sono più un problema? Non dovremmo usare la stessa cautela usata per la Santanchè anche per El Koudri? Infine, il rimpatrio per i criminali stranieri è già previsto, basta il realizzarsi di alcune condizioni giuridiche specifiche. Chi parla in questo modo e sovrappone il termine “garanzia” con “giustificazione” può pretendere gli sia dato il permesso di manomettere la Costituzione? NO.

Né Franza né Spagna

Dunque anche gli spagnoli ci capiscono poco o nulla, di politica e, quando si tratta di votare, ne combinano di cotte e di crude. I dati economici direbbero che le cose vanno a gonfie vele, la disoccupazione, il Pil, la crescita, l’energia: ognuna delle spine italiane è una piacevole rosa nel bouquet alla madrilena. Eppure, dopo aver consegnato Estremadura, Aragona e Castiglia-Leon ai popolari, gli elettori hanno sottratto ai socialisti l’Andalusia. Considerando Catalogna e Baschi, le regioni più benestanti, feudi degli indipendentisti, cosa rimane alla sinistra? Finché la sinistra perde in Inghilterra ed è strapazzata in Germania, ignorata in Italia e placcata in Francia, va bene. Ma se cede pure laddove per Elly Schlein sorge il sol dell’avvenire, forse qualcosa non va. Al di là del prezzo della corrente, della generosità dei sussidi e della severità della tassazione sui patrimoni, dev’esserci un’altra questione. La sinistra progressista è pronta a promuovere l’interesse della solidarietà in Europa? Perché la destra, da quella federale a quella post-fascista passando per la popolare e liberale, è assolutamente granitica nella difesa dell’Europa così com’è: austera, contro la redistribuzione, a protezione dei capitali a scapito d’inflazione ed occupazione, a favore di concorrenza e libertà di mercato interne. Su questi punti la destra è coordinata a livello nazionale e continentale, ha chiari referenti locali, bacini elettorali e settori economici cui rivolgersi con messaggi precisi. La sinistra è concentrata sulle primarie.

La struttura delle cose

Lo strutturalismo filosofico giunge a conclusioni che lasciano perplessi. Secondo questo atteggiamento “gli uomini, al pari dei pezzi nel gioco degli scacchi, non esistono al di fuori delle relazioni che ne specificano il comportamento. Gli uomini sono forme e non sostanze”. Se nulla esiste al di fuori di una struttura, significa che ad esistere sono solo le strutture. Se è così, le conseguenze per il singolo elemento sono chiare: non ha alcun senso. Per un’analisi scientifica il singolo di per sé non ha rilevanza. Insomma, dal concetto della morte di Dio si passa alla morte dell’uomo. Al di là del fatto che una posizione del genere schiaccia col rullo compressore il pensiero di secoli riguardo questioni come libertà o responsabilità, credo si possa tranquillamente concludere che né la riflessione su Dio né quella sull’uomo sono state risolte. Nel senso che non rimanga altro da dire in merito. Io non credo la realtà sia fatta di sole strutture e credo non soltanto alle strutture tocchi tale dignità. Detto ciò, credo anche le strutture possano risultare un utilissimo mezzo di rappresentazione della realtà. Rappresentazione utile a sua volta a permetterci di passare serenamente i giorni che ci rimangono a disposizione. La questione filosofica è tutta qui. Oggi credo sia proprio il caso di analizzare il “problema” dell’immigrazione dal punto di vista della struttura economica. Di chiedersi perché moltitudini di persone debbano spostarsi tra continenti. Prendiamo il caso europeo. Da dove origina l’immigrazione irregolare verso l’Europa? Africa occidentale (Mali, Nigeria, Senegal…) e Nord Africa (Marocco, Algeria, Libia…). Osservando la bilancia commerciale di queste zone si può notare che tanti paesi registrano deficit cronici (spendono più di quanto incassano per il 10-20% del Pil). Altri segnano dei surplus altalenanti e legati alle materie prime. Cosa vendono e cosa comprano questi paesi? A chi vendono e da chi comprano? Esportano principalmente materie prime (petrolio, gas, terre rare, metalli e derrate alimentari) e importano prodotti lavorati (beni industriali, elettronici, farmaceutici, raffinati). Esportano in gran parte in Cina ed Europa, senza dimenticare Stati Uniti e India. Importano dagli stessi luoghi. Con quali risorse? Vendono materie prime nei mercati internazionali per procurarsi dollari, euro o yuan oppure se li fanno prestare da istituzioni internazionali, ma soprattutto da enti e fondi d’investimento privati. In cambio acquistano beni cinesi, europei, americani e promettono tassi di interesse per attirare i capitali. I quali affluiscono in quantità per strappare condizioni di lavoro vantaggiose e obblighi fiscali e legali minime. Poi, quando non ci sono più soldi, gli interessi vengono rimborsati con altre materie prime o concessioni secolari di bacini estrattivi. Ci guadagnano tutti, paesi benestanti, multinazionali, industriali, intermediari finanziari, paradisi fiscali e classi dirigenti locali , pronte a spartire tra i migliori offerenti risorse pubbliche come fossero proprietà private. E che, l’immigrazione, la incoraggiano. È un’utile valvola di sfogo per la popolazione più ribelle. Perché non c’è interesse politico alla nascita di una classe media diffusa che reclama diritti politici e sviluppo economico. Sopra la struttura si può discutere di molte cose, la religione, gli usi e costumi, i codici linguistici, morali e comportamentali. Cose validissime, ma afferenti all’ideologia e che discorsi solamente ideologici possano incidere a livello strutturale mi risulta poco credibile. Come l’idea che l’immigrazione dovuta al rapporto dell’economia mondiale verso l’Africa potrà mai essere “controllabile”. Più facile ogni tanto ci si schianti sul palazzo dell’ipocrisia.
TORNA SU